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 DAI RETTORI «MANIFESTO» PER GLI ATENEI DEL FUTURO

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T O P I C    R E V I E W
n/a Posted - 02 January 2008 : 09:22:12
DAI RETTORI «MANIFESTO» PER GLI ATENEI DEL FUTURO - ATENEI A CORTO ...
ARRIVA LO ZIRCONIO E ormai di dominio pubblico che i materiali impiegati per anni nelle ricostruzioni dentali contengono sostanze potenzialmente tossiche. ...


DAI RETTORI «MANIFESTO» PER GLI ATENEI DEL FUTURO -
ATENEI A CORTO DI FINANZIAMENTI -
PER L’OBBLIGO FORMATIVO COSTI DOPPI RISPETTO A MEDICINA - PROGETTO LAUREE
SCIENTIFICHE -
MERITOCRAZIA E UNIVERSITA’ -
IL SISTEMA UNIVERSITARIO ITALIANO VALORIZZA L'ANZIANITA’ DI SERVIZIO -
CNR: LA RIVOLUZIONE MORATTI DECIMA I VERTICI FEMMINILI (15 su 16) -
IL RICERCATORE RESTA DIRIGENTE -
ALMALAUREA, LA LEGGE FRENA I CURRICULUM -
UN PROTOCOLLO D’INTESA TRA MISTRETTA E IL RETTORE DELL’ATENEO DI BAGDAD -
DECRETI MORATTI, SCIENZE POLITICHE CHIEDE LA MOBILITAZIONE GENERALE -
RICERCA,RUBBIA SFIDUCIATO ALL'ENEA TUTTI CONTRO IL NOBEL -
CAGLIARI: RICERCATORI ITALIANI BREVETTANO IL SUPERCOMPUTER -
BONCINELLI, PRIMO LAUREATO IN MEDICINA A UDINE -
INCARICO EUROPEO A GIAN BENEDETTO MELIS -
OLIVER SACKS: IL PAZIENTE INGLESE -
COSI’ EINSTEIN INVENTO’ IL CD E IL GPS -
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LABORATORI, FONTI DI CONTAGIO -
SULLA FECONDAZIONE PROPOSTE AL RIBASSO -
SIRCHIA: BILANCI "SALVATI" DAI BREVETTI -
LA BIOMEDICINA MIGLIORA LA TERAPIA -
CARTELLA CLINICA IN UNA TAVOLETTA -
MALARIA, TEST POSITIVI PER IL PRIMO VACCINO -
STAMINALI: UN SORRISO PERFETTO SENZA STRILLARE -
PROTEINE AL CENTRO DI CANCRO E INFARTO -
CANCRO AL SENO, COME DIFENDERSI -
LA "CAPSULA ENDOSCOPICA ATTIVA" -
VIRTUAL IMAGING: LO STENT SI PROGETTA IN VIDEO -
I MECCANISMI DELL’OBESITA’ -
SUPER RISONANZA MAGNETICA "LEGGE" IL PENSIERO -
MRI CONTRO TC -
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Il Sole24Ore 16 ott. ’04

DAI RETTORI «MANIFESTO» PER GLI ATENEI DEL FUTURO

ROMA Un "manifesto" per disegnare il ritratto ideale dell'universita’
europea: e’ l'obiettivo di un progetto presentato da Piero Tosi, presidente della
Conferenza dei rettori (Crui) e dal presidente dell'Associazione delle universita’
europee (Eua), Eric Froment, al presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.
Il "manifesto" dovra’ elencare le caratteristiche fondamentali dell'«universita’
del terzo millennio». «Il dialogo fra i governi - ha detto Tosi - non basta piu’,
e’ ora che siano le universita’ a dialogare per elaborare la loro proposta. E’
proprio per questo che abbiamo deciso di promuovere un percorso di confronto e di
sintesi tra gli atenei europei, che porti a una dichiarazione comune
sull'universita’ del terzo millennio». «La prospettiva di una costituzione europea
coinvolge anche le universita’ e gli universitari nella loro missione di formatori
di cittadini» ha detto Froment. Che ha aggiunto che «l’Eua ha previsto di arrivare
presto a una dichiarazione che non sia l'opera dei soli universitari ma il
risultato di un'espressione delle autorita’ politiche, che utilizzi i messaggi
delle universita’ e che interpelli la societa’ europea».

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Il Sole24Ore 22 Ott.2004

ATENEI A CORTO DI FINANZIAMENTI

Parlano i rettori / Milano, Torino e Bari in difficolta’
MILANO a Senza finanziamenti statali non si va avanti. Sette parole per un mantra
collettivo che echeggia nei corridoi dei politecnici, entra nelle aule e sale alla
bocca dei rettori. «Senza i fondi del ministero dell'Istruzione non si puo’
continuare la ricerca, progredire nello sviluppo tecnologico, trovare nuovi spazi
per accogliere strumentazioni e studenti - dice il rettore del Politecnico di
Milano, Giulio Ballio. -Da dieci anni l'universita’ italiana deve cercare di
sopravvivere con molti meno fondi di quanti ne servirebbero e ora non sappiamo piu’
come fare». La situazione -dei politecnici, culle della tecnologia, fucine di
progetti e sperimentazioni indispensabili per l'evoluzione industriale del Paese e’
critica. Gli autofinanziamenti, che per il Politecnico di Milano quest'anno sono
arrivati a 60 milioni di curo e per quello di Torino sono rappresentati dai
contributi forniti da 700 contratti di ricerca con l'esterno, non bastano. «Per il
Politecnico di Bari, poi, la situazione e’ ancora piu’ grave - commenta il rettore
Salvatore Marzano -. I soldi che riceviamo provengono in larga parte dal ministero
e sono insufficienti per soddisfare le nostre esigenze. Noi godiamo di pochi
finanziamenti da parte delle imprese, perche’ viviamo in un contesto territoriale
molto diverso da quello di Milano e Torino». Infatti, come suggerisce Dal Tin,
rettore del Politecnico di Torino, «i finanziamenti delle aziende sono legati al
contesto socio-economico del territorio e del Paese». E non si puo’ dimenticare che
l'universita’ investe in conoscenza, mentre dice Ballio, «le aziende vogliono
comprare il risultato delle ricerche. Cio’ favorisce l'uscita precoce delle idee
dall'universita’ e la loro acquisizione prematura da parte delle industrie». Negli
altri Paesi europei, invece, universita’ e aziende cooperano per la ricerca
attraverso il "trasferimento tecnologico", che comunque, anche da noi, non e’ del
tutto assente. Infatti, ricorda Dal Tin «intorno al Politecnico di Torino c'e’ un
gruppo di aziende che consente di trasformare le intuizioni dei ricercatori in
progetti imprenditoriali da sviluppare. Ci sono 40 imprese con 170 addetti che
realizzano le idee del politecnico, e 10 di queste societa’ sono gia’ sul mercato».
Poi ci sono i progetti di spin-off, presenti sia a Torino che a Milano. Inoltre,
per favorire l'evoluzione del rapporto tra il mondo delle imprese a quelle
dell'universita’ si puo’ fare in modo che le aziende «adottino un ricercatore per
quattro anni in modo da svolgere insieme un progetto di comune interesse».
Suggerimento avanzato da Ballio e condiviso da Marzano e Dal Tin. Ma pur godendo
dei finanziamenti da parte delle aziende, i politecnici hanno bisogno dei fondi del
Ministero per svolgere il duplice ruolo che devono sostenere: assicurare una
formazione universitaria agli studenti e contribuire all'evoluzione tecnologica
attraverso fa ricerca di base e la sperimentazione. Ora queste due anime coesistono
a fatica, e per mantenere alto il livello, se la situazione resta com'e’,
bisognera’ cominciare a "tagliare" da qualche parte. Anche se «sarebbe un peccato»,
sottolinea Dal Tin, «considerando che a Torino quest'anno, il numero degli iscritti
al Politecnico e’ addirittura aumentato e cio’ e’ significativo in un momento in
cui l'interesse dei giovani verso le universita’ scientifiche e’ sensibilmente
diminuito». Nella prossima finanziaria, ipotizza Ballio, «il Ministero potrebbe
concedere al Miur di contrarre mutui per realizzare investimenti in edilizia e
attrezzature da ripartire tra tutte le universita’ italiane che sono state sotto
finanziate negli ultimi dieci anni. Con un esborso annuo di 250 milioni di curo e
l'aiuto della Banca Europea si potrebbe fare molto». E se anche questo non fosse
possibile, o non venisse meno in pratica, Ballio si vedrebbe costretto a «ridurre
il numero dei suoi studenti». STEFANIA PRANDI

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Il Sole24Ore 16 ott. ’04

PROGETTO LAUREE SCIENTIFICHE

Accordo tra ministero, Confindustria e universita’ per attirare nuove leve a
chimica, fisica, matematica Piu’ orientamento nelle scuole, potenziamento degli
stage e ridefinizione dei percorsi universitari ROMA Un patto tra Miur,
Confindustria e universita’ per combattere la crisi delle "vocazioni" scientifiche.
Interventi integrati che attirano nuove leve verso lo studio della chimica, della
fisica e della matematica, per far fronte alla crescente richiesta di ricercatori e
tecnici qualificati e garantire il ricambio generazionale dei docenti di scienze.
Sono gli obiettivi del progetto «Lauree scientifiche», l'iniziativa promossa dal
Miur, da Confindustria e dalla Conferenza nazionale dei presidi di scienze
presentata nei giorni scorsi a Monteporzio Catone
(Roma) dal ministro dell'Istruzione, Letizia Moratti, da Gianfelice Rocca,
vicepresidente Confindustria per l’Education, e da Enrico Predazzi, presidente
della Conferenza dei presidi di scienze. Negli ultimi 15 anni, fa sapere il
ministero, le iscrizioni ai corsi universitari di fisica, chimica e matematica sono
diminuite in media di oltre i150%: e’ il segnale di una crisi che non interessa
solo l'Italia, ma quasi tutti i Paesi dell'Europa. «Sostenere le vocazioni
scientifiche
- ha detto il ministro Moratti - rappresenta una condizione indispensabile per lo
sviluppo della competitivita’ del Paese». Il declino delle vocazioni scientifiche
e’ iniziato nei primi anni 80 e una timida risalita nel numero di iscrizioni si e’
avuta a partire dalla riforma degli ordinamenti universitari realizzata con la
legge 509/99. «Negli ultimi 50 anni - ha spiegato Predazzi - l'incidenza delle
iscrizioni ai corsi scientifici sul totale degli immatricolati e’ passata dal 10 al
16%». Per Predazzi, tra i motivi della crisi italiana c'e’ «la difficolta’ degli
studi rispetto alle prospettive di carriera» e «le remunerazioni troppo basse dei
ricercatori». Occorre «stimolare il rientro dei cervelli» ha aggiunto,
sottolineando che «il costo che il Paese sostiene per la formazione di un
ricercatore che emigra e’ pari a circa 250mi1a euro». Il progetto «Lauree
scientifiche» agisce attraverso quattro azioni: piu’ orientamento nelle scuole,
potenziamento degli stage e dei percorsi post-laurea e ridefinizione delle classi
di laurea scientifiche, per rendere gli studi piu’ aderenti ai fabbisogni
professionali del mercato. Le attivita’ potranno contare su un finanziamento di 8,5
milioni di euro in tre anni e coinvolgeranno 14mila docenti delle scuole superiori
e lOmila studenti. Proprio nelle scuole inizia l'orientamento alle scienze di base:
sara’ potenziata la formazione dei docenti, che avranno l'opportunita’ di seguire
corsi di aggiornamento. A livello locale, il Miur selezionera’ 10 progetti di
orientamento presentati dagli atenei in collaborazione con le scuole e le
associazioni degli imprenditori. Le iniziative saranno sostenute con 6,5 milioni di
euro a carico del Fondo per la programmazione del sistema universitario per il
periodo 2004-2006. Sara’ anche possibile sperimentare, nelle scuole e nelle
universita’, progetti pilota di laboratori di chimica e fisica, anche in questo
caso con la collaborazione di imprese ed enti di ricerca. Nell'arco di tre anni,
circa lOmila studenti del terzo, quarto e quinto anno delle superiori saranno
coinvolti in attivita’ all'interno dei laboratori e 1.200 giovani potranno seguire
corsi integrativi di matematica realizzati dagli atenei. La partecipazione ai
laboratori fara’ guadagnare crediti formativi da spendere, poi, nel corso degli
studi universitari. Il raccordo con il mondo produttivo sara’ assicurato anche
dalla creazione di una "banca dati degli stage", ad accesso gratuito, che
raccogliera’ domanda e offerta di tirocini nel campo della fisica, della chimica e
della matematica. «Non bisogna aver paura delle materie scientifiche - ha detto
Moratti - anche perche’ i laureati in questo campo vantano un tasso di occupazione
pari all' 80%, il 10% in piu’ rispetto a chi ha studiato altre materie». Secondo
Rocca «e’ necessario innescare un circolo virtuoso che coinvolga cultura
scientifica, innovazione e crescita economica. E con questo progetto - ha concluso
- siamo in grado di rilanciare la ricerca ed elevare il grado di "scientificita’
ambientale" del Paese». ALESSIA TRIPODI

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La Nuova Sardegna 18 ott. ’04

PER L’OBBLIGO FORMATIVO COSTI DOPPI RISPETTO A MEDICINA

Tutto ormai si misura con i soldi, anche la formazione professionale: cioe’ si
discute di quanto "costa" un allievo e non di quanto "vale" il recupero di un
giovane che aveva abbandonato gli studi. Il rettore di Cagliari, Pasquale
Mistretta, s'e’ scandalizzato perche’ un iscritto ai corsi dell'obbligo formativo
"costa" il doppio di uno studente di medicina. Solo che non ha detto altre tre
cose. Uno: che la spesa media per un ragazzo dell'obbligo formativo e’ in linea con
quella dei suoi coetanei delle scuole regolari. Due: che il successo dei corsi non
si valuta sul numero degli iscritti ma sul numero di chi li finisce (e il rapporto
non e’ favorevole ai laureati). Tre: che anche un rettore ha un "costo", e non
sempre e’ magnifico. (f. per.)

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Corriere della Sera 22 ott. ’04

MERITOCRAZIA E UNIVERSITA’

Franco Debenedetti, in un intervento dall’eloquente titolo "Meritocrazia per
combattere il declino" (Corriere , 13 ottobre), tra tante considerazioni
condivisibili, cita come caso di spinta antimeritocratica la nuova laurea breve. Il
giudizio, se pure apodittico, ha il merito di affondare il dito in una piaga antica
dell'universita’ italiana. Assolutamente d'accordo che la selezione meritocratica,
dopo una troppo lunga stagione di rimozione, debba tornare a regnare
nell'universita’ - prima e piu’ che in altri contesti - accompagnata da uno sforzo
sempre maggiore per rendere effettivo il diritto allo studio.
Nel merito dello specifico giudizio di Debenedetti, va richiamata innanzitutto
un'ovvieta’: l'architettura degli studi e’ in se’ neutra rispetto alla selezione
meritocratica, che va realizzata dai docenti, a valle del loro impegno scrupoloso,
secondo canoni adeguati a ciascuno specifico livello di studi. Il giudizio
sull'efficienza del nuovo sistema rispetto alla sua missione, non puo’ essere
limitato ad un solo segmento. E qui si impongono un dato ed una considerazione.
Il dato e’ che la nuova architettura degli studi non e’ frutto di un'originale idea
nostrana, ma e’ la conseguenza di un accordo tra 29 Stati europei che hanno
convenuto di armonizzare entro il 2010 i sistemi universitari secondo un modello
comune, per agevolare la circolazione di studenti e laureati. La considerazione e’
che il nuovo assetto chiude l'era dell'universita’ monofunzionale (che offriva la
sola laurea
tradizionale) per realizzare un sistema di livelli di studio sequenziali (laurea,
laurea specialistica, master, scuole di specializzazione, dottorato di ricerca,
scuole di alti studi, come quella interuniversitaria gia’ bene avviata nel campo
delle scienze umane). Il modello, a regime, "produrra’" numeri alti di possessori
di saperi e competenze di base nel primo livello assolutamente necessari nelle
nostre societa’ avanzate (l’Unesco ha lanciato per il XXI secolo la prospettiva
dell’universito’ obbligatoria per tutti!) e numeri progressivamente piu’ bassi nei
successivi livelli (per assicurare l’ineliminabile selezione delle e’lites).
Con questa rivoluzione, vincendo le resistenze degli ancora numerosi nostalgici
sessantottini, sono stati introdotti due strumenti (di cui solo l’Italia e’
carente) proprio per favorire la prospettiva
meritocratica: 1) la selezione negli accessi, che obbliga le universita’ a
verificare l'adeguatezza della preparazione degli aspiranti all'immatricolazione ai
vari livelli, rispetto agli studi prescelti (con buona pace della disastrosa
liberalizzazione degli accessi imperante da oltre tre decenni); 2) un effettivo
sistema di valutazione dell'attivita’ di ciascuna universita’ e di ciascuna sua
struttura interna. Sarebbe oggi utile, piu’ che criminalizzare il nuovo sistema,
aprire un dibattito sul perche’ queste salutari innovazioni siano ancora
sostanzialmente lettera morta.
Ortensio Zecchino, ex ministro
dell'Universita’ e della Ricerca scientifica

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Corriere della Sera 22 ott. ’04

IL SISTEMA UNIVERSITARIO ITALIANO VALORIZZA L'ANZIANITA’ DI SERVIZIO

Il sistema universitario italiano valorizza l'anzianita’ di servizio: si arriva in
cattedra dopo anni di anticamera e di sacrifici economici e ci si laurea (non in
tanti) ad un'eta’ mediamente piu’ avanzata rispetto ad altri europei. Scontiamo le
scelte sbagliate dei passati decenni: accesso generalizzato degli studenti senza
valutazioni meritocratiche, universita’ non attrezzate, scarsi collegamenti con il
mondo del lavoro, limitate risorse per la ricerca. Da qui, significativo tasso di
abbandono universitario, giovani che, se vogliono dedicarsi alla carriera
universitaria, devono essere benestanti o pronti ad anni di ristrettezze
economiche. Come possiamo sperare che il sistema italiano offra ai suoi studenti i
migliori docenti (italiani e stranieri) se gli stipendi sono, per il livello
d'entrata, inferiori del 30%-50% rispetto ai livelli comunitari? E’ troppo tardi
per fare qualcosa? Forse no. Le esperienze straniere di maggiore successo, come la
Columbia University di New York, da noi frequentata dopo la laurea in Italia,
mostrano che in sette-dieci anni e’ possibile riportare istituzioni accademiche in
difficolta’ a livelli di eccellenza mondiale. La Columbia e’ rinata, dopo le grandi
difficolta’ degli anni Ottanta, mettendo al centro di ogni attivita’ lo studente,
le sue aspettative e le sue aspirazioni. Servono docenti universitari di elevata
qualita’, ben pagati e con aspettative chiare di carriera. Meritocrazia, insomma.
Solo con questi presupposti si possono attrarre i talenti migliori in ogni
disciplina e fondi pubblici e privati sufficienti per la ricerca.
Riccardo Maria Monti, Pietro Dore
Alunni della Columbia University di New York
Qualche tempo fa e’ nata a Roma un’associazione che riunisce gli ex alunni della
Columbia University. Ce ne sono, ovviamente, in molte altre citta’ italiane, ma
Riccardo Monti, romano, ne e’ il presidente e l’esperienza della rinascita della
Columbia University puo’ costituire un precedente positivo al quale guardare, nei
giorni di riapertura dell’anno accademico. Non e’ questa la sede, ne’ vi sarebbe lo
spazio, per spiegare le differenze tra la Columbia University e la Sapienza, e come
e’ stato possibile, a New York, invertire la tendenza negativa. Forse ritorneremo
sull’argomento, intanto grazie per la nota ottimistica.
mlatella@rcs,it

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La Repubblica 19 Ott.2004

CNR: LA RIVOLUZIONE MORATTI DECIMA I VERTICI FEMMINILI (15 su 16)

del Consiglio: una sola danna capo d'istituto. La denuncia delle ricercatrîci
quindici su 16 "tagliate" dalla riforma ARNALDO D'AMICO ROMA - «Desaparecides»: le
scienziate-manager sono scomparse dai vertici del maggiore ente di ricerca
italiano, il Cnr, in appena due anni. Erano sedici a capo di altrettanti istituti
del Consiglio Nazionale delle Ricerche ora ce n'e’ una, insieme ad altre tre pro-
tempore o a capo di istituti in via di estinzione. Sopravvissuta invece l'unica
poltrona occupata dalle donne nel Consiglio d'amministrazione che nel frattempo
pero’ e’ salito da cinque a sette membri e ora si trova con un Consiglio di
Presidenza ancora da nominare. L'espulsione delle donne dai vertici e’ uno degli
effetti indesiderati della gestione Moratti e della sua riforma degli enti di
ricerca. La decimazione e’ avvenuta nonostante le ex direttrici abbiano prodotto
risultati utili al Paese e portato soldi dall'estero. Ma il merito, e l'interesse
collettivo, non hanno contato al momento della definizione dei vertici dei circa
cento istituti in cui sono confluiti i trecento preesistenti. «Prendiamo atto,
realisticamente, che contano piu’ le lobby, in questo caso quella maschile, che non
il merito e l'interesse di Stato e non sprechiamo piu’ risorse dando la laurea alle
donne»,dice provocatoriamente Rossella Palomba, responsabile della sezione Cnr
Tendenze demografiche, comportamenti sociali e politiche, membro della Commissione
Donne e Scienza del Miur e del Gran Giuri’ del Nobel europeo della scienza, il
premio Cartesio. «E' evidente che il tanto sbandierato obbiettivo della
produttivita’ non e’ assolutamente perseguito se la riforma di un settore cosi’
strategico per l'economia di un Paese ha fa perdere competenze eccellenti, solo
perche’ femminili" «Il rapporto tra uomini e donne e’ fortemente squilibrato»,
ammette il presidente del Cnr Fabio Pistella, e va ricordato pero’ che l'ente e’ in
una fase di passaggio, dobbiamo fare ancora 500 avanzamenti e spero che sia
l'occasione per rendere giustizia alle donne». Ma non c'e’ da essere molto
ottimisti. «Nella scienza In Italia pesano altri parametri nel decidere le
carriere», spiega Rossella Palomba, «la fedelta’ al potente di turno, lo scambio di
favori, l'omogeneita’ dei membri, compreso l'essere maschi. Insomma tutto quanto
regge una lobby, invece di un sistema competitivo dove vince chi porta piu’
risultati». L'Italia con una donna sii dieci in posizioni di comando si trova nel
gruppo intermedio delle nazioni europee. Meglio di noi solo la Finlandia con due
donne su dieci. C'e’ da spiegare pero’ che l'Italia tiene la posizione «solo
perche’ conserva norme contrattuali rigide e il posto fisso che protegge i piu’
deboli, donne in testa» aggiunge la professoressa. Inoltre, mentre il resto
d'Europa si sta attrezzando per non perdere le risorse femminili, da noi vige
l'immobilismo. In Svezia, una ricerca dell'Accademia medica ha scoperto che nei
concorsi le pubblicazioni scientifiche delle donne valevano di fatto tre volte meno
di quelle degli uomini. E, a parita’ di valore, vincevano il concorso le donne che
avevano pubblicazioni scientifiche co-firmate con maschi della commissione
esaminatrice. «Qui una ricerca del mio dipartimento nello stesso Cnr ha svelato
che, a parita’ di merito scientifico una ricercatrice rimane il 30 per cento di
tempo in piu’ al livello base rispetto al collega uomo». Mentre si annuncia una
rivoluzione nei criteri di valutazione nel Cnr, per evitare di perdere il
contributo delle donne in tutta la ricerca scientifica e tecnologica italiana si
potrebbe guardare all'Europa. «In linea con le decisioni della Commissione Europea,
il ministro Moratti potrebbe introdurre una quota minima femminile nei posti di
responsabilita’ scientifica - spiega il presidente Pistella-o aggiungere la
percentuale di donne tra i criteri di valutazione di efficienza delle istituzioni
scientifiche o portare il criterio della prospettiva femminile all'interno delle
politiche scientifiche. Le informazioni e i dati ci sono, le competenze e le
ragioni per farlo pure. Il tutto non a vantaggio delle donne ma del buon
funzionamento del nostro sistema scientifico». "Prendiamo atto che contano piu’ le
lobby maschili che i risultati ottenuti nella ricerca"

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Il Sole24Ore 20 Ott.2004

IL RICERCATORE RESTA DIRIGENTE

Bloccata la proposta di declassamento contrattuale per 5mila scienziati ROMA o I
ricercatori del settore pubblico conservano il contratto di dirigenti. il via
libera, ieri, al Ddl di conversione del decreto legge 220/2004 sui mutui e il
Centro nazionale per l'informatica nella Pa. Gli oltre 5mila ricercatori degli enti
pubblici sventano, in extremis, il tentativo di declassamento che voleva far
assorbire il loro contratto a quello del comparto, composto da tecnici e
amministrativi. Gia’ la Camera, lo scorso venerdi, aveva bocciato la norma del Ddl
che escludeva ricercatori e tecnologi degli enti di ricerca dall'area settima della
dirigenza. E ora il Senato sul filo di lana - visto che il decreto scadeva alla
mezzanotte di ieri - ha confermato la retromarcia. L'esclusione, tra l'altro,
avrebbe praticamente azzerato l'accordo quadro per il contratto 2002-2005 delle
aree dirigenziali, siglato il 23 settembre all'Aran, che aveva stabilito
l'inserimento dei ricercatori e dei tecnologi nell'area dove gia’ sono i dirigenti
degli enti di ricerca e delle Universita’. Un inserimento, questo, che attua la
legge 145/2002 che aveva ricollocato proprio i ricercatori nelle aree della
dirigenza. «Oggi possiamo cantare vittoria - ha detto Giorgio Rembado, presidente
della Confederazione dei dirigenti e delle alte professionalita’ (Cida) in prima
fila contro la modifica - e spero che a nessuno venga mai piu’ in mente l'idea di
disconoscere il ruolo fondamentale dei ricercatori per il Paese che, e’ bene
ricordarlo, esporta in tutto il mondo i suoi cervelli migliori. Chi vuole
ricondurre i ricercatori al contratto del comparto - avverte ancora Rembado - punta
ad abbassare le loro retribuzioni e ad appiattire il loro ruolo, consentendo cosi’
magari ad amministrativi e tecnici di diventare, con concorsi interni,
ricercatori». La Cida, sottolinea il presidente, «ha ora davanti a se’ un'altra
grande battaglia a cui dedicare tutto il suo impegno: quella di far arrivare al
mondo della ricerca, finanziamenti necessari. L'obiettivo e’ il 3% del Pil da’
investire in ricerca, come ci chiede l'Europa». Soddisfatto anche il segretario
generale dell'Anpri (l’associazione nazionale professionale per la ricerca), Bruno
Betro’: «Questo voto bipartisan e’ da considerare come una vera svolta rispetto
alla tradizionale disattenzione della politica nei confronti del personale
scientifico e tecnologico del sistema della ricerca pubblica». MAR.B.

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Il Sole24Ore 13 ott. ’04

ALMALAUREA, LA LEGGE FRENA I CURRICULUM

Consorzi esclusi dallo scambio dei dati
Il servizio di incontro tra domanda e offerta di lavoro qualificato fornito da
Almalaurea rischia di essere messo in discussione. E’, infatti, ancora aperto il
problema normativo che, se confermato, escluderebbe il Consorzio
interuniversitario, con sede a Bologna, dalla funzione di intermediazione. A
denunciare il problema era stato, lo scorso settembre, il presidente del Consorzio
professor Fabio Roversi Monaco. La norma, inserita nel decreto ministeriale del 23
dicembre 2003, che ratifica la «riforma Biagi» del mercato del lavoro - poi
ribadita nel decreto legislativo 276 del settembre scorso - esclude la forma del
consorzio interuniversitario dall'attivita’ di intermediazione tra laureati e
mercato del lavoro. AL contrario, invece, delle singole Universita’ che possono
svolgere tranquillamente questa funzione. Un'esclusione dei consorzi
interuniversitari appare quanto meno strana, soprattutto perche’ Almalaurea sta
dimostrando di saper coniugare formazione e mondo del lavoro, campo in cui, secondo
i detrattori, gli Atenei non brillano. Lo ha notato anche Confindustria, che non
solo ha stipulato accordi per l'acquisto di servizi, ma ha inserito Almalaurea tra
i sette fattori qualificanti l'Italia per gli investitori stranieri alla
manifestazione «Invest in Italy» a Wall Street, lo scorso anno. Del resto, anche lo
stesso Governo ha dimostrato di sostenere l'operato del consorzio bolognese, che ha
firmato un'intesa con il ministero all'Istruzione, universita’ e ricerca. «Siamo
fiduciosi in una positiva soluzione del problema normativo, a cui sappiamo che sta
lavorando il Miur», commenta Andrea Cammelli, direttore di Almalaurea, che
sottolinea altresi’ le contraddizioni tra le posizioni del ministero del Lavoro e
quello dell'Universita’: «Contiamo sull'appoggio del Miur, che non solo da tempo
sostiene finanziariamente l'attivita’ di Almalaurea, ma ha stretto con noi una
convenzione per trasferire al Comitato nazionale di valutazione sull'attivita’
delle Universita’ i dati sul giudizio dell'esperienza di studi da parte dei
laureandi e per realizzare l'anagrafe dei laureati. La normativa consente agli
Atenei di fare attivita’ di intermediazione, e il consorzio tra Universita’ e’
semplicemente la formula scelta da queste, nella loro autonomia, per organizzarsi
riducendo i costi. Almalaurea resta un consorzio di natura pubblicistica, e non ha
fini di lucro, al punto che i proventi derivanti dall'attivita’ di intermediazione
con le imprese sono stati destinati a diminuire la quota di partecipazione al
Consorzio dei singoli Atenei, che e’ commisurata al numero di curricula inseriti».
II meccanismo adottato da Almalaurea per consentire l'incontro tra laureati e
imprese e’ semplice: il curriculum viene compilato dal neolaureato e inserito nel
database. Utilizzando una password, e’ possibile aggiornarlo, ad esempio con
l'indicazione di stage, corsi, esperienze di lavoro successive alla laurea.
Dopodiche’ l'accesso e’
duplice: chi cerca lavoro puo’ trovare all'interno del sito una serie di aziende
che ricercano personale tramite annunci che restano nel sito per un tempo
concordato. L'impresa che assume, invece, puo’ dapprima effettuare una ricerca -
gratuita e assolutamente anonima - dei profili che possono interessarla. Se vuole
approfondire e accedere ai dati personali del laureato, paga. Un servizio
innovativo e’ quello
dell'alert: gruppi di laureati, previamente selezionati secondo parametri precisi,
sono avvisati con un'e-mail del fatto che un'impresa cerca personale. Un'operazione
dai costi molto contenuti. «Mettiamo un filtro alle richieste: accettiamo solo
aziende affidabili, e tutte firmano la clausola dell'utilizzo dei curricula a
esclusivo fine di offerta di lavoro - spiega Cammelli -. Almalaurea da’ una forte
garanzia di serieta’, oltre ad essere efficiente. Sarebbe un errore ostacolare un
buon esempio di trasparenza nel governo del mercato dei lavoro». CHIARA POLETTI Il
Consorzio STORIA E NUMERI DEL SERVIZIO • Cos'e’ Almalaurea. E’ un consorzio nato
nel 1994 su iniziativa dell'Osservatorio statistico dell'Universita’ di Bologna con
l'obiettivo di fornire dati sulle caratteristiche dei laureati e sul loro
inserimento occupazionale al sistema degli Atenei e al mondo del lavoro. II
consorzio ha conosciuto in: questi anni una crescita esponenziale: oggi raggiunge
il 63% dei laureati italiani: I curricula sono disponibili on line e il servizio
fornito da Almalaurea risulta, quindi, il punto di incontro fra laureati,
Universita’ e aziende. Gli ex-studenti sono in grado, tramite una password, di
aggiornare continuamente i loro curricula che restano nella banca dati: attualmente
sono disponibili sul sito di Almalaurea le "storie professionali" di ragazzi che
hanno conseguito l'alloro anche sette anni fa. Gli aderenti. Sono 39 gli Atenei
(oltre la meta’ di quelli italiani) che aderiscono al consorzio. Oltre a Bologna -
dove Almalaurea ha la sua sede - sono altri 6 nel Centro Nord: Ferrara, Modena e
Reggio Emilia, Parma, Firenze, Si’ena e, infine, Perugia. Tra 1e altre Universita’
aderenti al progetto, La Sapienza di Roma, Ca’ Foscari di Venezia, lo julm di
Milano e il Politecnico di Torino. I numeri. La banca dati di Alamalaurea contava
al primo settembre di quest'anno circa 450mila curricola. Quelli dei neolaureati
contengono un centinaio di informazioni, mentre, quelli dei laureati piu’
"anziani", che nel tempo hanno aggiornato i dati che li riguardano, ne contengono
oltre 120. Sono oltre 2500 le aziende che consultano la banca dati una o piu’ volle
all'anno.

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L’Unione Sarda 22 ott. ’04

UN PROTOCOLLO D’INTESA TRA MISTRETTA E IL RETTORE DELL’ATENEO DI BAGDAD

Gemellaggio con l’Iraq che studia
Scambi scientifici e didattici per favorire la ricostruzione Studenti e docenti
universitari di Cagliari e Baghdad sono da ieri piu’ vicini. La visita del rettore
dell’ateneo Mustansiriyah, della capitale irachena, Taki Ali al-Moosawi, ha portato
alla firma del protocollo d’intesa con il rettore Pasquale Mistretta. Non solo
scambio di docenti e studenti, ma l’inizio di una fruttuosa collaborazione
scientifica e accademica, e l’avvio di una partnership su studi e ricerche nel
campo della fisica, della medicina e dell’ingegneria. Un avvenimento siglato nel
rettorato cagliaritano, poiche’ per la prima volta il rettore iracheno e’ venuto in
Italia. I RETTORIUno scambio che arricchira’ entrambi. Questo il messaggio che
hanno lanciato i due rettori al momento della firma. "E’ per noi motivo di orgoglio
aprire una finestra ricca di importanti opzioni di carattere formativo, culturale e
scientifico con un ateneo che vanta esperienze e tradizioni autorevoli", ha
spiegato Mistretta. "Se si tiene conto del contesto in cui opera l’universita’ di
Mustansiriyah - ha aggiunto - non possiamo che essere partecipi e solidali nel
difficile cammino della ricostruzione. Il Protocollo ci permette di tracciare un
percorso comune e di avviare una relazione continua sia dal punto di vista degli
scambi scientifici e didattici, sia per quanto riguarda il reciproco coinvolgimento
in iniziative accademiche e di ricerca".
La firmaLa firma ha un sapore particolare soprattutto per la delegazione
dall’Iraq: "E’ la prima volta che vengo in Italia e posso dire che in Sardegna ho
ricevuto una straordinaria accoglienza, molto simile a quella che riserviamo noi
agli ospiti piu’ importanti", ha ricordato al-Moosawi. Dal 1990 il paese iracheno
e’ stato afflitto da tre guerre che hanno stremato il paese. Con le elezioni dello
scorso maggio e con la fine della dittatura, per l’Universita’ irachena si e’
aperta una nuova era: "Ora le venti universita’ dell’Iraq hanno nuovamente il
rettore e il Senato accademico. Ma siamo allo stremo per quanto riguarda le
risorse: laboratori, biblioteche, centri di informatica, di studio e ricerca per
non parlare delle aule e delle strutture dedicate agli studenti, sono state
completamente distrutte e saccheggiate", ha sottolineato il rettore dell’ateneo
Mustansiriyah, che nel suo paese non ha ancora un ufficio e le lezioni nella sua
Universita’ vanno ancora a singhiozzo. Terrorismo "Ora l’Iraq e’ in balia dei
terroristi e noi attendiamo con fiducia le elezioni del gennaio 2005 - ha detto al-
Moosawi - Un accordo come quello che ho siglato con l’universita’ di Cagliari ci
da’ forza e ci apre prospettive di grande potenzialita’". Taki Ali al-Moosawi e’ un
docente di fisica, esperto nelle applicazioni in campo sanitario, molto quotato
nella comunita’ scientifica internazionale. Alla firma erano presenti anche
Francesco Casula (direttore del dipartimento di Fisica) e Antonio Pittau
(presidente corso di laurea in Odontoiatria), e Khalati Abdul Zahra, medico-
dentista da anni ad Alghero e presidente dell’associazione Al Mustansiriyah, che ha
organizzato l’incontro. LA DELEGAZIONETre donne, dottoresse irachene, come
testimonianza di rispetto e attenzione al rapporto di collaborazione che ha preso
il via con l’universita’ di Cagliari. Questo il significato della presenza nella
delegazione dell’ateneo di Baghdad, delle dottoresse Jabbar, Taqi Ali e Mahawi,
fatto inusuale per il galateo islamico. "Dalle nostre parti, quando uno va a
trovare persone di cui si fida ciecamente, porta le proprie donne", ha spiegato il
dottor Abdul Zahra. L’ATENEO DI BAGHDADL’universita’ di Mustansiriyah e’ per
dimensioni la seconda di Baghdad. Circa 40 mila studenti e oltre 3.500 tra docenti
e personale tecnico e amministrativo, l’ateneo e’ dislocato nel cuore della
capitale irachena. Con una storia che ha inizio nel 1212 e’ tra le piu’ antiche
universita’ al mondo. Le discipline con le maggiori referenze sono la medicina,
l’algebra, la chimica, l’odontoiatria, la fisica, la giurisprudenza, l’economia e
commercio, la letteratura straniera e quella islamica.
Matteo Vercelli ______________________________________________________________
L’Unione Sarda 22 ott. ’04

DECRETI MORATTI, SCIENZE POLITICHE CHIEDE LA MOBILITAZIONE GENERALE

CAGLIARI. Una riunione straordinaria del Senato accademico e una giornata di
mobilitazione generale per dire "no" alle nuove norme sulla ricerca universitaria,
contenute nei cosiddetti "decreti Moratti". Le richieste arrivano dal Consiglio di
facolta’ di Scienze politiche che dopo le proteste dei ricercatori, e la presa di
posizione dello stesso Crui (Conferenza dei rettori delle universita’ italiane)
contro le norme in discussione, ha deciso di unirsi al coro delle proteste.
‹‹Quelle norme - si legge in un documento approvato nei giorni scorsi dal Consiglio
di facolta’ - se approvate produrrebbero conseguenze gravissime per l’universita’
italiana: sia per le ricadute negative sull’alta formazione e ricerca, sia per
quelle che si avrebbero sull’intera societa’››. Il dito e’ puntato in particolare
sulla drastica riduzione dei
finanziamenti: i pochi che esistono sono del tutto inadatti a garantire
all’universita’ quel ruolo, all’interno della didattica e della ricerca, che
dovrebbe essere suo, prima ancora che di istituti "extra-universitari" o di
"soggetti privati". Non solo: a non piacere e’ anche la proposta sul riordino
dello stato giuridico e sul reclutamento dei professori, che, si legge nel
documento, ‹‹non riconosce il fondamentale ruolo svolto dai ricercatori››. E a
proposito di ricercatori: le norme in discussione pare ne sviliscano la figura.
Altro che inquadramento, finalmente, all’interno di un sistema preciso di norme che
renda giustizia degli anni passati nell’ombra: di questo passo chi fa ricerca
sembra destinato ancora a rimanere una "creatura ibrida". Stop, quindi, dice il
Consiglio di facolta’ di Scienze politiche, al procedimento di approvazione di
queste norme: in caso contrario l’attivita’ didattica verra’ ridotta ai soli
obblighi istituzionali.
(s.z.)

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La Repubblica 17 Ott.2004

RICERCA,RUBBIA SFIDUCIATO ALL'ENEA TUTTI CONTRO IL NOBEL

Il cda lo mette in minoranza sul piano di rilancio, i sindacati lo accusano di
gestione burocratica. Appello bipartisan al Parlamento: "Ente al collasso" Ma lui
si difende: se mancano i fondi non e’ colpa mia

ROMA - E' una coalizione bipartisan eccezionalmente ampia quella che si e’ creata
all'Enea per chiedere la sostituzione di Carlo Rubbia, il premio Nobel che dall'
agosto `99 guida l’ente di ricerca impegnato sul fronte energetico e ambientale. I
circoli Enea di An, Forza Italia, Lega, Udc, Margherita, Ds, Sdi e Sinistra
ecologista hanno firmato una lettera appello rivolta al presidente della Camera
Pierferdinando Casini, al presidente della commissione Attivita’ produttive Bruno
Tabacci e ai capigruppo di maggioranza e opposizione. Nel testo si afferma che
Rubbia «non e’ piu’ in linea con il mandato inizialmente ricevuto di garanzia
scientifica» e «con il giusto livello di rapporti con le istituzioni scientifiche,
il mondo universitario e il sistema delle imprese e della pubblica
amministrazione». I circoli dei partiti denunciano il «grave stato di crisi
dell'ente, del quale e’ responsabile Rubbia che ha disatteso le direttive dei
ministri vigilanti, facendo venire meno accordi di programma con i ministeri stessi
e í relativi finanziamenti». Anche Cgil, Cisl e Uil hanno annunciato una
mobilitazione per denunciare «il grave stato di confusione e conflittualita’» e
«l'interruzione delle relazioni sindacali» all'Enea. Il collasso delle entrate
derivanti da accordi di collaborazione e dai programmi di ricerca (crollate da 97 a
52 milioni di euro in cinque
anni) ha certamente contribuito a far crescere lo scontento. Cosi’ come non ha
aiutato a superare la crisi il progressivo indebolimento delle competenze
dell'ente, che si e’ visto sottrarre, uno a uno, i capisaldi delle sue attivita’:
le prestigiose missioni in Antartide, che erano il suo fiore all'occhiello, sono
state affidate a un consorzio di cui l'Enea e’ solo un componente; la ricerca
nucleare, che in Italia significa soprattutto messa in sicurezza delle centrali
dismesse e delle scorie, ha visto t'entrata in scena come primo attore della
societa’ Sogin. peggiorare ulteriormente una situazione gia’ molto critica e’ stato
l'alternarsi affannoso dei direttori generali che non hanno mai incontrato il
gradimento del presidente Rubbia. Prima e’ stato sostituito Renato Strada, poi e’
stato il turno di Gaetano Tedeschi. E Giovanni Lelli continua a svolgere l'incarico
nella provvisoria veste del «facente funzioni». Ora, secondo le indiscrezioni
pubblicate dall'agenzia di stampa Adnkronos, potrebbe essere il turno di Delia
Salmieri, ex assistente di Rubbia al Cern e attualmente capo delle relazioni
esterne. Ma non sembra che la possibile candidatura della Salmieri entusiasmi il
consiglio di amministrazione. Anzi tra il consiglio di amministrazione e il
presidente si e’ arrivati a un vero e proprio braccio di ferro sul futuro
dell'ente. Una prova di forza che si e’ conclusa il 13 ottobre scorso con una
riunione in cui il piano di rilancio dell'Enea e’ passato con l'appoggio di tutti e
sette i membri del cda e l'astensione del presidente. «Mi rendo conto che
l'astensione di Rubbia configura una situazione piuttosto anomala: e’ stata una
decisione inopportuna», commenta Corrado Clini, direttore generale del ministero
dell'Ambiente e membro del consiglio di amministrazione dell'Enea. «Forse Rubbia
avrebbe preferito una gestione dell’ ente meno strutturata. Ma io credo che l'Enea
possa avere un futuro solo se si attuera’ un piano di rilancio ben preciso. C'e’ un
importante lavoro da fare in campo energetico e ambientale anche in relazione al
protocollo di Kyoto che ci impegna ridurre l'emissione di gas serra e dunque spinge
in direzione delle energie rinnovabili e dell'efficienza. Inoltre bisogna
riagganciare i grandi progetti di ricerca nel settore nucleare partecipando a
programmi internazionali. E dobbiamo assicurare un futuro ai pochi giovani rimasti
all'ente: ci sono 300 ricercatori che rischiano di restare a spasso perche’ i
programmi di ricerca vengono chiusi». Raggiunto al telefono, Rubbia minimizza i
problemi: «Le voci circa una mia richiesta di dimissioni del consiglio di
amministrazione dell'Enea sono false. Certo in questo momento non e’ facile trovare
finanziamenti: lo Stato strizza i bilanci, la ricerca diventa sempre piu’
difficile, ma e’ una situazione generale che riguarda tutti gli enti». E le accuse
che vengono dai circoli dei partiti e dai sindacati? «Di cosa parla? Io ho visto
solo volantini anonimi». IL VOTO II 13 ottobre il braccio di ferro in atto fra
Rubbia e il cda e’ sfociato nella messa in minoranza del Nobel, sette a uno, sul
piano di rilancio LA PROTESTA Cgil, Cisl e Uil hanno annunciato una mobilitazione
per «lo stato di confusione» nell'ente e «I'interruzione delle relazioni sindacali»
LA LETTERA I circoli di tutti i partiti all'interno dell'Enea, hanno scritto una
lettera al presidente della Camera per chiedere la sostituzione di Rubbia LA
CONTROMOSSA Rubbia resiste, ma ha smentito le voci secondo le quali avrebbe chiesto
al sottosegretario a Palazzo Chigi Letta lo scioglimento del cda CHE COS'E’ L'ENEA
L'Enea e’ l'ente pubblico che dovrebbe servire da collegamento tra ricerca pura e
produzione.


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Libero 17 Ott.2004

CAGLIARI: RICERCATORI ITALIANI BREVETTANO IL SUPERCOMPUTER

Brevettato un superconduttore che, applicato in un pc, potrebbe portare i
calcolatori a funzionare a una velocita’ mille volte superiore a quella attuale. I
titolari del brevetto sono il Consorzio Interuniversitario Nazionale per la Scienza
e la tecnologia dei materiali di Cagliari (alla quale partecipa anche l'Universita’
della citta’ sarda). II nuovo materiale e’ a base di diboruro di magnesio. Gli
inventori sono í professori Giacomo Cao e Roberto Orru’ e l'ingengere Antonio Mario
Locci.

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Il Piccolo 16 ott. ’04

BONCINELLI, PRIMO LAUREATO IN MEDICINA A UDINE

L'ateneo friulano riserva il riconoscimento appena istituito allo scienziato noto
per i suoi studi di genetica e biologia molecolare UDINE Per i meriti acquisiti nel
campo delle neuroscienze e, in particolare, per i fondamentali contributi dati alla
comprensione dei meccanismi biologici dello sviluppo embrionale degli animali
superiori e dell'uomo, Edoardo Bancinelli ricevera’ la prima laurea honoris causa
in Medicina e chirurgia conferita dall'Universita’ di Udine. La cerimonia - ha reso
noto l'ateneo - si terra’ mercoledi 27 ottobre nel capoluogo friulano. Dopo gli
interventi del rettore, Furio Honsell, e del preside della Facolta’ di Medicina e
Chirurgia, Franco Quadrifoglio, Giuseppe Damante, ordinario di Genetica medica
all'ateneo friulano, pronuncera’ la laudatio. Seguira’ l'atto di conferimento dell'
alloro accademico e la lectio doctoralis di Edoardo Boncinelli sull' origine della
forma vivente. Edoardo Bancinelli e’ nato a Rodi nel 1941. Si e’ laureato in Fisica
all'Universita’ di Firenze discutendo una tesi di Elettronica quantistica di cui
era relatore Giuliano Toraldo di Francia. Dopo la laurea ha cominciato a lavorare,
prima come borsista e poi come ricercatore, all'Istituto internazionale di genetica
e biofisica del Cnr di Napoli. Nel 1992 e’ diventato dirigente di ricerca Cnr
pressa il Centro per la farmacologia cellulare e molecolare di Milano e nello
stesso anno e’ diventato direttore del Laboratorio di biologia molecolare dello
sviluppo presso il dipartimento di ricerca Biologica e tecnologica dell'Istituto
scientifico Ospedale San Raffaele di Milano. Nel 2000 e’ diventato professore di
Biologia presso la facolta’ di Psicologia dell'Universita’ Vita-SaCe di Milano.
Quest'anno ha concluso il mandato di direttore della Sissa,la Scuola internazionale
superiore di studi avanzati di Trieste. Fisico di formazione, Boncinelli si e’
dedicato alla studia della genetica e della biologia molecolare degli animali
superiori e dell’uomo. E’ membro dell'Accademia Europea e dell’Embo,
l'Organizzazione Europea per la Biologia Molecolare, ed e’ stato Presidente della
Societa’ Italiana di Biofisica e Biologia Molecolare. Fa parte dei Comitato
editoriale di numerose riviste scientifiche internazionali ad alto indice di
impatto. I suoi campi di studio, tutti attinenti allo sviluppo embrionale, vanno
dalla primissima determinazione de1l’ asse corporeo alla strutturazione della
corteccia cerebrale. Ha scritto un certo numero di libri di divulgazione
scientifica nel campo della genetica, della teoria dell'evoluzione biologia e delle
neuroscienze. collabora con Le Scienze e il Corriere della Sera. Boncinelli,
insieme a Dulbecco, Margherita Hack, Bruno Dallapiccola si e’ impegnato
nell’appello a difesa di Darwin, inviando al ministro dell'Istruzione Letizia
Moratti un appello perche’ si ritorni sulla scelta di cancellare dai programmi
scolastici la teoria dell'evoluzione. «I nuovi programmi scolastici - sottolinea
l'appello - non contengono tracce della storia evolutiva dell'uomo ne’ del suo
rapporto con le altre specie. Tutto questo rappresenta una forte limitazione
culturale per la formazione dei giovani, che avranno cosi’ una percezione del mando
parziale e distorta. E che avranno, di conseguenza, meno attenzione verso
l'ambiente che li circonda, proprio perche’ faticheranno molto di piu’ a capire uno
dei meccanismi piu’ semplici ma fondamentali che ci collega ad esso. L’origine
comune della vita-, ______________________________________________________________
L’Unione Sarda 18 ott. ’04

INCARICO EUROPEO A GIAN BENEDETTO MELIS

Il professor Gian Benedetto Melis, direttore della clinica ostetrica
dell'Universita’, e’ stato eletto vicepresidente della Societa’ europa di
ginecologia a conclusione del congresso internazionale di endoscopia. Un
riconoscimento di grande rilevanza per il docente cagliaritano che conferma il
livello dei risultati conseguiti durante la lunga esperienza ospedaliera. La nuova
carica attribuita a Melis - e’ detto in una nota - proietta il Dipartimento
dell'Universita’ ed il suo responsabile ai vertici della chirurgia europea e
mondiale, aprendo nuovi orizzonti per la ricerca, l'insegnamento e la pratica
chirurgica mini-invasiva in campo ginecologico. Per il professor Giambenedetto
Melis e gli altri medici del dipartimento e’ un riconoscimento che conferma
complessivamente la qualita’ della didattica e dell'assistenza nella clinica
universitaria. Un attestato per la sanita’ isolana in un settore diventato di
questi tempi delicato come e’ quello dell'ostetricia e della ginecologia.

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L’Espresso 10 ott. ’04

OLIVER SACKS: IL PAZIENTE INGLESE

71 anni pieni di acciacchi e di ottimismo. II grande neurologo ci ha aperto il suo
studio. E raccontato la sua missione: ascoltare i malati e insegnargli a convivere
con il loro stato. Senza illusioni hi-tech colloquio con Oliver Sacks da daniela
Minerva 0liver Sacks ha un nuovo apparecchio acustico: strabuzza gli occhi, se lo
aggiusta continuamente, avverte rumori. E si chiede: «Diventero’ come i miei
pazienti, sentiro’ suoni sfasati, percepiro’ cio’ che gli altri non sentono?
Chissa’». Il grande osservatore di quella straordinaria mix di percezioni, memorie,
creativita’ che forma la coscienza individuale osserva se stesso e i nuovi suoni
che gli genera l'apparecchio. Aggiusta la voce di moda che il nuovo ascoltatore la
senta senza sbalzi, ne’ troppo bassa ne’ troppo alta. Se ne preoccupa, descrive la
preoccupazione; si perde nel racconto di cio’ che lo circonda, nella stanza dove
lavora al numero 2 di Haratia Street, nel Greenwich Village di New York. Tre barre
di metallo precisamente uguali d'aspetto, ma di tre pesi diversissimi, che lo
appassionano fino a fargli brillare gli occhi; una scatoletta scritta in cirillico
che conteneva un altra
metallo: <Non capisce il russo, ma mi piace tenerla qui, mi parla di quei posti. Da
piccolo conoscevo la geografia attraverso i metalli e i luoghi da cui provenivano».
E subito irrompe il mondo di Oliver Sacks, un mondo in cui la realta’ si trasforma
d'incanto in mille altre realta’. Cosi, zigzagando dalle proprieta’ del tungsteno
alla vita delle felci: e’ la complessita’ della vita nelle sue forme piu’
strampalate il pane quotidiano dell'uomo che ha conquistato milioni di lettori in
tutta il mondo can la storia del Dr P che del tutto naturalmente acchiappava la
testa della maglie per mettersela sul capo prima di uscire di casa. Il mondo
dell’uomo che scambio’ sua moglie per un cappella", e gli altri raccontati da Sacks
nei suoi libri. Come quello del chirurgo affetto dalla sindrome di Tourette tranne
quando operava, del pittore che non vede i colori, della scienziata autistica che
descrive meglio di altri il comportamento animale perche’ lo intuisce: la malattia
diventa un mondo individuale nell'opera di Oliver Sacks, neurologo e medica di una
medicina ben diversa da quella di cui siamo abituati a raccontare i successi e a
vivere le sconfitte. Circondato dai suoi amati metalli, preoccupato che la sua
piccola felce di una specie rara prenda abbastanza luce e che il sua nuovo
apparecchio acustico noti lo renda inudibile, Sacks dichiara il suo amore per la
complessita’ della vita. E spiega perche’ in medicina le cose rischiano di prendere
una piega sbagliata. La sua vita come scienziato e come medico puo’ apparire come
una dura critica alla moderna medicina, tecnologica e spersonalizzata. Come la
giudica, in realta’? «Io sono estremamente eccitato dagli avanzamenti tecnologici e
cerco di usarli piu’ che posso. Mi pare magnifico poter studiare l'attivita’
cerebrale con gli strumenti come la Pet o la Rmn. Persino arrivare a seguire
l'attivita’ delle cellule, a svelarne il metabolismo. Ma il centro del mio
interesse e’, e continua a essere, l'individuo, la sua esistenza, la sua vita. Con
questo non voglio dire che non apprezzo la
tecnologia: ad esempio, e’ grazie alle recenti acquisizioni della neurotecnologia
che abbiamo potuto studiare e visualizzare cio’ che accade nel cervello nel corso
di un'allucinazione. Non avremmo potuto comprendere molte cose che abbiamo invece
compreso senza quell'aiuto. Ma non credo che questo tipo di indagine passa
sostituire la medicina>. E’ cio’ che sta accadendo? «In un certo senso si. La gente
va pazza per le immagini che si ottengono dalle tecnologie diagnostiche e pensa di
tenere sotto controllo il proprio corpo sottoponendosi a Tac o a altre indagini.
Preferiscono avere una lastra che andare dal dottore e discutere di se’ e dei
propri disturbi>. Cosa porta i pazienti a ricorrere massicciamente alle tecnologie
diagnostiche: il potere della tecnologia o la sfiducia nei clinici?
«Entrambi: a deviare il corso della medicina oggi sono sia la seduzione che la
tecnologia esercita sui pubblico , sia la scarsita’ di buoni medici generali capaci
di ascoltare prima di elaborare piani terapeuticî_ Mio fratello che faceva il
medico di medicina generale in Australia, qualche anno fa mi raccontava del grande
impatto che hanno avuto in quel paese i MecDonald's sanitari». Cosa sono? «Pasti
dove i pazienti vanno e possono ottenere rapidamente tutti i tipi di esami
diagnostici. Quando cominciarono a sorgere questi presidi, in Australia, la gente,
soprattutto i giovani, comincio’ a sostituire la visita dal medico con sequele di
diagnosi fast food. Ma poi, il fenomeno si e’ come ribaltato. Dopo una sbornia
iniziale, i pazienti hanno cominciato a sentire la mancanza di una persona con cui
parlare, e sono tornati dal medico che avevano lasciato», Questo cosa le
suggerisce? «Che ci deve essere un equilibrio tra la scientificita’ delle diagnosi
high tech e la cura dell'individuo a livello umano. Non stupisce che negli Stati
Uniti, dove la medicina scientifica e’ al suo massimo punto di espressione, ci sia
una mortalita’ evitabile cosi’ alta, molto piu’ alta che in altri paesi». Non la
stupisce? «Na. Perche’ negli Usa non ci si prende abbastanza cura degli individui a
livello umano. E cosi’ non si riesce a comprendere la natura della patologia ne’ a
trovare le strade per curarla». In che modo prendersi cura a livello umano aiuta a
comprendere la natura della patologia?
«Io vedo i pazienti, cerco di comprendere il loro mondo. Senza questo non posso
capire di cosa soffrono. E questa non si applica soltanto alla neurologia, perche’
ogni malattia, anche ogni comune malattia cardiaca, nasconde universi complessi.
Conosce il caso di Anna H?». Chi e’ Anna H? La protagonista di un suo libro?
«No, e’ una mia paziente. Se non avessi visto dove abita e non avessi passato del
tempo con lei a casa sua non avrei potuto mettere insieme i pezzi del suo quadro
clinico>. Ce lo racconta il caso di Anna H? «Anna e’ una pianista che oggi ha poco
piu’ di settant'anni. Soffre di una malattia descritta in un articolo di
neurologia: una sorta di progressiva degenerazione dell'arca cerebrale della
corteccia visiva, rivelata anche da una Per, che l'ha resa progressivamente
incapace di riconoscere prima le parole scritte, poi gli oggetti, poi le forme.
Dopo che i neurologi hanno descritta il caso, mi sana chiesto: "Come passo
contribuire? ". E non sarei arrivato a capo di niente se non avessi vista Anna H.
in casa sua: servire il te’, suonare, vivere perfettamente a sua agio tra oggetti
che io sapevo lei non era in grado di distinguere. Siamo andati al mercato e l'ho
vista comprare banane e mele quando, in studio, mostrandole le immagini degli
oggetti avevo rilevato che non li sapeva riconoscere. Ho compreso che tipo di
organizzazione mentale la signora si era data per continuare a vivere in quella
condizione, perdendo progressivamente la capacita’ di riconoscere le cose, e ho
potuto lavorare su questo per aiutarla a vivere il piu’ pienamente possibile.
Quell'articolo basato solo sulle indagini diagnostiche aveva descritto la malattia
di Anna H, Ma io ho svelato le sue potenzialita’ di vita». Che cosa e’ una
malattia, allora? «E’ un allontanamento dalla normalita’. Visti sotto la lente
della moderna medicina, ad esempio, i senzacolore dell'atollo di Pingelala (una
popolazione del Pacifico portatrice di un difetta genetico che la rende incapace di
vedere i colori descritta nel libro "l’isola dei senzacolare", ndr) sono malati che
soffrono di un grave disordine neurologico. D'altra canto, pero’, queste persone
vivono perfettamente nel loro mondo senzacalore perche’ hanno a disposizione un
altro set di
strumenti: le variazioni del bianco e nero, in termini. di ombreggiature,
luminosita’, toni. Dalla mancanza, che noi chiamiamo malattia, si genera un mondo
che svela maniere piu’ ricche di costruire la realta’. Niente puo’ battere la
vita». Bellissimo. Ma non e’ un po' ottimistico?
«Come dottore spesso devo comunicare cose molto dolorose. Odio farlo, Odio dire:
"Lei ha una sclerosi multipla, un alzheimer". Ma non passo limitarmi a dire queste
parole terribili. Il mio compito e’ quello di
aggiungere: "Hai l’ALzheimer, ma non e’ la fine della vita". Per i malati, il piu’
delle volte, la perdita della condizione normale e’ una perdita e basta. Una
condizione che li rende infelici, che li trascina verso il basso. Il nostro compito
di medici e’ quello di rimuovere l’”e basta". Di aiutare il paziente a trovare
dentro e fuori di se’ le condizioni per entrare in una vita diversa che si situa
oltre la patologia».
La malattia come condizione che predispone all'apertura di nuovi mondi: e’ un'idea
che si applica per lo piu’ alle condizioni neurologiche?
<,No, Prenda la mia sciatica. Sto imparando a vivere in un modo nuova da quando
cammino male. Ad esempio, ho scoperto che mi muovo molto meglio nell'acqua e vado a
nuotare due volte al giorno! Scherzi a parte: ogni malattia apre un mondo che la
contempla, un mondo nuovo per il paziente in cui egli deve imparare a vivere».
Quanto Freud e quanta anatomia entrano allora nel mestiere dei medico? «Devo
ascoltare i miei pazienti con estrema attenzione, devo immergermi nella loro
esperienza come farebbe uno psichiatra. Ma non passa limitarmi alla sola biografia.
Devo conoscere il loro metabolismo cerebrale, chiedermi casa accade nella corteccia
o in altre parti anatomiche. Devo pensare contemporaneamente in termini psicologici
e anatomici. Certo, questo e’ il mestiere del neurologo, almeno come lo intendo io.
Ma sottintende una idea della medicina basata sulla passione per l'essere umano».
Una passione per la complessita’ che la medicina sembra avere perso. «In fisica e
in chimica si ha a che fare con gli universali, in biologia e in medicina l'essenza
e’ la variazione. Per questo stabilire una normalita’ fissa e immutabile cui
l'organismo deve corrispondere non ha senso. Io ho, sin da bambino, una passione
per i metalli. I metalli sono semplicissimi, eterni, immobili, riflettono un modo
di restare nel tempo senza modificarsi. Poi ho sviluppato un immenso amore per le
piante, creature estremamente complesse che vivono a molti livelli, mutano, si
adattano agli ambienti e alle condizioni. Ecco: io guardo il flusso di
trasformazioni che ha portato il piccolo amante del mondo immobile e perfetto dei
metalli a sviluppare quella sintonia con gli organismi che riconosco in me», Cosa
c'e’ tra il piccolo chimico e il Dottor Sacks? Quello che l’ha fatta diventare un
medico? «C'e’ un periodo perso nell'oscurita’. Il lungo addestramento per diventare
medico (la facolta’, la specializzazione, il training) e’ forse necessaria, ma
spersonalizzante. E’ alienante. Perche’ mira, in un certo senso, alla soppressione
del l'individualita’: si apprendono le nozioni e tutto cio’ che fa della medicina
una scienza, per cosi’ dire, formalizzata, appiattendo cosi’ sia la tua vita che le
vite dei pazienti. Si potrebbe dire che questi anni di lungo apprendimento emendano
il medico dall'infinita complessita’ del vivente. E stato soltanto quando ho
iniziata a vedere i malati che sono tornato in vita». a

TRA FIORI, PROVETTE E LIBRI
A Oliver Sacks stavano strette sia Londra, dove e’ nato nel 1933, che Oxford, dove
si e’ laureato, Dopo l'universita’. nel pieno di quegli anni che lui oggi definisce
«un'eta’ oscura durata dai 17 ai 30 anni», il giovane neurologo si trasferisce in
California: prima a San Francisco, dove e’ attratto dal poeta inglese Thom Gunn
(che si’ e’ trasferito nella Bay Area per vivere con un soldato americano): a Gunn
confida di voler scrivere come Freud e Darwin e gli inonda l'appartamento di
racconti dei suoi viaggi, delle sue esperienze nella bislacca vita di "Fri’sco",
della gente che incontra. Dopo due anni di intense scritture e di praticantato al
Mount Zion Hospital di San Francisco, Sacks si’ trasferisce alla Universi’ty of
California di Los Angeles. Poi, nel 1965 arriva a New York, dove oggi e’ professore
di neurologia all’Albert Einstein College of Medicine e’ professore associato di
neurologia alla Nyu School of Medicine oltre che consulente dell'ospedale Little
Sister of the Poor, sede della sua attivita’ clinica.
E’ appena arrivato a New York, lavorando nel 1966 al Beth Abrahan Nospital, che
Sacks viene a contatto con un gruppo di pazienti molto
particolari: fermi da decenni in una sorta di stato di congelamento. E’ la storia
dell'esperimento che lui fece trattando questi malati con il farmaco L-dopa e
riuscendo a "svegliarli" per un po'. Sacks ha raccontato tutto cio’ in "Risvegli",
portato sullo schermo da Robert De Niro e Robin Williams (nei panni del neurologo).
La notorieta’ letteraria arriva nel 1985 con la raccolta di storie "L’uomo che
scambio’ sua moglie per un cappello": milioni di copie vendute in 22 lingue per
questa serie di racconti straordinari in cui malattie come l'autismo, la sindrome
di Taurette, il Parkinson, I'Alzheimer o la schizofrenia diventano «mondi
individuali». Non solo racconti, pero’ l'interesse dello scienziato per tutte le
strade che i pazienti intraprendono per vivere nella malattia diventano un nuovo
paradigma, una nuova disciplina che lavora con il metodo biografico della
psichiatria e con le conoscenze anatomiche della neurofisiologia. II successo del
1985 venne dopo due libri: "Ernierania" dei 1970 e "Su una gamba sola" dei 1984, il
racconto della sua esperienza di malato dopo un incontro indesiderato con un toro
in Norvegia. E poi: "Vedere voci" del 1990 sui mondo dei muti, "Un antropologo su
Marte" del 1995 con altre storie di pazienti, "L'isola dei senzacolore" del 1996,
"Zio Tungsteno" del 2001, racconto della sua infanzia londinese di appassionato di
chimica, Diario di Oaxaca" dei 2002, reportage botanico (tradotti in italiano
dall'editore Adelphi).

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Il Sole24Ore 20 Ott.2004

COSI’ EINSTEIN INVENTO’ IL CD E IL GPS

Lo scienziato ha contribuito alta nascita di dispositivi utilizzati oggi
- Nel 2005 l'anniversario delta teoria della relativita’ ristretta Esperimenti La
Nasa ha lanciato una sonda per verificare alcune delle sue ipotesi

Nel 2005 ricorrera’ il centesimo anniversario della «Teoria della relativita’
ristretta» di Albert Einstein (ed e’ per questo che a livello mondiale il 2005
sara’ l'anno della fisica). Ma lo scienziato tedesco non e’ solo il padre della
teoria della relativita’, ha anche contribuito, direttamente o indirettamente,
all'invenzione di una serie di dispositivi che accompagnano la nostra vita
quotidiana. Senza alcune intuizioni da parte dello scienziato tedesco, infatti, Cd,
Dvd, ma anche Gps o il laser non sarebbero mai stati inventati, o sarebbero stati
costruiti molto piu’ tardi. In realta’, e’ tale la complessita’ del pensiero di
Einstein e la portata delle sue teorie fisico-matematiche che a quasi 50 anni dalla
sua scomparsa, avvenuta il 18 aprile 1955, e’ praticamente impossibile tracciare un
bilancio della sua attivita’ culturale. La teoria dei quanti. Einstein e’ stato
colui che con le sue teorie ha permesso la realizzazione dell'energia atomica, ma
e’ anche colui che ne ha combattuto con forza l'utilizzo bellico. Ancora, grazie ad
Einstein si affermo’ la teoria dei quanti, ma lo scienziato tedesco fu anche colui
che piu’ ne avverso’ alcune interpretazioni considerate troppo estreme. Per
Einstein la scienza non era un'impresa esclusivamente astratta, ma era un'avventura
con conseguenze concrete nella vita di tutti i giorni. Non deve quindi stupire (si
veda anche l'articolo qui sotto), che lo scienziato tedesco abbia dedicato molto
tempo della sua vita a progettare un frigorifero piu’ efficiente rispetto a quelli
utilizzati un tempo. L'Einstein tecnologico rappresenta probabilmente un aspetto
poco conosciuto del grande scienziato, ma non bisogna neppure dimenticare che il
premio Nobel, dopo aver frequentato il Politecnico di Zurigo, dal 1902 al 1909,
lavoro’ presso l'Ufficio federale svizzero dei brevetti, impiego che non gli
impedi’ tuttavia di effettuare le sue scoperte fondamentali. L'idea che la ricerca
scientifica costituisca un'impresa pratica era probabilmente anche legata al
realismo e al razionalismo scientifico di Einstein. Fino alla fine della sua vita
lo scienziato difese questa posizione filosofica contro quelle interpretazioni
della meccanica quantistica che rischiavano, a suo parere, di calcare troppo il
ruolo dell'osservatore negli esperimenti, facendo dipendere le realta’ fisiche
dalle azioni di chi le osservava. Le caratteristiche del reale dovevano essere date
di per se’, ed essere quindi indipendenti dagli esperimenti scientifici. La
razionalita’ del reale. Secondo Einstein andava preservata anche la razionalita’
del reale: in altre parole non era corretto affidare tutto al caso e alle
probabilita’, per quanto queste fossero calcolabili. La polemica era diretta contro
quell'interpretazione della meccanica quantistica, indicata con il termine
"ortodossa", in cui si afferma che il risultato di una misura e’ sempre legato a
una probabilita’. Per Einstein, al contrario, il fatto che non si possa prevedere a
priori nei fenomeni microscopici il risultato di alcune misure, contrariamente a
quanto avviene nella fisica classica, dimostrava l'incompletezza della teoria
quantistica, e non rappresentava certo una caratteristica propria della realta’.
Celebre e’ la sua obiezione di non poter mai credere che Dio giochi a dadi con il
mondo: la trama del reale e’ prevedibile fino in fondo, e se noi oggi non siamo in
grado di poter calcolare con precisione il comportamento degli oggetti
microscopici, in un futuro lo sapremo. Per dimostrare l'incompletezza della
meccanica quantistica Einstein, assieme ai due fisici Boris Podolsky e Nathan
Rosen, propose nel 1935 un esperimento mentale che conduceva, nell'ipotesi
ortodossa, a un fenomeno paradossale. Ebbene, proprio quell'esperimento mentale
costituisce ancora oggi un importante filone di ricerca scientifico, ed e’ anche
legato alla realizzazione dei computer quantistici che sfruttano il fenomeno
paradossale della trasmissione istantanea delle caratteristiche fisiche da una
particella all'altra, anche quando queste sono lontane milioni di chilometri. La
verifica delle teorie di Einstein costituisce infatti tuttora un importante stimolo
per la ricerca scientifica. Cosi’, ad aprile la Nasa ha lanciato una sonda da 750
milioni di dollari, la Gravity Probe B, allo scopo di verificare alcune previsioni
della teoria della relativita’ generale. A bordo, quattro giroscopi ad alta
precisione stanno misurando le modifiche nello spazio-tempo prodotte dalla massa
della Terra. Cosi’ pure la sonda Cassini, entrata nell'orbita di Saturno lo scorso
luglio, reca con se’ alcuni esperimenti, anche italiani, volti alla verifica delle
teorie della relativita’. II motore di un sogno. Einstein e’ anche il motore di un
sogno che anima la ricerca scientifica, ossia quello di scoprire una "teoria del
tutto" che permetta di racchiudere in un'unica formula le quattro grandi forze che
governano l'Universo: l'elettromagnetica, le nucleari forte e debole, e la
gravitazionale, riuscendo a conciliare teoria quantistica e relativistica. Un sogno
che, tra l'altro, e’ perseguito con forza da un fisico come Stephen Hawking. La
concretezza della scienza aveva per Einstein anche riflessi politici. Il premio
Nobel negli ultimi dieci anni della sua vita, a partire dal 1945, intervenne
pubblicamente piu’ volte sostenendo la necessita’ dell'eliminazione di tutti gli
armamenti nucleari e a favore di una cooperazione internazionale. Impegno che, tra
l'altro, convinse il direttore dell'Fbi J. Edgar Hoover a inserire lo scienziato
pacifista nella sua lista nera, e a renderlo oggetto di una campagna di spionaggio.
Gli ultimi anni della vita di Einstein non furono facili. Di se’ diceva: «Sono un
uomo totalmente isolato. Anche se tutti mi conoscono, le persone che mi conoscono
davvero sono molto poche». Fu emarginato dalla comunita’ scientifica, situazione
che descriveva con humor spiegando che «i fisici dicono che sono un matematico. I
matematici dicono che sono un fisico». Ma Einstein fu un uomo anche capace di
innamorarsi nella sua vecchiaia; da poco e’ stato riscoperto il diario di Johanna
Fantova, la donna che lo affianco’ negli ultimi anni della sua vita. In queste
pagine si scopre il volto piu’ umano del premio Nobel, che mentre sfidava i buchi
neri e lottava contro le armi atomiche, trovava il tempo di scrivere lettere e
poesie d'amore alla sua compagna. Cosi’, Albert Einstein trova un posto nella
nostra vita quotidiana non solo grazie ai Cd, ai Dvd e al Gps, ma anche per la sua
grande umanita’. L'EREDITA NELLA GEOMETRIA DEL TEMPO E DELLO SPAZIO E anche grazie
ad Einstein che il Gps funziona: senza la teoria della relativita’, infatti, il
sistema di posizionamento globale avrebbe un'imprecisione di chilometri e
chilometri. Uno dei capisaldi della teoria della relativita’ ristretta di Einstein
e’ la costanza della velocita’ della luce rispetto a tutti i sistemi di
riferimento. In altre parole, il risultato della misura della velocita’ di un
raggio luminoso proveniente da un faro su un'isola e’ identica sia che venga
effettuata da un'astronave in viaggio a velocita’ elevate, sia da una persona sulla
Terra. Tale uguaglianza implica pero’ che la misura di intervalli temporali cambi:
in altre parole, la durata di un medesimo fenomeno e’ diversa se misurata
dall'astronauta o dal terrestre. Inoltre, sempre la teoria della relativita’
generale predice che i campi gravitazionali influenzino la geometria dello spazio-
tempo, modificando la traiettoria dei raggi luminosi. La correzione. La conseguenza
pratica di tutto cio’ e’ che il sistema Gps, funzionante grazie a una rete di
satelliti orbitanti ad alta velocita’ sopra la Terra, deve tenere conto degli
effetti relativistici per stimare con precisione la posizione di un oggetto. In
altre parole, senza le correzioni dovute alla teoria di Einstein il sistema Gps non
sarebbe in grado di garantire la minima precisione. E sufficiente infatti un errore
di un milionesimo di secondo nella determinazione del tempo impiegato dal segnale
per ottenere un'approssimazione spaziale di 300 metri. Senza le correzioni
relativistiche ogni giorno si avrebbe un errore di circa 40 microsecondi,
corrispondenti a quasi 12 chilometri di incertezza! ACQUA E AMMONIACA. Ma Einstein
non si occupo’ solo della teoria della relativita’ e di complicati fenomeni fisici.
AL contrario, attorno agli anni Venti, dedico’ molto del suo tempo a progettare un
frigorifero che fosse piu’ efficiente e meno pericoloso rispetto a quelli allora
utilizzati. In questo progetto si fece aiutare dal fisico ungherese Leo Szilard. I
due ricercatori erano convinti che per migliorare gli apparecchi refrigeranti si
dovessero eliminare le parti meccaniche in movimento. Cosi’, nel 1926 brevettarono
alcuni progetti di un frigorifero funzionante a gas tramite un cielo termodinamico
che utilizzava una miscela di ammoniaca e acqua alimentata a gas. La collaborazione
tra i due ricercatori duro’ sette anni, periodo durante il quale riuscirono a
depositare una quarantina di brevetti nel settore. In realta’, la scoperta del gas
freon, non tossico, contribui’ all'insuccesso commerciale del frigorifero di
Einstein-Szilard, che non fu mai venduto al pubblico. Amstein non vinse il premio
Nobel nel 1921 grazie alla teoria della relativita’, ma per la sua interpretazione
dell'effetto fotoelettrico, un fenomeno fisico che e’ alla base di una serie di
invenzioni tecnologiche, tra le quali anche le celle solari. Lo scienziato svizzero
pubblico’ la sua spiegazione di questo fenomeno nel 1905, quando ancora lavorava
all'Ufficio federale svizzero per i brevetti. Nell'effetto fotoelettrico un
metallo, quando e’ colpito da una radiazione luminosa con determinate
caratteristiche, emette degli elettroni. Questo fenomeno costituiva allora una
spina nel fianco nell'edificio perfetto della fisica classica. Le equazioni di
James Clerk Maxwell, infatti, avevano chiuso il cerchio della teoria newtoniana,
racchiudendo in un unico quadro armonico tutte le leggi dei corpi fisici e dei
campi elettromagnetici. Effetto fotoelettrico. Da questo quadro rimanevano tuttavia
esclusi alcuni fenomeni fisici, peraltro abbastanza esoterici e non comuni, come la
«radiazione di corpo nero» o, appunto, l'effetto fotoelettrico. Tali fenomeni,
infatti, non obbedivano alle equazioni di Maxwell, ma Einstein riusci’ a fornire
una spiegazione molto semplice dell'emissione degli elettroni da parte degli atomi
modificando tuttavia il concetto di luce. Secondo il futuro premio Nobel, infatti,
la luce doveva essere pensata come se fosse costituita da quanti, minuscole
particelle di energia chiamate fotoni, che costituivano i mattoni della radiazione
elettromagnetica. Questa spiegazione, concettualmente semplice, era in grado di
rendere conto in modo naturale di tutti i misteri dell'effetto fotoelettrico, tra i
quali spiccava la dipendenza nell'emissione degli elettroni dalla lun ghezza d'onda
della radiazione incidente. La luce, quindi, non doveva piu’ essere solo
considerata come un'onda, ma poteva essere anche concepita come composta da
particelle. L'emissione controllata di elettroni da parte dei metalli, e quindi la
generazione di una corrente, ha trovato un'ampia gamma di applicazioni pratiche.
Cosi’, questo effetto e’ utilizzato nelle fotocellule che comandano l'apertura
automatica di porte e cancelli, ma e’ usato anche per regolare la distribuzione del
toner nelle macchine fotocopiatrici. Qui, infatti, si utilizza una superficie
costituita da un materiale fotoconduttivo che modifica la sua carica elettrica
superficiale sulla base dell'intensita’ luminosa che la colpisce. In questo modo,
la superficie attira o meno le particelle di inchiostro, anch'esse caricate
elettrostaticamente, riproducendo l'immagine desiderata. Celle fotovoltaiche.
L'effetto fotoelettrico e’ anche alla base del funzionamento delle celle
fotovoltaiche, una delle grandi promesse nell'utilizzo dell'energia solare. Oggi
sono diverse le strade tentate per aumentare l'efficienza di questi dispositivi,
inferiore per ora al 20 per cento. Oltre ai semiconduttori basati sul silicio, si
stanno sperimentando pannelli realizzati con molecole organiche, tecniche di
elettrodeposizione o addirittura superfici fotovoltaiche spalmabili. In ogni caso,
tutte queste soluzioni partono sempre dalle equazioni scritte dallo scienziato
tedesco un secolo fa. Ma il lavoro di Einstein e’ anche all'origine dell'invenzione
del laser. Come ricorda Philip Yam, in uno speciale che la rivista «Scientific
American» ha dedicato al premio Nobel, nel 1917 lo scienziato scrisse un lavoro
intitolato «Sulla teoria quantistica della radiazione» nel quale analizzava i
processi di eccitazione di un atomo. Einstein mostrava come l'assorbimento della
luce da parte di un atomo facesse "saltare" un elettrone orbitante attorno al
nucleo da un livello e’nergetico a un altro. Il fenomeno, tuttavia, poteva anche
essere invertito: ossia quando l'elettrone scende di livello, si ha emissione di
luce. Einstein ipotizzava che lo stesso fenomeno potesse essere anche innescato a
catena: in altre parole, riteneva che si potesse fare eccitare un atomo da un
fotone, ottenendo un'altra particella di luce che a sua volta produceva nuovi
fotoni e cosi’ via. FOTONI E LASER. L'emissione stimolata da fotoni descritta dal
premio Nobel e’ proprio alla base dell'invenzione del laser, un apparecchio che fu
pero’ concepito solo a partire dagli anni Cinquanta, quando si riusci’ a
controllare la produzione delle particelle di luce ottenendo una radiazione
luminosa sufficientemente potente e coerente. Il laser e’ un oggetto che fa parte
di molti aspetti della nostra vita quotidiana: e’ grazie alla sua luce coerente che
noi ascoltiamo la musica dei Cd o guardiamo le immagini di un Dvd, cosi’ pure come
e’ grazie al laser che si interpretano i codici a barre dei prodotti in vendita.
Ancora, la luce coerente e’ utilizzata tanto nell'industria metalmeccanica per
tagliare lamiere di acciaio e ferro, quanto in ambito chirurgico per operazioni di
alta precisione.


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Libero 23 Ott.2004

LABORATORI, FONTI DI CONTAGIO

EPIDEMIE
ALLARME PER LE SCARSE MISURE DI SICUREZZA ADOTTATE DAI RICERCATORI

PITTSBUR6N - Nel 1918 il virus della "spagnola" invase il mondo in meno di tre
mesi, uccidendo circa quaranta milioni di persone. Se questo organismo ricomparisse
oggi (magari fuggendo da uno dei laboratori in cui viene attualmente studiato) il
numero di vittime sarebbe ancora piu’ grande. Secondo alcuni esperti di
biosicurezza Usa ed europei, tale probabilita’ non sarebbe poi cosi’ remota.
Infatti le misure adottate dai centri di ricerca di tutto il mondo sarebbero
inadeguate e potrebbero non riuscire a evitare che questo o quel virus mortale
contagi gli studiosi uscendo cosi dai laboratori. A detta di Donald Henderson,
studioso dell'Universita’ di Pittsburgh, le sperimentazioni attualmente in corso in
molti laboratori allo scopo di ricostruire il virus della spagnola (a partire da
alcuni campioni recuperati di recente) sarebbero effettuate in condizioni di
sicurezza inferiori al livello massimo (come invece sarebbe corretto fare, data
l'estrema pericolosita’ dei microrganismi studiati). Per esempio, quando Yoshihiro
Kawaoka e i suoi colleghi dell'Universita’ del Wisconsin hanno iniziato a lavorare
sul virus della spagnola hanno deciso di adottare il livello di sicurezza piu’ alto
(nome in codice: Bsl-4), che implica tra l'uso di tute protettive che ricoprono
interamente gli studiosi. In seguito pero’ le procedure di sicurezza sono state
abbassate al livello Bsl-3Ag, che per i ricercatori prevede coperture solo
parziali. Secondo Ingegerd Kallings, studioso dell'Istituto svedese per il
controllo delle malattie infettive, nell'ambiente dei virologi le preoccupazioni
per un'eventuale fuga di virus pericolosi all'esterno dei laboratori sarebbero
piuttosto diffuse (soprattutto alla luce di cio’ che e’ accaduto con il virus della
Sars, che ha contagiato gli scienziati che lo stavano studiando). In sostanza
secondo Henderson, Kallings e altri sarebbe necessario lanciare un'iniziativa
internazionale che stabilisca una volta per tutte le regole e soprattutto le
procedure efficaci per impedire la fuga di virus nocivi.

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Avenire 23-10-2004

SULLA FECONDAZIONE PROPOSTE AL RIBASSO

Autorizzano la distruzione di embrioni i tre progetti presentati in Parlamento per
modificare la legge sulla procreazione assistita PIER Lima FoRNARI con La
pubblicaZioNe avvenuta ieri della proposta di legge che reca come primo firmatario
il presidente della Commissione Affari sociali della Camera, Giuseppe Palumbo, sono
tre i testi ufficialmente presentati in Parlamento miranti a modificare la legge 40
che regola la procreazione medicalmente assistita (Pma). A cui si aggiungerebbe
anche quello di Giuliano Amato in corso di elaborazione. Tutte le proposte
contengono modifiche sostanziali ad un testo gin considerato da vari esponenti
delle associazioni impegnate nella tutela della vita coni(, "una sorta di linea del
Piave", oltre la quale non e’ possibile andare. Per altro, in base alla normativa
vigente, in caso di modifica parlamentare della norma, il referendum si
trasferirebbe al testo modificato, a meno che le abrogazioni e modificazioni
eventualmente decise dal Parlamento non abbiano cambiato «i principi ispiratori»
tra i «singoli contenuti normativi della legge. La proposta di legge
TomassiniBianconi di Forza Italia prevede l’estensione della Pma oltre ai casi di
sterilita’ anche alle coppie fertili portatrici di malattie genetiche o infettive
trasmissibili. Viene permessa la distruzione dell'embrione nelle primissime fasi di
vita, chiamandolo "ootide". Si’ applica, poi, indirettamente la legge 194
sull'aborto anche alla fase che precede l'impianto E’ consentita, inoltre,
l'indagine preimpianto «sui due globuli polari dell'ootide della cellula», uno dei
duali suppone che l'embrione sia gia’ formato. La proposta di legge DentamaroFabris
dell'Udeur (Atto Senato 3116) elimina l'affermazione che l'embrione e’ soggetto
titolare di diritti. La Pma e’ estesa ai portatori di malattie genetiche e
infettive. E’ eliminata l'irrevocabilita’ del consenso all'impianto una volta
formato l'embrione. E’ soppresso l'articolo 14 della legge 40 che vieta il
congelamento e la soppressione degli embrioni, la sperimentazione sull'embrione che
non sia in favore dell'embrione stesso sottoposto a sperimentazione; La proposta di
legge dei senato dell’Udeur sopprime, quindi, anche l'obbligo di limitare ad un
massimo di tre il numero degli embrioni prodotti. Cancellato infine anche il
divieto di riduzione embrionale. La proposta di legge Palumbo-Carlucci di Fi (Atto
Camera 5356), estende la Prua ai portatori di malattie genetiche e infettive
trasmissibili. Consente l'indagine preimpianto. Con la formula "embrione non idoneo
all'impianto" (che include di per se’ non solo l'embrione con anomalie di sviluppo,
ma anche quello che non puo’ essere trasferito perche’ soprannumerario 0 rifiutato)
si stravolge il senso del comma 2 dell'articolo 13, perche’ di fatto si permette la
sperimentazione su tutta la categoria degli embrioni. Si autorizza la
crioconservazione, la revoca del consenso all'impianto in tutti i casi previsti
dalla legge 194. Cio’ significa che la distruzione di embrîoni e’ possibile. Della
proposta d’Amato non esiste un testo depositato. Ma dalle indiscrezioni sembra
voler consentire la crioconservazione degli embrioni nelle primissime fasi di vita,
grazie all'espediente del mutamento di denominazione in ootide. Si ammetterebbero
alle tecniche i portatori di malattie genetiche. Sarebbe permessa, poi, la
sperimentazione sugli embrioni congelati quando non consi’derati piu’ vitali.
Verrebbe autorizzata l'eterologa nei casi eccezionali valutati da una commissione
medica. Consentita infine la diagnosi preimpianto.
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Corriere della Sera 18 ott. ’04

SIRCHIA: BILANCI "SALVATI" DAI BREVETTI

Il ministro all'Istituto dei Tumori: mettete sul mercato i risultati delle vostre
ricerche E’ ancora in piedi l'ipotesi di cedere i muri dell'Istituto dei Tumori
all'Inail (una classica "partita di giro" all'interno dello Stato) per ripianare il
deficit di 115 milioni di euro. "Chi vuole bene a questo istituto deve levargli lo
zaino dei debiti", ha detto ieri mattina il ministro della Salute Girolamo Sirchia
intervenendo in via Venezian all'inaugurazione della nuova Pet-Tc, che va ad
aggiungersi a quella gia’ esistente, del centro unico di prenotazione(Cup) e della
struttura di prevenzione che sorgera’ nella vicina Cascina Rosa, una palazzina di
epoca viscontea in cui, guidati dall'epidemiologo Franco Berrino, lavorera’ un
gruppo di scienziati che esplorera’ un campo nuovissimo. "Cioe’ - ha spiegato il
direttore scientifico Natale Cascinelli - le correlazioni tra tumore e stili di
vita e predisposizioni individuali". Linee di ricerca che sicuramente vedono un
interesse da parte dell'Universita’, e la presenza ieri mattina del preside della
Facolta’ di Medicina Guido Coggi ("L'Universita’ non fa di nessuna istituzione un
terreno di conquista, non fa ne’ puo’ fare scelte, ma va dove viene
accolta") annuncia probabilmente una collaborazione. Ma il presente e’ incerto, e
non si sa nemmeno se l'Istituto dei Tumori diverra’ o no una Fondazione. Il
ministro ha detto chiaramente che non basta ripianare il
deficit: "Sono riuscito a far aumentare il fondo sanitario nazionale a 85 mila euro
(pari a 170 mila miliardi di vecchie lire), quando solo nel 2001 era di 131 mila
miliardi di lire. La maggior parte di questa somma se ne va per la sanita’, tanto
che per la ricerca resta poco o nulla. E’ inimmaginabile attingere a questo fondo
piu’ di quanto gia’ stiamo facendo. E allora? Allora ci vuole un cambio di
mentalita’. I centri di ricerca devono mettere sul mercato le loro scoperte,
vendere brevetti." Intanto il discorso del ripiano del deficit resta cruciale, e la
contesa con la Regione e’ tutt'altro che spenta. Ieri assenti Formigoni e Borsani,
il commissario Andrea Mattiussi ha ribadito che l'Istituto dei Tumori e’ in forte
credito verso la Regione: "Perdiamo 12 milioni di euro a causa della mancata
rivalutazione delle tariffe. E perdiamo altri 7 milioni di euro a causa del "tetto"
messo alle prestazioni. Possiamo respingere i malati? Evidentemente no". Anche il
ministro Sirchia ha parlato della necessita’ di rivalutare le tariffe, e ha
aggiunto un excursus un po' brutale sulla storia degli Istituti di ricovero e cura
a carattere scientifico: "Sono stati creati negli anni '80 per un unico
motivo: per evitare che il loro patrimonio andasse alle Asl". Le Asl, vale a dire
le Regioni. E’ un nodo mai sciolto, tanto che Sirchia ha
aggiunto: "Gli Irccs e le Regioni sono entrati in un conflitto mortale, e da questo
scontro e’ nata una progressiva manovra di soffocamento". Un solo esempio,
raccontano i sindacati, puo’ valere per tutti: le tariffe degli specializzatissimi
interventi chirurgici dell'Istituto sono pagati dalla Regione il 3 per cento di
meno di quelli eseguiti in qualsiasi ospedale dotato di pronto soccorso. Antonella
Cremonese

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Il Giornale 23 Ott.2004

LA BIOMEDICINA MIGLIORA LA TERAPIA

Fracassi: «Diagnosi tempestive e sicure con le nuove tecnologie» LUIGI CUCCHI «Il
mondo delle imprese - ha dichiarato Angelo Fracassi Presidente Assobiomedica
(l'Associazione delle imprese biomedicali e diagnostiche aderente alla
Confindustria), durante Diabiotech 2004 - non puo’ sottrarsi a dibattere il futuro
del nostro sistema sanitario. Ogni aspetto va analizzato con attenzione:
l'imposizione fiscale, il mercato, lo sviluppo economico del Paese. Va recuperata
efficienza trovando cosi’ risorse difficili da ottenere in questo momento dalla
finanza pubblica. Vanno trovate soluzioni che consentano al sistema di crescere
tecnologicamente e di migliorare le prestazioni garantendone la qualita’ su tutto
il territorio nazionale. Il costo di inefficienze e carenza di finanziamenti non
puo’ essere scaricato sulla sanita’, sui cittadini, su chi lavora all'interno e chi
fornisce dall'esterno beni e servizi. Assobiomedica vuol favorire una discussione,
tra tutte le forze del sistema salute, il mondo delle imprese, della ricerca, degli
operatori sanitari, sui problemi che assillano la sanita’».

Negli ultimi vent'anni l'aspettativa di vita e’ cresciuta di oltre sei anni per gli
uomini e di cinque anni e mezzo per le donne. La mortalita’ infantile e’ diminuita
di quasi il 70 per cento. Rispetto a dieci anni or sono, oggi un paziente e’
costretto al letto di un ospedale per quasi il30 per cento in meno di tempo. Questi
risultati sono stati ottenuti grazie alla spesa sanitaria. «L'industria e in
particolare quella delle tecnologie biomedicali, hanno contribuito a dare delle
risposte al bisogno salute e qualita’ di vita», precisa Carlo Mambretti, direttore
generale di Assobiorneffica, l'Associazione che raccoglie 170 aziende, con 10 mila
addetti ed un volume di affari di 3 miliardi di curo. «La spesa sanitaria non va
considerata un costo, una uscita improduttiva di bilancio, ma un investimento
proprio nella salute e qualita’ di vita. Un investimento che consente inoltre la
crescita economica di realta’ industriali che danno occupazione, creano valore
aggiunto, sono competitive, puntano alla ricerca, sono strategiche per lo sviluppo
economico di un Paese moderno. Nella sanita’ - afferma Mambretti - vi e’ un divario
cronico tra fabbisogno e finanziamento. O destiniamo piu’ risorse pubbliche al bene
salute, oppure occorre rivedere i livelli essenziali di assistenza (LEA)». L'Italia
destina al Servizio sanitario nazionale solo i16% del prodotto lordo interno,
contro i17% della Francia e l’8% della Germania. Le risorse finanziarie per il 2005
andrebbero aumentate almeno dello 0,7%, per passare in tal modo dal 6 Al6,7%. La
spesa sanitaria privata e’ in crescita in Italia, nonostante il modesto sviluppo
registrato dal mercato delle polizze sanitarie. La compartecipazione alla spesa
adottata da tutte le Regioni per la diagnostica e la medicina specialistica e per
il pronto soccorso, nei casi di non urgenza ed emergenza, dovra’ essere estesa a
tutte le Regioni anche per i farmaci. Oggi il Friuli-Venezia Giulia, l'Emilia
Romagna, le Marche, la Toscana, l'Umbria, la Campania, la Basilicata, la Sardegna,
non chiedono il ticket sui farmaci. «Ancora all'inizio degli anni Ottanta - precisa
Mambretti - molti vecchi erano immobilizzati dall'artrosi. E’ solo con le prime
protesi d'anca che si sono abbandonate carrozzelle, bastoni e stampelle per
riacquistare la liberta’ motoria. Oggi si effettuano in Italia oltre 75 mila
protesi d'anca, 35 mila di ginocchio, 3.000 per la spalla. In migliaia di pazienti
si e’ allungato la vita agendo direttamente sul sistema cardiovascolare con
dispositivi per l'elettro stimolazione cardiaca, cateteri per elettrofisiologia ed
emodinamica, protesi valvolari, defibrillatori. Senza questi interventi il cuore
avrebbe perso la sua funzionalita’». Ogni anno, nel mondo, si effettuano 840 mila
coronarografie, si installano 850 mila pacemaker (45 mila in Italia), si impiegano
140 mila defibrillatori impiantabili (7mila in Italia). «L'attivita’ delle aziende
biomedicali, da sempre - afferma Mambretti con orgoglio - punta all'innovazione».

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Italia Oggi 19 Ott.2004

CARTELLA CLINICA IN UNA TAVOLETTA

Sanita’ Gli effetti di un'originale applicazione basata sul software di
riconoscibilita’ grafica introdotto in Italia
di Davide Fumagalli
Fino a qualche tempo fa, i medici e infermiere alla casa di cura Villa Serena di
For1i’, cosi’ come i loro colleghi in ogni ospedale, dovevano annotare su carta lo
stato clinico dei pazienti, impostare e modificare le terapie e verificarne
l'assunzione dei farmaci prescritti. In base a queste annotazioni cartacee, poi
inserite manualmente nei sistemi informativi dell'ospedale, l'amministrazione
provvede a reintegrare le scorte di medicinali, oltre a calcolare il costo della
degenza di ogni singolo paziente. A Villa Serena, da qualche mese, questi
procedimenti sono stati pero’ notevolmente snelliti grazie all'introduzione di
Tablet Pc al posto delle cartelle cliniche cartacee. La soluzione Tabula clinica
messa a punto da Ds Group sfrutta infatti la flessibilita’ dei Tablet pc, e in
particolare dei modelli convertibili come l'Acer TravelMate C110, per permettere un
aggiornamento in tempo reale dei dati clinici. Inoltre, il TravellMate ha superato
i test di robustezza necessari all'impiego quotidiano in un contesto di mobilita’.
In questo modo medici e infermieri possono annotare direttamente sullo schermo del
computer l'andamento delle terapie con la stessa naturalezza di carta e penna, che
vengono pero’ conservate in forma digitale e trasmesse in tempo reale al sistema
informativo centrale. i Tablet Pc integrano infatti una scheda HiFi per il
collegamento senza fili alla rete centrale, che permette in questo modo di evitare
la necessita’ di inserimento manuale dei dati con tutti i problemi che questo
comporta, non ultimi gli errori di trascrizione che possono portare a gravi
conseguenze per il paziente. Ogni scheda del programma, infatti, offre una serie di
sezioni che il personale puo’ selezionare direttamente con la penna
elettromagnetica del Tablet Pc, oltre a uno spazio per annotazioni a mano libera.
In questo modo tutte le informazioni annotate da un medico o un infermiere sono
istantaneamente trasmesse ai dispositivi in dotazione a tutto il personale in
servizio. Tabula clinica, oltre a potersi interfacciare con la struttura
informatica esistente nell'ospedale, e’ inoltre gia’ pronto per il collegamento con
altri dispositivi per l'automazione in ambito ospedaliero, come i carrelli e gli
armadi elettronici. Trattandosi di informazioni estremamente sensibili, Ds Group ha
dedicato particolare attenzione alla salvaguardia della privacy dei pazienti: la
soluzione scelta si basa su un doppio livello di accesso il primo, tramite una
Smart card, consente l'accesso al Tablet Pc, mentre il secondo, basato sulla
classica combinazione di nome utente e password, permette di differenziare le
informazioni e le prerogative di modifica Tabula clinica si e’ rivelato uno
strumento prezioso a Villa Serena non solo per il personale medico, ma anche per
quello amministrativo, che puo’ gestire in modo automatizzato e in tempo reale il
carico dei medicinali e puo’ inoltre fornire al paziente, al momento della
dimissione, tutti i dati inerenti alla degenza, nonche’ spedire per posta
elettronica la cartella clinica Al medico curante, protetta da certificati di firma
elettronica per la privacy del paziente.
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Il Sole24Ore 16 ott. ’04

MALARIA, TEST POSITIVI PER IL PRIMO VACCINO

Per la prima volta un vaccino per la malaria si e’ dimostrato efficace nel
proteggere dall'infezione e dal decesso bambini sotto i cinque anni di eta’. La
notizia, pubblicata oggi dalla rivista «Lancet», arriva dal Mozambico, dove si e’
conclusa la seconda fase di sperimentazione clinica su 2.022 bambini di eta’
compresa tra uno e quattro anni. Il vaccino, l’Rts-s/as02a prodotto dalla
G1axoSmithKline (Gsk), ha prevenuto l'infezione nel 30% dei casi e si e’ dimostrato
efficace come terapia per il 58% degli infettati. «Possono sembrare numeri molto
bassi
- osserva Caterina Guinovart, ricercatrice presso la clinica universitaria di
Barcellona, in Spagna, che ha coordinato la sperimentazione insieme al professor
Pedro Alonso – ma bisogna ricordare che del milione di vittime che la malaria fa
ogni anno, 700mi1a sono bambini. Inoltre l’Rts e’ efficace contro il plasmodium
falciparum, la varieta’ piu’ virulenta e mortale del microrganismo che causa la
malattia». I ricercatori ora sperano che i prossimi cicli di sperimentazione dell'
Rts, che dovrebbero iniziare in Africa l'anno prossimo, mostreranno valori
abbastanza alti per poter pianificare in un futuro prossimo azioni su vasta scala,
ma il risultato di oggi e’ gia’ un segnale positivo per la strategia di attacco al
microrganismo. Il vaccino sperimentato dai catalani in collaborazione con il
Governo del Mozambico agisce subito dopo l'ingresso del plasmodium nel sangue umano
dovuto alle punture di zanzare: prima, cioe’, che il microrganismo possa
raggiungere il fegato dove si riproduce in milioni di copie che verranno disperse
nel circolo sanguigno. Non mancano pero’ altre strategie di attacco, sostenute
dalla Malaria iniziative e dalla Fondazione Bill e Melinda Gates:. a novembre
comincera’ infatti in Kenya la prima fase di sperimentazione clinica, su un
centinaio di bambini, dell’Fmpl sviluppato dal Walter Reed army institute
statunitense, anch'esso attivo nella fase riproduttiva del plasmodium. Nel corso
del 2003 hanno completato la prima fase di test clinici altri due vaccini, il Cs,
con la stessa strategia d'azione dell'Rts, e l’Sps66, che agisce invece dopo la
fase riproduttiva, una volta che le cellule del sangue sono state infettate.
«Un'analisi del Cochrane group americano sulla solidita’ dei risultati epidemio
logici su 18 sperimentazioni su l lmila pazienti condotti fino al 2003 - osserva
Bettina Menne, del Centro europeo per l'ambiente e la salute dell'Oms a Roma - ha
mostrato che i risultati dell'Rts sono quelli piu’ promettenti e lo citava gia’ tra
i migliori candidati per diventare un farmaco a tutti gli effetti». Trovare un
farmaco efficace contro la malaria e’ una priorita’ anche per lo sviluppo dei 90
Paesi colpiti da questo flagello nel mondo: l’Oms ha calcolato che la patologia
riduce dello 0,6% la crescita economica del continente africano e mostra punte
particolarmente alte in Kenya (26% del Pil) e in Nigeria (15% del Pil), mentre in
nazioni come Gambia e Mozambico assorbe fino al 40% della spesa sanitaria, spesso
sovrapponendosi ad altri grandi problemi come l’Aids. GUIDO ROMEO

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MILANO FINANZA 16 ott. ’04

STAMINALI: UN SORRISO PERFETTO SENZA STRILLARE

Benessere Attraverso il trapianto di cellule staminali, fra qualche anno sara’
possibile fare ricrescere i denti persi. Gia’ ora si puo’ mandare in pensione la
dentiera grazie alla moderna implantologia e dimenticare il dolore con sofisticati
laser. La tecnologia digitale permette di ridurre le radiazioni durante le
radiografie, e un getto d'acqua ad alta pressione cura le carie senza trapano di
Annika Abbateianni La ricerca condotta di recente da Efthimios Mitsiadis,
professore dell'Ecole normale superieure di Lione, potrebbe aprire la strada a una
vera e propria rivoluzione nel campo delle cure odontoiatriche. Assieme ai suo team
di ricercatori, e’ riuscito infatti a fare crescere i denti ad alcuni polli, grazie
a un trapianto di cellule staminali dentarie di maiale negli embrioni del volatili.
«Milioni di anni fa», spiega Mitsiadis, «gli uccelli erano dotati di dentatura, ma
si crede che alcuni geni collegati alla crescita dei denti siano progressivamente
scomparsi nel corso dell'evoluzione». Lo scopo della ricerca, pubblicata sulle
pagine della prestigiosa rivista americana Proceedings on the Nutional Acaderrty of
Science (Prias), alla quale hanno collaborato anche scienziati del Kings College di
Londra e dell'Universita’ di Nantes, era quello di verificare la possibilita’ di
«riaccendere» il processo genetica e di far rinascere i denti. Alla luce dei
risultati ottenuti, Mitsiadis spera, in un prossimo futuro, di potere mandare
definitivamente in pensione i denti sostitutivi, facendo ricrescere incisivi,
canini e molari, anche negli esseri umani. Secondo il dottor Paul Sharpe, esperto
nel campo dell'odontoiatria rigenerativa e collaboratore della ricerca, «non c'e’
nessuna ragione per cui una tecnica simile non debba essere applicata sugli esseri
umani: se i test daranno esiti positivi, infatti, per tutte le persone che hanno
perso i loro denti, che solo in Gran-Bretagna sono in media 12 a testa dopo i 50
anni, ci sara’ una valida alternativa all'inserimento di quelli sintetici. Ma
bisognera’ attendere ancora cinque anni affinche’ gli esperimenti per riavere denti
«vivi» possano essere approvati dalle autorita’ scientifiche e considerati
accettabili. METALLI HI-TECH PER GLI IMPIANTI A prescindere da tali ambiziosi
progetti, oggi e’ gia’ possibile, grazie alle piu’ moderne tecniche di
implantologia, mandare in soffitta l'ormai obsoleta dentiera Lo spiega il tedesco
Bahri Adis, medico specialista in odontoiatria, che svolge la propria professione a
Milano e a Francoforte all'interno di studi, da lui personalmente ideati, che
utilizzano tecniche di rilassamento particolari per tranquillizzare i pazienti. Fra
queste il feng-shui, disciplina di derivazione orientale che attribuisce alla
corretta disposizione degli oggetti nello spazio una valenza calmante, e la
cromoterapia, che sfrutta colori tenui come il beige, l’azzurro e il bianco, per
rilassare (il soffitto dello studio del dottor Adis a Milano, per esempio,
riproduce un cielo azzurro che sembra essere molto apprezzato dai pazienti).
Soluzioni alternative a parte, «quello che conta davvero e’ che oggi, grazie ai
piu’ evoluti sistemi implantari, e’ possibile inserire i denti sostitutivi in modo
fisso, direttamente nell'osso», spiega Adis. «Contrariamente a quanto avveniva
prima, infatti, non si fissano piu’ le protesi sui denti, ne’ si appoggiano alle
gengive, ma si utilizzano denti sintetici, biologicamente compatibili, che vengono
ancorati all'osso tramite viti in titanio, o, ancora meglio, in zirconia, materiale
di ultima generazione dai notevoli pregi estetici e dall'incredibile resistenza;
basti pensare che e’ quello richiesto e adottato tutte le star di Hollywood per
farsi ricostruire i denti», illustra l'esperto. Grazie a tale innovazione, quindi,
i pazienti possono risolvere disagi fisici e psicologici causati dalla dentiera e
riavere denti fissi che assicurano una masticazione valida e fisiologica. Anche per
quanto concerne le radiografie ci sono grosse novita’. Adis e’ infatti uno dei
pochi odontoiatri in Italia a utilizzare sistemi di radiografia in digitale, che
«sono molto importanti in quanto oltre a essere perfette in termini di risoluzione
e di immagine (non necessitano di essere guardate in controluce), hanno
un'emissione dl raggi X solo del 10%, il che permette, se necessario, di ripetere
la radiografia senza esporre il paziente a una quantita’ eccessiva di radiazioni»,
spiega Adis. Inoltre; essendo realizzate con tecnica digitale, possono essere
ritoccate varie volte al computer per mostrare ai paziente, con esattezza, il
«prima e il dopo». BASTA TRAPANO. LE CARIE SI CURANO CON L'ACQUA L’abbandono della
dentiera e le radiografie di ultima generazione sono senza dubbio novita’ in grado
di tranquillizzare molti pazienti, ma cio’ maggiormente preme ai piu’, e’ la
certezza di non dovere sentire dolore. Fortunatamente, anche a questo proposito, i
passi compiuti all'odontoiatria sono degni di nota, in particolare grazie al laser.
Introdotto per la prima volta in campo dentistico nel 1995, e’ ancora poco diffuso
in Italia, non solo per i costi proibitivi delle apparecchiature necessarie, ma
anche poiche’ e’ «indispensabile che il dentista che lo utilizza abbia una mano
ferma ed estremamente precisa», spiega il dottor Bahri Adis, che pur impiegando il
laser si affida per lo piu’ a una tecnica decisamente rivoluzionaria che da’ la
possibilita’ di intervenire sulle carie piccole con un getto di acqua talmente fine
e potente che consente di curare il dente e ripulirlo senza alcuna anestesia, senza
il rumore del trapano e senza alcun rischio di bruciare il tessuto sano
circostante. Fatto, quest'ultimo, che si puo’ verificare quando l’odontoiatra che
fa uso del laser non e’ abbastanza esperto. «Occorre sottolineare, pero’, che non
e’ possibile intervenire con l'apparecchiatura a getto d'acqua fine su carie di
grossa entita’. Al contrario, per lavori modesti, come quelli sui bambini, il suo
impiego consente di avere un primo approccio positivo e assolutamente non
traumatico con il medico piu’ temuto», aggiunge ancora Adis. DENTI SPLENDENTI CON
IL RAGGIO LASER Quindi, al di la’ dei numerosi scetticismi, se utilizzato
correttamente, il laser, in particolare quello a diodo, puo’ avere molteplici
applicazioni in odontoiatria. per esempio nell'eseguire la desensibilizzazione dei
colletti e dei monconi dentali, per curare la piorrea -una delle cause della
perdita di denti (vedere boxs, per la terapia conservativa, per rismaltare i denti,
per ottenere un migliore sbiancamento dentale, per sterilizzare i canali in seguito
alla necrosi di un dente, per la rimozione di carie di piccola entita’ o per
incidere le gengive. Qualunque sia l'utilizzo, quello che i pazienti percepiscono
come valore aggiunto del laser, e’ i1 ridotto uso di anestetici. Infatti, grazie
alla rapide pulsazioni dell'energia luminosa, il sistema nervoso del paziente non
percepisce, nella stragrande maggioranza dei casi, alcun dolore. I benefici sono
comunque molteplici, sia per l'operatore, sia per il paziente. Per quanto concerne
il dentista, la qualita’ del lavoro e’ superiore rispetto ai metodi tradizionali,
la precisione di taglio, incisione e ablazione e’ maggiore, il potere emostatico e’
piu’ forte e la visibilita’ della cavita’ orale migliore. Relativamente ai
pazienti, questi non sono piu’ costretti ad avvertire fastidiose vibrazioni e
rumori come quelli provocati dal trapano, che costituiscono una delle cause piu’
importanti del rifiuto degli interventi dentistici da parte dei soggetti piuttosto
ansiosi Va anche specificato che, grazie al laser, i tempi di seduta, cosi’ come
quelli di recupero postoperatorio, sono notevolmente ridotti. Tale tecnologia
rappresenta quindi una rimarchevole evoluzione nella tecnica medicale e, laddove
non sia possibile o consigliabile il suo effettivo utilizzo, e’ comunque un valido
supporto alle tecniche odontoiatriche tradiziona GAS E ANESTETICO, SVEGLI SENZA
DOLORE
Un metodo alternativo di anestesia totale per gli interventi dentali cosi’
importanti da richiedere una sedazione generale (per esempio le estrazioni di molti
denti contemporaneamente), potra’ aiutare i pazienti ad evitare l'anestesia
generale. La notizia e’ stata diffusa dalla rivista Anaesthesia, dove si legge che
grazie allo studio effettuato dai ricercatori dell'University of Newcastle, si e’
scoperto che somministrando a pazienti odontoiatrici una combinazione di anestetico
chiamato midazolam, un mix di due gas, e di un normale anestetico dentale locale si
puo’ evitare l'anestesia totale. I test clinici condotti su piu’ di 600 bambini con
problemi dentali estremi, i quali solitamente richiederebbero un'anestesia generale
in ospedale, hanno evidenziato un esito positivo in oltre il 93 per cento dei casi.
I bambini, infatti, non hanno percepito dolori, anche se sono rimasti coscienti
durante l'intervento, e non hanno ricordato nulla quando esso e’ stato completato
CAPSULE, BASTA METALLI. ARRIVA LO ZIRCONIO E ormai di dominio pubblico che i
materiali impiegati per anni nelle ricostruzioni dentali contengono sostanze
potenzialmente tossiche. II mercurio, in particolare; e’ l'elemento probabilmente
piu’ tossico in natura e, una volta in bocca, all'interno dell'amalgama, emette
vapori nocivi durante la masticazione, mentre si spazzolano i denti e quando si
ingeriscono bevande calde, anche se i rischi maggiori di contaminazioni si hanno
quando questo viene rimosso, durante le lavorazioni del dentista. Proprio per
questa ragione, la tecnologia delle protesi dentarie ha avuto una forte
accelerazione nella ricerca di materiali e sistemi fortemente innovativi che
avessero tutti, come parola d'ordine: «metal-free» (ossia assenza di metalli). A
questo scopo, nel dicembre 2002, a Milano, e’ nata l’Aiob, (Accademia
internazionale di odontoiatria biologica), la cui missione e’ il «rispetto
biologico» nella cura dei denti, che si traduce «nella ricerca e nell'applicazione
di nuovi concetti i quali, pur basandosi sugli imprescindibili principi
de(l'odontoiatria classica, propongono metodologie piu’ rispettose del paziente e
degli operatori», ha affermato il dottor Raimondo Pische, presidente
dell'Accademia. Fra i materiali usati finora c'e’ il titanio, utilizzato per la
formazione delle leghe metalliche e utile per fare protesi, gioielli e altro.
Questo, nonostante il pregio di avere costi bassi, forma delle leghe di bassa
qualita’ e altamente ossidanti, non garantendo percio’ la perfetta bio
compatibilita’. Fra i’ materiali alternativi di ultima generazione proposti di
recente, spicca lo zirconio, definito «fratello maggiore» del titanio (chiamato
anche ossido di zirconio oppure zirconia), con il quale si ottengono strutture di
notevole robustezza che, messe al posto del dente, servono per sorreggere la
struttura di ceramica. Secondo il dottor Bahri Adis, che lo utilizza gia’ da
qualche tempo, «il materiale, lo stesso da cui sono costituiti i piu’ comuni
gioielli falsi, offre un notevole miglioramento in termini di biocompatibilita’,
non emanando alcuna sostanza tossica, di durezza e di estetica». BRILLANO I
RISULTATI, NON L’APPARECCHIO Ultimamente, anche in odontoiatria sono stati fatti
molti progressi, finalizzati soprattutto a eliminare il disagio delle macchinette
infernali tanto odiate dagli adolescenti e da chi e’ costretto, magari non piu’
giovanissimo, a dovere mettere l'apparecchio per riallineare i denti. Di fatto,
oggi, le possibilita’ dell'odontoiatria estetica sono molteplici e grazie ad
apparecchi invisibili ultramoderni, come quelli brevettati da Invisalign, si hanno
numerosi vantaggi.
ATTACCHI: anziche’ venire incollati sulla faccia esterna dei denti, esposta al
sorriso, come avveniva fino a qualche tempo fa, vengono posizionati su quella
interna, linguale, risultando quindi invisibili; pur assolvendo alla loro funzione
di correggere denti affollati o sporgenti e arcate strette o comunque alterate
nella forma. FACCETTE
ESTETICHE: si tratta di sottili lamelle in composito o ceramica, costruite in
laboratorio, ' che si’ applicano sulla faccia esterna dei denti per, ridargli una
forma piu’ estetica. Contrariamente a quelle utilizzate fino ad alcuni anni fa,
sono completamente bianche o invisibili. PIORREA, ORA NON FA PIU’ PAURA
Piorrea e’ il nome comune, malattia parodontale e’ quello medico. Comunque la si
preferisca chiamare, si tratta di una patologia molto diffusa, come dimostrano gli
ultimi dati secondo i quali oltre il 40% della popolazione ne e’ affetta, nn forma
piu’ o meno grave. La malattia consiste in un'infezione batterica che attacca il
parodonto, ossia le gengive, l'osso e altri tessuti di sostegno dei denti. Oltre a
essere una delle cause piu’ frequenti della perdita dei denti negli adulti, avendo
un carattere subdolo, poiche’ non provoca dolore, fa rischiare di ritardare la
diagnosi, che spesso giunge quando le gengive e i1 tessuto ossea sono gia’
seriamente compromessi. Per rivelare precocemente tale patologia, sono essenziali
regolari visite dal dentista e, soprattutto, una corretta igiene orale. La
parodontite iniziale puo’ manifestarsi con ipersensibilita’ dentale, un senso di
tensione anomala tra i denti, sanguinamento durante lo spazzolamento, per poi
evolversi con una progressiva recessione gengivale
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Il Sole24Ore 21 Ott.2004

PROTEINE AL CENTRO DI CANCRO E INFARTO

MILANO a La ricerca made in Italy segna due importanti avanzamenti nella lotta
contro il cancro e l'infarto. Grazie agli studi condotti da un lato dall'Ifom
(Istituto Firc per la ricerca molecolare in oncologia) e dall'altro dal Mario Negri
si sono compresi i ruoli chiave di due
proteine: la Cdkl che, come un'infermiera, ripara i danni al Dna, e la Ptx3, la cui
presenza quadruplica il rischio di morte in caso di infarto. Gia’ nel 2001 la Cdkl
ha fruttato il Nobel per la medicina a Paul Nurse, Tim Hunt (si veda Il So1e-24 Ore
del IS giugno 2004) e Leland H. Hartwell, che ne avevano descritto l'importanza
nella moltiplicazione cellulare, ora Achille Pelliccioli e Marco Foiani dell'Ifom
ne hanno individuato per primi il ruolo di "riparatore" dei cromosomi, come riporta
«Nature». «Anche se sono almeno 50 le proteine che collaborano a ripristinare le
informazioni genetiche perse durante la divisione cellulare - spiega Foiani - e’ la
Cdkl la prima a intervenire». La cellula sopravvive anche se la ricostruzione del
genoma non avviene correttamente finche’ il cumulo di errori non supera una soglia
oltre la quale decide di "suicidarsi". Nei casi peggiori pero’ puo’ perdere il
controllo e innescare la nascita di un tumore. Danni al Dna sono provocati anche da
molti chemioterapici e dalle radioterapie. «La prima applicazione dei nostri
risultati - osserva Foiani - sara’ l'analisi genetica del tumore di ogni paziente
oncologico per capire se Cdkl e’ attiva o meno, in modo da somministrare dosaggi su
misura piu’ efficaci con tro il tumore e meno dannosi per l'organismo». La ricerca,
finanziata con 400mila curo dall'Associazione italiana per la ricerca sul cancro,
apre la porta anche allo sviluppo di nuovi chemioterapici piu’ selettivi. Anche la
Pbc3, gia’ nota come proteina dell'infiammazione, avra’ molto peso in clinica,
candidandosi a diventare un marcatore importante nella diagnosi dell'infarto.
«Misurando i livelli della Pxt3 in 712 pazienti con infarto - spiega Alberto
Mantovani che ha coordinato lo studio pubblicato su "Circulation" con Roberto
Latini e Aldo Maggioni’ - abbiamo trovato una correlazione tra la sua presenza e un
rischio di morte circa quattro volte superiore». GUIDO ROMEO
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Il Sole24Ore 21 Ott.2004

CANCRO AL SENO, COME DIFENDERSI

Oggi nei Paesi occidentali la malattia uccide meno ma colpisce di piu’ - Le novita’
sul fronte della diagnosi e su quello dette terapie La guerra contro il tumore al
seno e’ diventata una corsa contro il tempo. I dati degli ultimi sette anni
mostrano che oggi nei Paesi occidentali la malattia uccide meno, ma colpisce sempre
di piu’. Segno che ricerca e cura sono sulla strada giusta, ma che non bisogna
abbassare la guardia. «In Italia i decessi dovuti al cancro alla mammella sono
diminuiti addirittura dell' 11,2%: un risultato forse mai raggiunto in un periodo
cosi’ breve per una malattia cosi’ grave - osserva Roberto Labianca, oncologo
presso gli Ospedali Riuniti di Bergamo e presidente dell'Associazione italiana per
l'oncologia molecolare (Aiom) - e la mortalita’ e’ scesa anche tra le donne giovani
tra le quali la diagnosi precoce e’ spesso piu’ difficile che per le donne che
hanno superato la menopausa». Diagnosi precoce. Il merito di questo successo va
soprattutto all'informazione delle donne e alla diffusione degli screening mediante
mammografia. Se il tumore e’ diagnosticato precocemente, quando ha un diametro
inferiore al centimetro, c'e’ il 95% di possibilita’ di guarire. Se il diametro e’
piu’ grande, ma non c'e’ traccia di cellule cancerose nei linfonodi ascellari, le
ghiandole sentinella dell'avanzata della malattia, le chance di salvarsi sono
ancora dell'85%. «Una diagnosi tardiva e’ il peggior nemico delle donne - avverte
Labianca - se il diametro della massa tumorale supera i cinque centimetri e ha
intaccato i linfonodi il tasso di sopravvivenza scende al 40 per cento. AL 25% se
sono stati raggiunti piu’ di tre linfonodi». I successi della prevenzione sono
incoraggianti, ma le statistiche ci ricordano che quella contro il cancro sara’ una
battaglia ancora lunga. Nei Paesi occidentali il tumore al seno e’ ancora la prima
causa di morte per le donne tra i 35 e i 65 anni e le stime dell' Oms parlano di
200mi1a nuovi casi diagnosticati in Europa e di 184mi1a negli Stati Uniti ogni
anno. Mentre Asia e Africa si contendono il primato dell'incidenza piu’ bassa, gli
epidemiologi prevedono addirittura un leggero aumento dell'incidenza nei prossimi
10-15 anni nei Paesi sviluppati. Nord Europa, primato negativo. L'incidenza piu’
elevata e’ nel Nord Europa, in Paesi come Danimarca, Gran Bretagna e Belgio, mentre
Grecia, Portogallo e Spagna mostrano incidenze leggermente piu’ basse,
probabilmente per fattori sia ambientali come la dieta e lo stile di vita, che per
la predisposizione genetica della popolazione. In Italia il tumore al seno viene
diagnosticato a 33mila donne ogni anno ed e’ responsabile del decesso di almeno
llmila. Nella Penisola l'incidenza e le tecniche di cura variano enormemente da
Nord a Sud. Secondo il Registro Tumori, ogni anno il tumore al seno colpisce 92
donne su 100mi1a a Torino, 95 a Genova e 99 a Varese, mentre a Latina e Ragusa
rispettivamente 52 e 68. La ragione di queste differenza, che si traduce in un 40%
di probabilita’ in meno di ammalarsi al Sud, sembra essere la tendenza a fare piu’
figli e prima nelle Regioni meridionali. Le terapie. La prevenzione non e’ pero’
che una delle gambe sulle quali cammina, o meglio corre la battaglia contro il
tumore al seno. «Il futuro delle terapie e’ verso un'integrazione sempre piu’
stretta tra chirurgia, radiologia e terapia farinacologica - osserva Alberto Lumi,
direttore della divisione di senologia dell'Istituto europeo di oncologia di Milano
-. I progressi piu’ visibili sono stati proprio nella chirurgia, che e’ passata da
interventi demolitivi che prevedevano l'asportazione di tutta la mammella, a
tecniche conservative che prevedono la divisione del seno in quadranti e un
intervento locale volto ad asportare la massa tumorale riducendo l'impatto sui
tessuti sani». La consacrazione della strategia conservativa, iniziata dal
fondatore dell'Ieo Umberto Veronesi negli anni Settanta e’ arrivata l'anno scorso
con uno studio americano pubblicato sul «New England Journal of Medicine» che ha
mostrato come, a 20 anni di distanza, la sopravvivenza delle pazienti che avevano
ricevuto un intervento conservativo insieme alla radioterapia, non era diverso da
quelle completamente mastectomizzate. «Oggi otteniamo risultati ancora migliori con
la radioterapia intra operatoria
- spiega Lumi -, che ci permette di irraggiare la zona dalla quale abbiamo
asportato il tumore in maniera molto precisa e localizzata, riducendo al minimo le
conseguenze per i tessuti circostanti». I test genetici. Una delle innovazioni piu’
interessanti per il tumore al seno sono i test genetici che potrebbe presto
permettere ai clinici di somministrare terapie su misura. Dallo scorso gennaio e’
disponibile un test genetico messo a punto dalla californiana Genomic health me con
un costo di 3.400 dollari, destinato alle donne che non mostrano tracce del tumore
nei linfonodi e nelle quali la crescita del carcinoma e’ stimolata dalla presenza
di estrogeni (come avviene per i due terzi dei tumori al seno). In questo gruppo
solo 15 su 100 delle donne che prendono farmaci antiestrogeni come il tamoxifene
rischiano di avere una recrudescenza del tumore dopo la chirurgia. Gli specialisti
consigliano percio’ la chemioterapia per abbassare ancora questo numero a 11,
evitando cosi’ un tumore ad altre quattro donne. Il problema e’: quale di queste
quattro bisogna trattare e chi sono le 11 per le quali la chemio e’ inutile? Il
test risponde messo a punto dai californiani risponde a questa domanda esaminando
21 geni chiave in un campione di tumore e assegnando un punteggio da zero a 100.
Piu’ alto e’ il punteggio, maggiore e’ il rischio di una ricaduta se non si
somministra la chemio. A quattro anni dal completamento della mappatura del genoma
umano, molti altri test genetici sono in arrivo per dare indicazioni sempre piu’
precise su chi trattare e con quali terapie. Guido Romeo
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Repubblica 24 ott. ’04

LA "CAPSULA ENDOSCOPICA ATTIVA"

e’ stata presentata a Napoli
dal suo ideatore, Paolo Dario, docente di robotica biomedica Ecco il micro robot
chirurgo Si beve con un bicchiere d'acqua Date le minime dimensioni e le "zampette
retrattili" sara’ in grado di camminare all'interno nell'organismo

Il micro robot

ROMA - Si manda giu’ con un bicchiere d'acqua e viaggia nell'organismo fotografando
tutto; presto, inoltre, sara’ predisposto per fare piccoli interventi chirurgici.
E' il micro robot teleguidato che cammina come un insetto con le sue zampette
dentro l'apparato digerente.

Il rivoluzionario strumento e’ stato presentato oggi a Napoli nell'ambito del
congresso nazionale della societa’ italiana di ortopedia
(Siot) dal suo ideatore, Paolo Dario, docente di robotica biomedica alla scuola
superiore di Pisa Sant'Anna.

Il prototipo e’ lungo 20 millimetri e largo 10 (ma si lavora a farlo diventare piu’
piccolo di una formica); in futuro potra’ fare prelievi ed effettuare interventi,
perche’, date le minime dimensioni, e’ in grado di entrare in tutti gli orifizi del
nostro organismo. Il progetto del microapparecchio era stato presentato un anno fa
a Napoli nelle sue linee essenziali ma adesso e’ stato concretamente tradotto in un
prototipo, pronto per essere messo in campo.

"Il micro robot - dice Paolo Dario - e’ una capsula endoscopica attiva, cioe’
'intelligente' che puo’ viaggiare, una volta ingerita, dall'esofago al retto ma in
futuro, piccola com'e’, puo’ percorrere tutte le strade interne del nostro
organismo, dopo un'ulteriore miniaturizzazione. Gli si puo’ ordinare di andare
avanti, di tornare indietro, o di fermarsi. Ma, essendo intelligente, il micro
robot e’ in grado da solo di adattare il proprio comportamento a seconda delle
circostanze".

"Ha la capacita’ di muoversi come vuole - prosegue l'ideatore, - con le sue
zampette da insetto che hanno la particolarita’ di essere retrattili. Questo nostro
progetto e’ molto ambizioso perche’ punta ad affidare al micro robot anche compiti
di chirurgo: in pratica e’ come se un chirurgo entrasse nell'organismo, vedesse il
campo operatorio e intervenisse".



Questo progetto va notevolmente oltre l'attuale endoscopio-capsula (oggi
disponibile in alcuni centri clinici) che percorre l'intestino tenue registrando
cio’ che vede: questa registrazione viene poi recuperata e sviluppata all'uscita
dell'intestino. Il micro robot presentato al congresso Siot di Napoli, invece,
registra cio’ che vede, potra’ operare e viaggiare.

Il progetto del micro robot, finanziato da Imc-Kist, un istituto pubblico del Sud
Corea, non e’ l'unica novita’ presentata al congresso di ortopedia a Napoli. Lo
stesso professore Dario ha annunciato che sara’ immesso sul mercato fra due anni un
nuovo rivoluzionario strumento nato sempre alla scuola superiore di Pisa: si tratta
di un colonoscopio che effettua l'indagine, ecco la grande novita’, senza alcun
dolore per il paziente. Anche in questo caso si tratta di un robot miniaturizzato
che penetra nell'intestino e, camminando lentamente, effettua gli accertamenti e
invia tutte le immagini.

"E' un eccezionale progresso della medicina, il cui annuncio si inserisce - dicono
Nando de Sanctis e Giuseppe Guida che presiedono il congresso della Siot di Napoli
- in una manifestazione che e’ tutta proiettata alla presentazione di novita’
scientifiche molto importanti come l'osso naturale e il bisturi per prevenire
l'artrosi. Quello che Asimov aveva immaginato nel suo indimenticabile film Viaggio
allucinante, e’ uscito dalla fantascienza per diventare realta’ concreta".

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Repubblica 21 ott. ’04

VIRTUAL IMAGING: LO STENT SI PROGETTA IN VIDEO

La tecnica e’ in studio al "Galeazzi" di Milano: consente di eliminare molti esami
invasivi Milano - Quanti e quali sono i progressi della ricerca scientifica in
radiologia? Sono pochi e rigorosamente applicati alla chirurgia. Come il Virtual
Imaging Radiologico, gia’ in fase avanzata di ricerca, annunciato recentemente
dall'Istituto Ortopedico Galeazzi, parte del Gruppo Ospedaliero San Donato a
Milano, indicato nei casi di aneurisma all'aorta, ma non solo.
Cos'e’ il Virtual Imaging Radiologico, quali le possibilita’ operative? E' una
grossa opportunita’ di studio e di ricerca, una tecnica non invasiva a basso costo,
che riduce i tempi del paziente in ospedale e i rischi di complicanze. Si tratta di
una forma di endoscopia virtuale (che si pone anche al servizio di ospedali di
altre citta’) che consente con un clic di elaborare i dati di una TAC o di una
Risonanza Magnetica per vedere, prima di passare alla fase progettuale
dell'intervento, sia lo stato obiettivo dell'aorta sia la protesi virtuale ad hoc,
che e’ necessario riprodurre e applicare.
Un metodo che permette di eliminare l'invasivita’ delle indagini angiografiche
diagnostiche, che si colloca nell'ambito della radiologia interventistica - che
comporta anestesia locale - e che ribalta le logiche della chirurgia mirata
all'asportazione manuale a cielo aperto di una parte malata da rimuovere a favore
della chirurgia che inserisce protesi o "stent" attraverso vie d'accesso interne ai
vasi sanguigni. Chirurgia vascolare, oltre ad ortopedia e neurologia possono
beneficiare di simili ricerche del Gaelazzi, che non trascura dermatologia,
odontoiatria, chirurgia maxilo-facciale, podologia, reumatologia... non piu’ solo
per la cura, ma anche per la formazione e la ricerca grazie alla collaborazione con
l'Universita’ di Milano e con il Dip. di Bioingegneria del Politecnico di Milano.
(felicia pioggia)

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Le Scienze 24 ott. ’04

I MECCANISMI DELL’OBESITA’

Scoperto un processo indotto dai carboidrati

Un gruppo di ricercatori del Southwestern Medical Center dell’Universita’ del Texas
si e’ avvicinato a comprendere come le diete ricche di carboidrati conducono
all’obesita’ e al diabete. Il biochimico Kosaku Uyeda ha mostrato che una singola
proteina chiamata ChREBP (Carbohydrate Response Element Pinding protein), scoperta
dal suo gruppo di ricerca, attiva diversi geni che spingono le cellule nel fegato a
trasformare gli zuccheri in grassi. Lo studio e’ stato descritto in due articoli
pubblicati sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences”. “La
scoperta di questo fattore - commenta Uyeda - ci ha reso piu’ chiaro il meccanismo
biochimico della conversione di carboidrati in grassi”. Alcuni dei carboidrati o
zuccheri presenti nel cibo vengono immediatamente convertiti in energia, mentre il
resto viene convertito in grassi. Questo processo avviene in due modi: una risposta
immediata, dove gli enzimi vengono mobilitati per convertire rapidamente gli
zuccheri in grassi, e una risposta piu’ lenta, dove molti geni differenti vengono
attivati e disattivati, creando piu’ enzimi che possono svolgere questo compito.
ChREBP, un cosiddetto fattore di trascrizione, e’ coinvolto nella risposta lenta ed
e’ normalmente espresso nel fegato, nei grassi e nei muscoli.
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Repubblica 24 ott. ’04

SUPER RISONANZA MAGNETICA "LEGGE" IL PENSIERO

Il piu’ potente macchinario di risonanza magnetica per il cervello, tre volte piu’
efficace dei dispositivi attuali, in grado non solo di riprodurre l'anatomia di
questo organo ma di tracciarne e illustrarne persino il metabolismo connesso al
pensiero. L'Universita’ dell'Illinois di Chicago ha recentemente presentato alla
stampa questo macchinario avanguardistico, costruito dalla Ge Healthcare, una
speciale sezione della General Electric Company dedicata alle strumentazioni
mediche. Il nuovo dispositivo consentira’ di studiare meglio questo complesso
organo vitale ma il suo uso non si limita alla ricerca. Ci sono gia’ notevoli
applicazioni mediche come la cura dei tumori cerebrali, dove e’ necessario un
continuo monitoraggio del cervello.
La macchina si basa su un magnete da 9.4 tesla (unita’ di misura della forza
magnetica), il piu’ potente finora realizzato (1.5 tesla e’ la potenza standard dei
magneti in uso nella Rm). La nuova Rm sara’ quindi in grado di diagnosticare prima
e con piu’ precisione ictus, Alzheimer, autismo e patologie mentali, come il
deficit di attenzione per i bambini. Il centro di ricerca per la risonanza
magnetica dell'Universita’ di Chicago sara’ in grado di condurre studi sul cervello
finora mai compiuti. "Il lavoro che stiamo facendo e’ la mappatura del pensiero
umano. Cio’ portera’ importanti avanzamenti nella ricerca medica delle malattie
cerebrali", spiega Keith Thulborn, direttore del centro che ha realizzato il
dispositivo insieme alla Ge. Una delle applicazioni mediche gia’ in uso al centro
e’ la diagnosi e trattamento del deficit di attenzione di bambini e adolescenti.
"Riuscendo ad osservare i diversi metabolismi dell'apprendimento si possono quindi
poi elaborare programmmi di insegnamento piu’ efficaci per questo tipo di bambini".
La risonanza magnetica da 9,4 tesla va oltre la semplice ricostruzione anatomica
del cervello e riesce anche a individuare i segnali del sodio, fosforo, carbonio,
azoto e ossigeno, i "mattoni" della materia vivente. "Il metabolismo fornisce
l'energia che sostiene le funzioni cerebrali", conclude Thulborn, "e quindi offre
una chiave in piu’ per scoprire i misteri della mente". (susanna jacona salafia)

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Le Scienze 24 ott. ’04

MRI CONTRO TC

La risonanza magnetica consente diagnosi piu’ efficaci

Secondo uno studio pubblicato sul numero del 20 ottobre della rivista “Journal of
the American Medical Association”, la risonanza magnetica
(MRI) puo’ risultare accurata quanto la tomografia computerizzata (TC) nel rivelare
gravi emorragie nel cervello di pazienti che mostrano segni di ictus, e piu’
accurata della TC nell’individuare emorragie cerebrali croniche. La TC senza
contrasto e’ la tecnica di visualizzazione cerebrale standard usata per la
valutazione iniziale dei pazienti con gravi sintomi di colpo apoplettico,
soprattutto a causa della sua capacita’ di escludere la presenza di emorragie. La
risonanza magnetica e’ stata suggerita come alternativa alla TC in caso di
emergenza, in quanto e’ in grado di individuare la presenza, la posizione, la
dimensione e l’estensione di ischemie iperacute (vasi sanguigni bloccati). Per
confrontare la loro precisione nel rivelare le emorragie cerebrali, Chelsea S.
Kidwell dell’Universita’ della California di Los Angeles
(UCLA) e colleghi hanno esaminato scan di MRI e TC in 200 pazienti che mostravano
segni di ictus cerebrale. Lo studio e’ stato effettuato presso il Medical Center
dell’UCLA e il Suburban Hospital di Bethesda, negli Stati Uniti, fra l'ottobre 2000
e il febbraio 2003. L’eta’ media dei pazienti era di 75 anni, e il cinquantacinque
per cento di essi era di sesso femminile. Gli scan sono stati effettuati entro sei
ore dall’insorgere dei sintomi di ictus. Lo studio e’ stato arrestato in anticipo,
quando i ricercatori hanno scoperto che la MRI rivelava gravi emorragie non
individuate dalla TC. Nel diagnosticare qualsiasi tipo di emorragie, la MRI ha
identificato 71 pazienti positivi e la TC solo 29. Gli autori concludono pertanto
che “la MRI potrebbe costituire l’unica tecnica accettabile nel caso di gravi colpi
apoplettici”.




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