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 Una donna trattata in un modo disumano.
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admin

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Posted - 17 May 2005 :  17:35:23  Show Profile  Click to see admin's MSN Messenger address  Send admin a Yahoo! Message  Reply with Quote

Pubblichiamo, su autorizzazione dell'interessata, l'incredibile a storia di una donna, operatrice sanitaria, in seguito a cure odontoiatriche.


"Mi chiamo Grazia L…….. , sono una operatrice sanitaria e esercito la mia professione in una struttura sanitaria in Puglia

Questo è un diario che risulta necessario per spiegare gli eventi che sono susseguiti nella mia vita, precisamente dall’inizio delle cure dentistiche , che purtroppo nel corso degli ultimi anni, hanno cambiato completamente la qualità della mia vita.

La mia storia comincia il 29 ottobre del 2001 dopo essermi recata allo studio dentistico De Ma…… appuntamento fissato telefonicamente, per far cementare il ponte superiore dx , (lavoro che era stato effettuato nel 1996 e che fino a quel momento non mi aveva arrecato alcun disturbo) che si era semplicemente staccato.

Il Dentista in questione cementò il ponte, ma mio malgrado dovetti ripresentarmi più volte per una nuova cementazione nei mesi successivi finché un bel giorno per una ennesima cementazione
( circa 20) durante le manovre spezzo il ponte; a questo punto il medico mi disse: signora il ponte si è spezzato, ora prendiamo le impronte così le preparo un provvisorio, cominciò cosi la storia dei provvisori e dei ponti rotti.

Le settimane successive servirono per la preparazione e il fissaggio del ponte provvisorio, che comunque oltre a staccarsi continuamente si spezzo; riandai immediatamente in studio, il medico appena mi vide mi disse: signora , qui si deve procedere subito a fare subito il ponte definitivo, venga; mi portò in un’altra stanza mi fece un rapido preventivo verbale, (era il 22 febbraio del 2002 venerdì sera) mi congedò lasciandomi scoperti i due denti pilastri per il ponte, naturalmente non devitalizzati, mi fissò un nuovo appuntamento per la settimana successiva; le circostanze, e il modo in cui mi congedò mi lasciarono alquanto perplessa.

Ho ritenuto necessario esplicitare questa parte dell’evento, affinché avesse un senso il resto, cioè raccontare la storia di una persona, che purtroppo non ha conosciuto professionisti seri, onesti, umani e preparati professionalmente, ma solo interessati a fare soldi, da infischiarsene di creare danni seri e irrecuperabili di salute sugli esseri umani.

Mi misi alla ricerca di un nuovo dentista all’altezza del lavoro da eseguire, così consigliata dal farmacista Fernando dove mi recai l’indomani, che per giunta era sabato, a chiedere se avesse un prodotto in grado di coprire momentaneamente almeno il canino con il dentino spezzato, perché incominciava a fami male, (mi disse che in commercio in farmacia non esisteva nessun prodotto) mi consigliò di andare allo studio dentistico del dott. A….. Ce…. che era aperto anche di sabato
.
Senza appuntamento il 23 di febbraio del 2002 (sabato mattina)in emergenza mi recai allo studio del dott. Ce… e chiesi all’assistente la cortesia di farmi visitare, dopo un po’ mi fece accomodare, fu molto gentile, gli spiegai brevemente la situazione, gli mostrai il ponte spezzato che utilizzò recuperando quel giorno una parte del ponte di metallo rotto che avevo conservato per coprirmi il dente canino scoperto diventato molto dolente durante la notte.

Da quella prestazione e dalle prestazioni successive (coprì anche l’ultimo molare dx superiore dolente anche quello con il dente recuperato dal ponte spezzato) ebbi un gran sollievo; quindi decisi di fermare la ricerca al dott. Ce.

Naturalmente sapevo che erano prestazioni tampone e che dovevo il più presto possibile ripristinare la situazione con un ponte nuovo; Fissai un’altro appuntamento per parlare di quello che si doveva fare e del preventivo di spesa.

Il dott. Ce… era sempre molto cordiale, mi sembrò anche abbastanza preparato durante il colloquio, solo che quello io volevo si scontrava con quello che lui mi proponeva, (gli impianti) infatti la mia richiesta era un preventivo per rifare il ponte rotto a dx nel più breve tempo possibile, per poi pensare subito a fare qualcosa a sx, comunque ancora non avevo deciso cosa, mi serviva altro tempo, in quel momento per me era urgente ripristinare il lato dx.
Ci furono altri colloqui, duranti i quali la mia richiesta era sempre la stessa, ma il dott.Ce… era irremovibile sulla preparazione del ponte a dx, affermava che si sarebbe spezzato come l’altro, anche se io gli ripetevo sempre che non mi importava e che se ciò si fosse verificato lo avrei rifatto nuovo, al termine de colloquio mi disse di effettuare una panoramica.

Dopo aver effettuato la panoramica (allegato 1) il giorno 16/05/2002 ritornai in studio, in quella occasione mi disse subito che tutto andava bene, l’osso c’era, gli impianti potevano essere istallati, il discorso era sempre lo stesso, gli impianti in titanio avrebbero risolto tutti i miei problemi (io non sapevo che invece sarebbero cominciati)per sempre, che non c’era nessuna controindicazione perché era quanto di più tranquillo e sicuro si potesse desiderare, così in quello stesso momento mi fisso un appuntamento con l’implantologo presso il suo studio, peraltro mi preparò un byte (allegato n 2) che avrei dovuto mettere da subito durante le ore notturne.

Il giorno 1/06/2002 mi recai allo studio per essere visitata dall’implantologo, il quale propose due impianti a dx e tre a sx, io ormai credo, come qualsiasi paziente mi lasciai guidare, era una questione di fiducia, due medici che esaltavano, illustravano con enfasi tutto quello che doveva essere fatto, per quanto mi riguardava, dovevo avere solo un po di pazienza, sei mesi per il lato dx e sei mesi per il sx, tutto era perfetto, naturalmente si guardarono bene dal mettermi al corrente delle possibili complicanze, praticamente per loro erano zero, solo un eventuale non attecchimento, ma nemmeno in quel caso nessuna paura, si rifaceva l’intervento peraltro senza nessuna aggiunta di spesa e tutto andava bene, naturalmente non trascurando di portare alla mia attenzione altri casi risolti efficacemente di caio o sempronio.

Non essendo ancora convinta, il dott. Ce…. mi fisso un altro appuntamento con l’implantologo il 15/06/2002, volevo che mi parlasse delle complicanze e della sicurezza per il tipo di metallo utilizzato; anche in quella occasione mi fu detto tanto sulla biocompatibilità del titanio e sull’innocuità del prodotto utilizzato che era il migliore sul mercato, con assenza totale di qualsiasi complicanza, cosi dopo questo secondo colloquio fissarono la data dell’intervento per il 6/7/2002 e mi raccomandarono di prendere l’antibiotico che mi avevano prescritto il giorno prima dell’intervento, mentre la mattina del sabato giorno dell’intervento una bustina di antinfiammatorio.

Il giorno 06/07/2002, era di sabato mattina fu eseguito l’intervento a dx, andai a casa con la raccomandazione di mettere il ghiaccio, di prendere gli antibiotici, e gli antiinfiammatori , di non preoccuparmi se vedevo qualche livido e di andare in studio il lunedì per un controllo; I giorni che seguirono non accusai molti dolori, comunque se c’erano, erano riconducibili all’intervento, quindi andava tutto bene.

Dopo un mese dall’intervento i dolori aumentavano, quindi chiamai il dott. Ce… per informarlo, mi fece andare allo studio per visitarmi; dopo la visita mi disse che tutto andava bene e che non si spiegava i dolori che accusavo, mi disse anche di avere un po’ di pazienza che tutto si sarebbe risolto.

Il dolore a livello locale, nella sede degli impianti e a tutta la guancia dx nel frattempo aumentava di intensità e si irradiava sui denti vicini (quelli rivestiti con il metallo tagliato e recuperato da vecchio ponte), si formava come un cordone duro, rigido, edema con senso di peso che man mano si irradiava alla tempia con violente emicrania, parestesia al labbro superiore, su tutta la zona degli impianti, così incominciai a prendere in modo continuativo antidolorifici per poter stare meglio, ma pareva che niente riuscisse ad alleviare quel tipo di dolore, incominciai preoccuparmi; mi ripresentai in studio spiegando quello che accadeva e di farmi stare meglio.

A quel punto il medico decise di farmi un altro byte (allegato n 3 i byte fatti furono in tutto 4 ) che dovevo utilizzare di notte, ma anche di giorno assicurandomi che sarei stata meglio; ma le cose non migliorarono, così decise il 30 settembre del 2002 a farmi effettuare una panoramica (allegato n 4).
Mi recai in studio con la lastra, il medico la guardò e disse che andava bene. Successivamente però, siccome la sintomatologia purtroppo non migliorava, decise di devitalizzare i due denti dolenti attigui agli impianti. Nei giorni che seguirono la sintomatologia migliorò un poco ma, sui due denti persisteva sempre l’irrigidimento muscolare, l’edema, la parestesia al labbro superiore con dolore in modo fisso e continuativo nell’intersezione degli impianti.

Il 18/12/2002 il medico mi prescrisse una dental scann (TAC allegato n 5 ) al mascellare superiore che il radiologo refertò con la seguente dicitura: dei tre impianti rilevabili a carico dell’emiarcata superiore di destra, quello anteriore sembra sporgere verso il lato buccale (vedi immagine sagittale 18 e 19). Normo areati i seni mascellari le cui pareti appaiono integre. Il medico guardò i radiogrammi, lesse il referto e disse che quello che il radiologo aveva scritto non poteva procurarmi tutti quei sintomi e si impegnò a mandare con il dott. Manco (ogni tanto lo vedevo al suo studio) le lastre al prof. Te…, primario della maxillo-facciale Centro Universitario …………….del Policlinico di …………………… per avere un parere.

La situazione non tendeva minimamente a migliorare ma, dell’implantologo nemmeno l’ombra, così un giorno chiesi al dott. Ce………. di farmelo incontrare. Il tempo passava e niente succedeva, gli impianti erano sempre lì, sommersi e nessuna decisione veniva presa, era passato ormai un anno. Finalmente arrivò la risposta del Prof. Te….., ritenendo di intervenire con un secondo intervento applicando una membranina con dell’osso perché c’era una rarefazione sul primo e sul secondo impianto.

Il dott. Ce…. decide un paio di settimane prima dell’intervento di aprire gli impianti, di inserire gli abutment, e di prendere le impronte per preparare i denti provvisori, afferma!, l’intervento va eseguito con in denti sotto carico. Aperti gli impianti mi aspetta un’altra sorpresa, c’è un riassobimento osseo sul secondo impianto (n° 15)con retrazione gengivale molto evidente.
Siamo arrivati al 5 luglio del 2003 giorno del secondo intervento e giorno in cui vedo la seconda volta l’implantologo.

Ora, io come paziente purtroppo, non posso fare nient’altro che mettermi nelle loro mani, con fiducia naturalmente, quindi faccio eseguire il secondo intervento, stessa procedura del primo, antibiotici, antinfiammatori, promesse che avrebbero tentato anche di rimediare alla retrazione gengivale che si era instaurata, e attesa di vedere la sintomatologia migliorare, che invece purtroppo persiste a tutt’oggi nella sua interezza, il terzo giorno dall’intervento mi trovai a raccogliere dei residui dalla bocca di non so cosa che portai all’armata allo studio. Purtroppo il lavoro eseguito era venuto via per metà mi disse il medico, laddove avevano tentato di fare qualcosa per la retrazione gengivale, quindi addio anche all’estetica, ma non soltanto, questo lo scoperto solo dopo, con i deposito alimentari poi era davvero una tragedia.

Il medico comunque decide di procedere all’inserzione dei denti definitivi, quindi impronte, prove, controprove, con ulteriori traumi a carico del muscolo e degli impianti.

Pronti i denti l’odontotecnico fece le ultime prove, con mia grande sorpresa mi accorsi che per mettere in occlusione i denti degli impianti mi stava limando i miei due denti di sotto, lo bloccai anche per il fastidio che avevo provato. Provai a parlargli per chiedere le motivazioni per cui si permetteva di toccare i miei denti, poi essendo il ponte intero impianti e molare, sentivo che qualcosa stringeva molto e frizionava il mio molare e che l’occlusione con il mio vecchio ponte di sotto non era buona. L’odontotecnico per tutta risposta mi dice, le testuali parole: signora quello che ho fatto andava fatto, non posso mica buttare il lavoro che ho fatto per accontentare lei, io glielo messo, per il resto deve parlare con il medico. Riferii tutto al medico, credo che successivamente con quell’odontotecnico chiuse il rapporto di lavoro, adducendo che aveva problemi in famiglia, a quelle parole io dissi al medico che comunque qualsiasi problema lui avesse avuto non era autorizzato a comportarsi in quel modo.

Il medico dopo aver guardato il lavoro non si pronuncia e mi chiede di provare per qualche tempo a portarli, anche se insisto nel dirgli che sentivo stringere, e che il ponte di sotto doveva rifarmelo almeno con un provvisorio perché sentivo che l’occlusione non andava bene;

Incominciò a farmi male e a sanguinare prima la gengiva del mio molare e successivamente quella dell’impianto vicino. Andai in studio, alla visita mi disse che doveva fami un curretage perché si era instaurata una paradontite sul molare e una perimpalantite sull’impianto, La situazione non migliorava nonostante la cura, i dolori diventavano sempre più forti e le gengive continuavano a sanguinare, così il medico incominciò a prendere in considerazione l’estrazione del dente, io invece quella di rimuovere gli impianti che erano stati la causa di tutto il calvario che stavo vivendo, non prese nemmeno in considerazione che la causa di tutto era il ponte di che era stato fatto, che da subito io avevo detto che non andava bene; ero all’estremo delle forze, non ero più in grado di lavorare, di pensare, risolvere i problemi familiari, ero sola con la mia tragedia il mio tempo ormai era studio dentistico, lunghe attese, permessi dal lavoro, per il resto ero a casa disperata.

Misi al corrente il medico della mia decisione, lui dopo avermi ascoltata mi chiese di andare a fare una visita alla maxillo-facciale dal dott. Te… al Policlinico, mi fece capire che mi avrebbe accompagnata, gli dissi si, solo che a ……. andai da sola accompagnata da un amico e da mio figlio.
Il giorno cinque dicembre del 2003 (allegato n 7) andai ad effettuare la visita al Policlinico, non sto qui a dire le peripezie di quel giorno, le ore di attesa per pagare il tichet e per effettuare la visita, la preoccupazione che mio figlio non arrivasse in tempo per consegnarmi il pagamento, finalmente quasi contemporaneamente arrivò il mio turno e mio figlio.
Nel frattempo chiamai il dott. Ro…… Ma….. (il mio medico mi aveva dato il numero) non era sul posto, per fortuna però arrivò in tempo per entrare con me durante la visita.
Entrai, il dott. Te….. mi faceva domande sulla sintomatologia a cui io rispondevo, ad un certo punto mi chiese cosa volessi da lui, io rispondo che siccome sto male voglio rimuovere gli impianti per procedere dopo a farmi fare un ponte come l’avevo prima, il Primario a questa mia richiesta mi risponde con le testuali parole: signora lei mi sta chiedendo di toglierle mezza mascella, poi anche se li togliessimo, non avrebbe più i problemi che ha adesso ma ne avrebbe altri, ma non disse quali.



Il giorno dopo andai allo studio e racontai tutto al medico che dopo un attimo in silenzio mi fissa un appuntamento con l’igienista (allegato n7) dentale per la pulizia e per spiegarmi come avrei usato l’igiene a casa con lo spazzolino e con lo scovolino. A questo punto incominciarono gli altri problemi, l’igiene difficoltosa sia per la retrazione gengivale che per come la protesi era stata fatta, mancava una buona occlusione creandomi ulteriori problemi.

Continuammo comunque nei mesi successivi con il curretage sull’impianto e sul dente ma la sintomatologia non tendeva a diminuire, siamo arrivati al 20 marzo del 2004 in una di quelle sedute, era di sera tardi come sempre, invece di fare il curretage eseguì purtroppo l’estrazione del dente e mi lasciò senza denti, completamente senza nessun appoggio, peraltro guardò bene il dente dopo averlo estratto e si pentì subito perché era perfettamente sano, io subii tutto passivamente, come ho detto prima non ero più in condizioni di pensare e di decidere.

Dopo l’estrazione la situazione già tragica diventò terribile, i dolori erano raddoppiati, la guancia era completamente gonfia, lo chiamai al telefono, peraltro era fuori per un corso, mi disse di prendere l’antibiotico, augmentin, (mi aveva detto di non prendere niente perché per via degli impianti ne avevo presi troppi) e di andare in studio al suo rientro per visitarmi. Quando mi vide disse che ero proprio sfortunata si era instaurata un osteite, dovevo continuare la terapia antibiotica e antinfiammatoria che peraltro già facevo quasi regolarmente prima per tutta la sintomatologia già descritta in precedenza, tagliò il ponte di metallo e mi copri gli impianti, almeno avevo un appoggio. In quella occasione io manifestai il desiderio di portare l’impantologo ad assumersi le sue responsabilità, non era stato mai coinvolto, e non capivo il perché, quindi, chiesi di vederlo non appena sarebbe stato possibile, (sapevo che ogni 15 gg. veniva da Napoli per effettuare gli interventi) lui mi disse che sarebbe venuto il prossimo sabato e che potevo andare per parlargli.

Il sabato in questione andai allo studio del dott. Ce…. per incontrare l’impalantologo, non mi fecero entrare nella solita stanza, ma in un’altra (ho capito solo più tardi l’uso di quella stanza) vicina alla porta di uscita, il dott. Ce…. non era presente. L’implantologo dott. Fra…. Gi…… che ora chiamo per nome, mi guarda con fare aggressivo e sbrigativo dice: (certo lui non aveva tempo da perdere) Signora so che vuole parlarmi, cosa vuole da me, gli impianti sono osteointegrati per me è tutto a posto la saluto, io replicai, scusi dottore posso parlare, sono venuta qui per parlare io a lei e se no le dispiace vorrei farlo. A malincuore e molto scocciato disse va bene mi dica; io iniziai col dire , lei parla di osteontegrazione, ma se ho questi dolori su tutta la zona degli impianti, dolore al muscolo facciale con dolori forti di testa, formicolii, e bruciori alle gengive degli impianti e a tutta la mucosa del lato dx della bocca fino al labbro superiore che sento addormentato, sento che si forma un cordone duro che si irrigidisce, ho edema e senso di peso, qualcosa è successo se io sento tutto questo, quindi credo sia necessario esaminare la situazione e vedere il da farsi, perché io non la reggo più, lui per tutta risposta e con arroganza mi dice: lei signora questi disturbi li aveva già, sta farneticando, cosa vuole da me adesso vada da un neurologo, a questo punto ero letteralmente fuori di me, ho chiamato il dott. Ce…., (non si era presentato proprio durante il colloquio) non appena entra gli dico: scusa dottore ma quando sono venuta presso il suo studio come era il mio stato di salute, lui a farfugliato qualcosa a monosillabi che faceva capire che dava ragione alla tesi dell’implantologo, a questo punto ho raccolto tutte le mie forze perchè purtroppo stavo malissimo, tra l’altro avevo un colorito da far paura ed ero li, li, per collassarmi, non so nemmeno io come facessi a reggermi in piedi e gli ho rifatto la domanda alzando un po la voce, dott. Ce…. come era il mio stato di salute, avevo tutti questi sintomi quando sono venuta al suo studio? o la mia salute era in ottime condizioni, mi dica, nessuna risposta, ma se io ero già ammalata mi dovete spiegare come mai avete eseguito un intervento, e poi un successivo intervento su una persona in quelle condizioni, ora dovete spiegarmelo, nessuna risposta, ormai era diventato un monologo, vero è invece che ora sto capendo molte cose e che la situazione mia è piuttosto grave, questo me lo state confermando con il vostro silenzio, in quanto al vostro comportamento per quello che avete appena detto e alquanto discutibile, paradossale, imperdonabile e aggiungerei ancora tanti aggettivi, ma mi limito qui, sta a voi ora trarre le conclusioni, io sento tutti questi sintomi che ho appena elencato, parlando poi degli impianti uno è per metà fuori dall’osso lo conferma la TAC, il secondo intervento non ha funzionato anzi sto peggio, ho di sicuro una perimplantite, ho retrazione gengivale, dolori fortissimi che non passano con nessun antidolorifico e poi perché mi stanco a muovere il muscolo della faccia? Sono diventata un’invalida, io sono giovane devo lavorare, badare alla famiglia, devo tornare assolutamente a star bene, poi dopo aver estratto il molare sto ancora peggio, non mi mantengo nemmeno in piedi, ma almeno in faccia mi avete guardato, a questo punto l’implantologo mi invitò a sedere sulla poltrona e fece finta di guardarmi e disse: allora signora vuole che le tolgo gli impianti? Io risposi : è tutto quello che ha da dire? Cosi si chiuse l’incontro con l’implantologo, i tanti perché non ebbero mai nessuna risposta, anzi come ho già detto prima disse che farneticavo e che appunto dovevo andare dal neurologo.

Il lunedì successivo senza appuntamento mi recai dal dott. Ce…… per farmi vedere con più attenzione, per cercare un dialogo e salvare il rapporto medico-paziente assentandomi naturalmente dal lavoro come ormai succedeva da tempo; si disse mortificato per l’accaduto e si scusò dicendo che lui non essendo stato presente al colloquio non aveva capito chiaramente di cosa si trattasse, pensava che l’implantologo si riferisse ai saltuari mal di testa che io avevo detto di soffrire durante il ciclo mestruale e che io stessa avevo dichiarato di avere una volta al mese, beh! Feci finta di credere; voi cosa avreste fatto? Nonostante tutto avevo ancora fiducia in lui, e, poi cosa avrei fatto in quel momento? Dove sarei andata? Tornando alla visita nell’ispezionare la bocca si accorse che era tutta arrossata e piena di afte ed ebbe anche un senso di stizza quando vide che si era instaurata l’alveolite e che l’implantologo il sabato non si era accorto di niente, io scuoto la testa e dico in modo ironico, sei sicuro che mi abbia guardato?, perché io sabato ero già in queste condizioni. Aspirò la fibrina che si era formata, mi disse ritornare tra qualche giorno che voleva vedere come stavo e si disse ancora rammaricato per lo sbaglio dell’estrazione del molare.

Per farla breve durante tutta quella sofferenza cercai di farmi forza e iniziai a fare delle ricerche per informarmi sull’implantologia, volevo capire cosa era successo visto che nessuno mi diceva niente, trovai il rapporto ISTISAN, (istituto superiore di sanità) era completo, parlava della biocompatibilità dei materiali, dei vari tipi di impianti, dell’istologia e fisiologia del tessuto osseo, delle modificazioni del tessuto osseo dopo l’iserimento degli impianti, mi soffermai sulle cause di danno al tessuto (allegato n 8).
Durante le ricerche trovai tanto materiale che parlava di omotossicologia (allegato n 9) e di patologie dovute a intossicazione dai metalli pesanti e dei metalli in genere, a questo punto la mia preoccupazione aumentò ulteriormente, alcuni sintomi riconducibili a tale intossicazione.

Quando andai per il controllo disse che andava un po’ meglio, ad un certo punto vedo che mi guarda con insistenza in viso, chiedo il perché, mi dice che vede una chiazza bianca, gli chiedo allarmata dove, mi da uno specchio, mi guardo, rimango un attimo senza parole ma ricordo subito qualcosa sulle patologie dovute ai metalli e glielo dico, ci salutiamo e gli dico che vado subito dal dermatologo (allegato n 10).
Il dermatologo dice che per fortuna non è vitiligine, che però quelle chiazze atipiche possono dipendere dall’intossicazione dovute agli ossidi dei metalli.
Vado a casa ed incomincio ad ispezionare la mia bocca: avevo una amalgama a sinistra, un ponte di metallo inferiore a destra, un ponte superiore a destra di metallo palladio nella zona degli impianti, tagliato del molare che era stato estratto, c’era sempre il dente canino rivestito con il mio vecchio ponte spezzato, quindi un bel po di roba mista.

Mi feci portavoce del dermatologo con il dott. Ce.., e dopo aver ascoltato dietro mie insistenze fece un programma per rimuovere l’amalgama e i tutti i metalli (si dimenticò il dentino).
Lo fece in breve tempo, preparò i provvisori, li posizionò, e rimosse l’amalgama credo con le accortezze dovute, la diga gli occhiali, al momento però dell’aspirazione dell’acqua, prima non si azionò la pompa, dopo un po di nervosismo si accorsero che era stata spenta, era di sera circa le ore 21,00 l’aveva spenta l’assistente pensando che avesse finito, dopo evidentemente sempre l’assistente non aveva aspirato l’acqua, infatti ero tutta bagnata, in medico si innervosì ancora di più dicendo ragazze almeno l’acqua la dovete aspirare e si premurò ad asciugarmi.
Credo però che un nuovo danno era stato fatto, perché l’indomani e nei giorni successi oltre alla stitichezza alternata a diarrea, incominciavo a sentirmi più instabile sulle gambe mi sentivo come se non avessi la terra sotto i piedi, gli occhi non riuscivo a tenerli aperti, avevo nausea, emicranie sempre più forti e continuative ed ero molto più stanca e priva di forze, .
Dopo aver messo i provvisori i denti cadevano sempre, soprattutto quelli sugli impianti, allora una mattina, quando andai per una nuova cementazione dopo aver telefonato mi ero riproposta di dirgli che ogni volta che cementava con quel tipo di cemento mi aumentava la nausea e a volte vomitavo.

Entrai, non c’erano pazienti in attesa in quel momento, l’assistente mi fece accomodare sulla poltrona, vidi che incominciava a manovrare strumenti e cemento, chiesi, Il medico non c’e? lei, ha detto che posso farlo io; a questo punto io, che ero gia molto agitata per tutto il resto, avrei voluto quella mattina dirgli un po di cose e dissi: se puoi farlo tu, non credo che sia necessario che io mi sposti dal posto di lavoro, per me è molto faticoso spostarmi per venire qui, visto comunque che li ho due dentisti che potevano farlo, lei si fermo e disse: un attimo e andò nell’altra stanza, io mi alzai dalla poltrona, presi i denti e me ne andai.

Mi telefonò subito il dott. Ce, e la telefonata non fu per niente piacevole, mi disse di tornare che il ponte me lo avrebbe cementato lui, non lo feci, mi disse anche tante cose spiacevoli, che ero un ingrata, che mi aveva trattato con i guanti bianchi e che era stanco dei miei capricci, mi sentivo molto umiliata, gli chiesi di quali capricci stesse parlando, io stavo realmente male, degli appuntamenti disdetti senza motivo valido e di tutte le ore di attesa presso il suo studio ogni volta che avevo un appuntamento, gli chiesi dov’era il riguardo per una persona che da circa due anni andava e veniva dallo suo studio e che stava nelle mie condizioni visto che l’assistente faceva passare avanti sempre tutti gli altri clienti e io ero sempre li ad aspettare la chiusura dello studio dopo le 9,30 di sera, i lavori mi sono stati sempre fatti quando voi tutti eravate molto stanchi, molte volte sono stata anche tentata di andarmene, poi il mio telefono si scaricò e la telefonata si interruppe.

Iincomincia a consultarmi con qualche medico circa quei nuovi sintomi, mi dissero che sì, dipendevano dalla rimozione non protetta dell’amalgama, una di loro e precisamente la dott. Gioi… mi prescrisse il GALIUM-HEEL 10 gtt. Per 3 volte al giorno, (allegato n 11) mi disse che dovevo prenderlo per un tempo molto lungo, mi prescrisse anche altri prodotti che mi avrebbero aiutata a star meglio e mi diede il nome e il numero di telefono di uno specialista dentista, dott. Gr… che aveva lo studio a Ot…….dicendomi che era molto bravo ed esperto in quel settore.

Mentre stavo maturando l’idea di fissare un appuntamento con questo dott. Gr….., (oramai cosa avevo da perdere ) feci anche una nuova panoramica, (allegato mancante da inserire) erano passati credo un paio di mesi, pensai che dovevo armarmi ancora una volta di coraggio e chiedere un appuntamento al dott. Ce….., mi sentivo in dovere di renderlo partecipe di questa mia decisione, lo feci, questa volta ero decisa a chiedere il perché di quel comportamento e a dirgli anche che avevo deciso di andare dal dott. Gr…… che era un esperto del settore e gli portai anche alcune ricerche che avevo fatto.
La domanda per il comportamento trovò la risposta, si trattava del fatto che un mio amico gli aveva riferito che avevo parlato male di lui un giorno che mi aveva ma i vista male, gli dissi che si era vero che quel amico mi aveva vista malissimo un giorno e che mi aveva detto anche di muovermi a fare qualcosa e che io gli avevo accennato il comportamento dell’implantologo non il suo, e che comunque questo amico non è che sapesse tutto, sapeva però che andavo presso il suo studio.
Comunque gli feci capire che era stato poco professionale con quel comportamento e che invece avrebbe dovuto subito chiarire con me e non maltrattarmi come aveva fatto, in ogni caso chiarimmo l’equivoco e si ristabilì almeno in quel momento un clima migliore; lo misi al corrente che avevo deciso di andare dal dott. Gr….. e prima di andarmene gli lasciai le ricerche sull’intossicazione degli ossidi dei metalli, che lui prese in mano, fece un sorriso ironico e li butto in un angolo della scrivania, io lo salutai e andai via.



Tornando un attimo al mio amico, mi arrabbiai con lui, gli dissi: mi hai complicato ancora di più le cose, lui poverino mi rispose: Grazia, cosi mi chiamava, guarda che io gli ho detto semplicemente che non ti ho vista mai cosi male, il 20 febbraio il mio amico è morto in un incidente ed io ora mi sento anche in colpa per quella stupida discussione.

Verso le 21.30 dello stesso giorno squillò il telefono, vidi che era il numero del dott. Ce…, risposi, lui mi salutò e disse: Graziella non prenotare al dott. Gr…., sai dopo che tu sei andata via un mio collega ha visto la documentazione che tu mi hai lasciato, e mi ha chiesto cosa ci faceva sulla mia scrivania, io gli ho detto che non sono mie e che una mia cliente me le ha portate, cosi lui mi ha detto di non sottovalutare la situazione e mi ha dato il nome di un medico, domani passa dallo studio che ti spiego, gli dissi che andava bene.

Ero rimasta contenta del suo coinvolgimento, significava che incominciava a capire il mio stato. l’indomani andai allo studio, mi spiegò che il dentista era di C….. e si chiamava F……, che questo suo collega (credo fosse Pe………) gli aveva detto che era in gamba, Gr. mi disse si occupa soprattutto di laser, vai da questo è meglio, mi diede il numero di telefono e mi disse di fissare un appuntamento e che il suo collega aveva già annunciato la mia telefonata; lo ringraziai e andai via.
Appena arrivata a casa telefonai subito, dissi il mio nome, spiegai il problema e il medico mi disse di andare il prossimo lunedì, giorno 6 luglio del 2004.

Quando andai dal dott. F…… anche una il 19/07/2004 era di lunedì, ero in uno stato pietoso, avevo persino sentimenti i suicidi, volevo farla finita, non so se erano dovute allo stato psicologico di impotenza che mi sovrastava, al corteo sintomatologico e ai forti dolori che mi facevano ormai compagnia da due ani, oppure allo stato di intossicazione dovuto ai vari metalli che avevo in bocca, sta di fatto che mio figlio (lavora ad Ancona) venuto a conoscenza del mio stato di salute, preoccupato chiese dei permessi ferie per accompagnarmi a C……. allo studio medico alle ore 18,00.
La visita durò più di tre ore, non poteva procedere con i vari test se non stavo un po’ meglio per poter collaborare; riuscì a capire comunque che i dolori e la sintomatologia associata erano talmente forti da impedirmi di parlare, allora mi diede da bere una polvere sciolta in acqua e mi fece delle iniezioni su tutta la zona degli impianti chiedendomi continuamente se andava un po meglio, dopo più di mezzora feci cenno di si con la testa.
Il medico ebbe un respiro di sollievo ed io uno spiraglio di luce e groviglio di pensieri e di speranze, forse avevo trovato la persona idonea e preparata professionalmente per fronteggiare i casi come il mio e mentre io pensavo queste cose il medico procedeva prima con una visita accurata di tutta la bocca, dopo con i vari test, posturali, kinesiologici, occlusali ed energetici (EAV) facendomi domande circa l’epoca dell’intervento, il motivo per cui era stato estratto il molare, il tipo di metallo che avevo e che avevo avuto in bocca fino a quel momento, il tipo di farmaci che assumevo o che avevo assunto, i vari sentimenti che provavo, nessuno fino a quel momento aveva eseguito su me una visita tanto accurata e nessuno aveva mai preso in considerazione il mio stato di salute e i sintomi che accusavo.
Mi spiegò ogni cosa, la lesione che avevo avuto al nervo durante l’intervento, ecco perché tutto quel dolore al muscolo facciale, l’effetto delle cicatrici, l’intossicazione che avevo in atto dovuto al mercurio durante la rimozione e a tutti gli altri metalli che avevo e che avevo avuto in bocca ( prima dell’esecuzione dell’intervento non era stata effettuata la bonifica della bocca), la fermentazione intestinale che chiamò disbiosi, dovuta ai tanti farmaci assunti, (antibiotici antinfiammatori,) che avevo un lichen planus alla lingua e a tutta la bocca,( la lingua ha avuto molte fasi, era molto carica, spaccata, arrossata, piagata, disepitelizzata, con sapore metallico, ciò l’abbiamo verificato insieme nelle varie sedute successive, come il resto) il ruolo che avevano avuto i metalli nella forte acidificazione che si era instaurata, (la bocca dal lato destro dove c’era l’estrazione del molare e gli impianti era piena di piaghe) mi spiegò come gli ossidi dei metalli prediligevano le ferite aperte disse, inoltre che avevo valori alterati tra la zona implantare e la corona del 13 che dovevo sostituire subito con materiale più compatibile, (era quello tagliato che si era dimenticato di togliere) l’instabilità che accusavo era dovuta a diversi fattori, infatti i valori dei test che aveva eseguito mostravano uno stress energetico e occlusale dovuto alla disfunzione occluso-cranio-cervicale aumentata dall’alterata deglutizione ma anche dagli ossidi dei metalli e dalla disbiosi, si accorse anche dei sintomi che avevo a livello oculare, riferii che avevo effettuato una visita oculistica (allegato n 12) e che mi era stata riscontrata una distrofia maculare, sugli impianti non si pronunciò molto, guardò attentamente i radiogrammi e la mia bocca dove erano situati gli impianti e disse semplicemente che erano da rimuovere, mi disse ancora che doveva essere effettuato un adeguato bilanciamento occlusale con un’adeguata terapia (allegato n 13) di supporto, dieta e drenaggio intestinale, mi eliminò alcuni alimenti: il latte in primis e tutti i derivati, le melanzane, i piselli, le patate, i pomodori, ecc. disse che in quello stato di intossicazione di ossidi si creava molta acidità, per questo avevo rigurgito ed esofagite da reflusso, mi consigliò anche di andare da un osteopata per iniziare un trattamento per il coccige e per il tratto cervicale per poter sistemare l’occlusione.

Dopo che ebbe finito mi chiese il nome del mio medico-dentista, visto che io non rispondevo mi disse sorridendo, ogni tanto aveva sorriso anche durante la visita, avrà un nome di battesimo questo medico voglio scrivergli due righe, (allegato n 14) gli risposi si chiama Ag…., dopo che ebbe saputo il nome riportò in modo succinto i test che aveva eseguito, quello che aveva riscontrato, quello che doveva essere fatto mi mise la lettera in una busta e mi disse di portarla al mio medico.

Il martedì mio figlio fece una copia della lettera e la consegnò all’assistente del dott. Ce…...
Il giovedì non avendo notizie pensai di passare dallo studio, ero ancora in macchina quando il tecnico riconoscendomi mi disse che il provvisorio da sostituire era pronto, nel frattempo usci anche il dott. Ce….. e mi chiamò personalmente per sostituirlo subito e per programmare il lavoro da fare e per telefonare al dott. F……, era la prima volta che si sentivano, parlarono un po’ lui gli disse che aveva altri casi da sottoporgli e gli chiese se era possibile che venisse una volta ogni 15 giorni presso il suo studio, rimasero che la settimana successiva, credo fosse il mercoledì sarebbe venuto allo studio di Ce…….., avrei evitato di andare a C per continuare il trattamento con le infiltrazioni sugli impianti, ho capito dopo che si trattava di neuralterapia, spiegato da lui stesso, disse che erano necessarie almeno tre, noi ne facemmo sette perche i dolori erano resistenti.

Fu l’unico giorno che feci il trattamento presso lo studio Cera, il dott. F…… rifece alcuni test e disse che al dott. Ce…… che l’altezza per rifare i provvisori l’avrebbe comunicata lui dopo aver effettuato tutte le prove necessarie per valutarla.

Gli appuntamenti con il dott. F….. si protrassero fino a dicembre del 2004 e contemporaneamente iniziai il trattamento dall’osteopata di fiducia con sede a Lev….., erano vicini, io facevo prima il trattamento cranio- sacrale e poi il trattamento dal dott. F……..

Mi diede l’altezza dei provvisori che fece su un bite (allegato n 15) da portare al dott. Ce……, (doveva essere fatto un provvisorio anche a sx superiore disse che ero stata anche troppo senza denti da quel lato) mi spiegò anche come dovevano fare: tagliare a metà il bit ecc.ecc. , io dissi dott. forse è meglio se vi sentite, lui mi rispose, tu porta questo e non ti preoccupare.

Allo studio Ce….. mi fanno i denti, ma solo quelli di dx superiori e inferiori, non avevano capito niente, l’altezza era sproporzionata ma non la abbassarono, mi mandarono a casa, ritornai in studio dopo circa un’ora l’abbassarono un po, andai a casa, durante la notte mi bloccai completamente la colonna cervicale, verso le ore 9.00 telefonai al dott. F…… e gli spiegai tutto, mi fece andare subito al suo studio e mi sistemò l’occlusione.
Mi chiese come mai non avessi il provvisorio superiore di sx, gli dissi che mi avevano detto che non era pronto; mi disse di sbrigarmi a farlo approntare perché lo dovevo mettere quando andavo dall’osteopata al prossimo appuntamento, era necessario per vedere quello che c’era da sistemare.
Penso, che tutto ciò incominciava ad infastidire oltremodo il dott. Ce……, infatti dovetti rimandare per ben due volte l’appuntamento con l’osteopata perché per ben due volte il dott. Ce……. dopo avermi lui stesso fissato gli appuntamenti di giovedì mattina per le prove del provvisorio, facendomi assentare dal lavoro non si è fatto trovare adducendo un imprevisto, l’assistente la prima volta dice: signora c’è l’odontotecnico, rispondo che va bene, costui fa finta di fare qualcosa, ma del provvisorio nemmeno l’ombra; la seconda volta, sempre l’odontotecnico che doveva fare le prove, questa volta una specie di provvisorio c’era, ma orrendo, non riuscivo nemmeno a parlare, lo feci togliere subito, farfugliai qualcosa e andai via.

Il giorno dopo mi chiamò il dott. Ce….., mi disse che avevo fatto la mia sparata il giorno prima al suo studio e che comunque visto che tutto il lavoro lo stava facendo F….. i provvisori li potevo fa fare da lui.

Telefonai al dott. F……, gli spiegai le cose come stavano, lui aveva premura così mi disse che lo avrebbe fatto fare dal suo odontotecnico, e che non appena fosse stato pronto mi avrebbe chiamata. Dopo due giorni il provvisorio era pronto, andai lo mise, e mi mandò dall’osteopata per poi tornare da lui, mi ricostruì anche l’ultimo dente inferiore sx per avere un occlusione migliore dicendo: questo lo facciamo tornare a fare il suo lavoro.

L’andamento della cura stava dando delle risposte positive, e quando il dott. F. terminò il lavoro io gli chiesi e adesso, lui mi diede tutte le indicazioni per continuare la terapia e disse :ora tocca a te, noi staremo a guardare, mi disse anche di conservare i grafici sull’andamento del dolore, del trattamento e della terapia perché il mio caso voleva pubblicarlo.

Nel frattempo avevo iniziato a fare la terapia drenante per eliminare il mercurio e gli altri metalli, la dieta, un prodotto per far mantenere alcalino il PH salivare, vitamine e fermenti lattici, i quali mi disse dovranno essere tuoi amici ameno per almeno un anno.

I miglioramenti a livello generale si vedevano, i dolori forti sulla zona degli impianti, si alternavano a quelli di intensità minore, l’emicrania era quasi tornata nella norma, camminavo un po’ meglio, avevo ripreso colorito e qualche volta cominciavo anche a sorridere, insomma avevo ricominciato ad avere di nuovo fiducia in qualcuno.

Ogni tanto durante le ultime sedute avevamo parlato anche del dott. Ce…., lui mi consigliava di andare allo studio e di parlargli, mi diceva è giusto che sia lui a continuare il lavoro, anche perché tu ai speso dei soldi, ora tocca a lui, se io fossi lui vorrei fosse cosi, io gli spiegavo che ormai il dott. Ce…. non aveva più intenzione di avermi come cliente, e che di me non se ne importava un fico secco. dei soldi poi non mi importava, volevo solamente continuare a essere serena come lo ero in quel momento, mi sentivo quasi resuscitata dalla morte, avevo sofferto troppo oltre che di dolore fisico anche psichico e morale, gli confidai anche che non avrebbe dovuto avere tutta quella fretta ad inserire gli impianti e che se mi avesse fatto prima una bonifica della bocca togliendomi tutti i metalli e l’amalgama di sicuro non sarebbe andata in quel modo; per quanto riguardava gli impianti era sempre del parere che dovevano essere tolti, provvedendo subito a fare uno scheletrato, comunque disse: per ora aspettiamo e vediamo che succede.

Purtroppo quello stato di benessere non durò molto, era gennaio di quest’anno di domenica sera quando si spezzo il ponte e il dente della arcata inferiore sullo stesso lato degli impianti, comincia a piangere disperata, mi faceva male ma non soltanto sotto, i dolori erano quasi come prima; passai una notte terribile e la mattina seguente telefonai al dott. F…… per informarlo, mi rispose l’assistente che dopo aver riferito mi disse che il medico era impegnato e di telefonare in tarda serata.

Non avevo previsto che il dott. F….. mi rispondesse in quel modo, allora uscii di casa e andai al mio posto di lavoro, li avevo due dentisti, uno dei due sarebbe stato in grado di sistemare il dente e il ponte, infatti il dott. P…… mi disse di stare tranquilla che nel pomeriggio mi avrebbe sistemata, infatti quel giorno devitalizzò il dente, mi prese le impronte e il giorno dopo mise il ponte nuovo. Mi accorsi che non era come quello che aveva fatto F…… era più basso, quel piccolo spessore in meno mi creava problemi, ossia di nuovo bruciori e dolori sugli impianti e al muscolo.
Telefonai di nuovo al dott. F……. e finalmente parlai con lui, mi disse di andare, mi visitò, guardò il lavoro e disse : è stato abbassato, io gli risposi dottore che dovevo fare, lei era impegnato, comunque gli dissi senza scoraggiarmi, lo rifacciamo, (allegato n 16) gli dissi anche che avevo avuto una colica renale brutta e anche una vulvite aspecifica (allegato n 17 ).

Il dott. F…., il ponte nuovo non lo volle farlo, insisteva nel mandarmi dal dott. Ce….. nonostante io gli dicessi che non me la sentivo e che per il mio e il suo bene era meglio cosi, lo pregai di tenermi come sua paziente, di fare tutto quello che ci voleva fatto, ma non ci fu verso di fargli cambiare idea.

Il rifiuto del dott. F. mi faceva male, non riuscivo a spiegarmelo, continuavo a chiedermi perché? Perché ? io avevo bisogno delle sue cure, era stato l’unico medico fino a quel momento a farmi stare meglio. Incominciavo di nuovo a scoraggiarmi, tutti e due i ponti si erano rotti e li portavo in bocca sistemati alla meglio dal dott. P……., finche un giorno lo stesso P…… mi dice vieni al mio studio, mi sono stancato a vederti in questo stato, te li faccio io i provvisori, purtroppo i provvisori li ha fatti ma vanno malissimo e io sto male ho anche problemi alle mandibole, devo aprire la bocca poco e faccio molta fatica a mangiare e mi sono tornati i disturbi e i dolori con la stessa intensità di prima quasi come prima.

Ho tentato di nuovo di parlare al dott. F……, l’ho fatto chiamare anche dal dott. P….., non c’e stato verso di parlare con lui, l’assistente mi ha dato l’appuntamento a un mese, io ho riflettuto molto e ho preso la decisione di fare quello che il dott. F…… mi aveva sempre chiesto, telefonare al dott. Ce….; pregai tanto quel giorno per farmi coraggio, i conflitti che si erano creati medico-paziente erano ormai insormontabili, perciò mi preparai due domande se la prima fosse stata negativa. Era sabato mattina giorno 9 aprile del 2005, faccio i numeri dei due telefonini, nessuna risposta, tremavo mentre mi accingevo a fare queste operazioni, compongo il numero dello studio, mi risponde l’assistente di nome Anna Rita, mi riconosce e mi dice buongiorno signora come sta? Io gli dico: “grazie sto bene, vorrei parlare con il dott. Ce…. se è possibile avrei delle cose da dirgli ed eventualmente fissare un appuntamento”, mi dice di attendere che deve riferire, ritorna: signora il dottore dice che con lei non ha più rapporti di natura professionale, lo avevo previsto, allora senza perdermi d’animo gli faccio la seconda domanda e dico: va bene An.. Ri.., dica al dottore che non ho chiamato per una prestazione professionale ma perché dovevo chiedergli una relazione dettagliata sul lavoro che è stato fatto e ne ho bisogno entro tre giorni perché devo partire, volevo dirlo direttamente a lui trattandosi di cose delicate, ma se lui preferisce cosi per me va bene, dica anche al dottore che non ha più rapporti professionali con me perché sono guarita?, di nuova attesa; ritorna e mi dice che farà il possibile perché deve sentirsi con Gi……, l’implantologo, gli dico, strano An… Ri…. a me aveva detto che li aveva acquistati lui ed erano i migliori sul mercato, comunque va bene grazie e finisce la comunicazione.
Il martedì successivo alle ore 21,30 trovai sul telefonino una chiamata dello studio Ce…., dico a me stessa domani telefono, l’indomani trovai altre chiamate; non avendo sentito il telefono squillare telefonai io, mi rispose una voce che non conoscevo, (di solito rispondeva sempre An.. Ri..)salutai e chiesi di An.. Ri…, l’assistente mi disse che si era spostata e che in quel momento non poteva venire al telefono, mi disse di richiamare dopo: io risposi che siccome avevo trovato le chiamate dal loro studio sul mio telefonino di richiamarmi lei, comunque non riuscii nemmeno a finire la frase perché dall’altra parte mi rispondeva il dott. Ce.. e come se niente fosse mi dice: Graziella come stai, che cosa ti hanno fatto, dopo un attimo di smarrimento rispondo che nessuno mi aveva fatto niente e che stavo come prima, lui continuò dicendo che la relazione (allegato n 18) sarebbe stata pronta venerdì e che lui era in studio per qualsiasi cosa, lo ringrazia e gli dissi che avrei malandato mio figlio a ritirarla ignorando l’invito.
Ora io chiedo, cosa avreste fatto voi?

A un certo punto ho smesso di farmi domande, dovevo solo cambiare strada, certo, dovevo iniziare daccapo, spiegare tutto ad un altro medico, mi sono fatta coraggio e ho chiamato il Signor Muto, (il suo numero l’avevo trovato su internet) lui è un odontotecnico che ha fatto delle ricerche interessanti su come bloccare gli ossidi dei metalli e ha un brevetto Europeo sul loro trattamento, per questo motivo spero che tra un po i miei problemi potranno essere risolti. Ho già fatto una visita da un dentista di fiducia del signor Muto e sabato giorno 14 andrò a Prato per mettere tutti i provvisori nuovi per migliorare per il momento almeno l’occlusione il resto lo vedremo man mano che le cure andranno avanti. Il Medico mi ha confermato le stesse cose che ha detto il dott. F….. in più ha detto che in questi tre anni nessuno di questi dentisti si è preoccupato dei miei denti perché c’è una paradontite diffusa e avanzata e si deve intervenire subito con una radicalizzazione altrimenti rischio di perderli.

Questa, in grosso modo è la mia storia, quando mi sono rivolta a questi medici l’ho fatto con fiducia, credo come qualsiasi paziente, invece mi sono ritrovata sola, abbandonata come un cane randagio ammalato, ero ormai un peso per tutti da eliminare e ci stavano quasi riuscendo, infatti ero in uno stato di prostrazione e impotenza, senza sapere cosa fare e dove andare, cosa sarebbe stato di me;
Quando la mattina mi alzo per andare al lavoro oltre a tutta la sintomatologia che ho sono pallida è molto stanca, infatti spesso quando sto proprio male mi assento anche per non dare spiegazioni a chi lavora con me facendomi compatire; ora forse ho delle speranze di recuperare almeno in parte il mio stato di salute, affidandomi a mani più esperte e spero anche più oneste e umane, non so che fine faranno gli impianti, credo che il dott. F….. abbia ragione sono da rimuovere questo lo so, ma ho tanta paura per quello che può accadere nel toglierli visto che fin ora tutti gli specialisti che mi hanno vista hanno stretto le spalle; in quella zona peraltro l’unico dente sano che avevo a dx mi è stato estratto non posso più nemmeno mettere il ponte come l’avevo prima e non posso rimanere nemmeno per più di cinque minuti senza appoggio da quel lato che i dolori sono insopportabili e l’unico dente che ho dal lato sx superiore il medico ha detto che ormai è andato, peraltro non ho proprio idea di come intendono procedere con il trattamento, sono comunque cosciente del fatto che non sarà mai più come prima, ma sono anche molto fiduciosa nel trattamento della riabilitazione, e nutro speranze positive sul miglioramento della mia qualità di vita, ho rifatto anche la visita oculistica e la distrofia maculare a distanza di un anno dalla rimozione dei metalli è scomparsa."

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