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vitopalumbo
Italy
7 Posts |
Posted - 25 April 2006 : 19:50:54
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ho letto con notevole interesse l'articolo sulle conseguenze dell'utilizzo in odontoiatria di materiali non biocompatibili, in particolare di una protesi realizzata con lega a base aurea non stabilizzata. Gradirei tanto avere notizie anche per le resine, sul loro grado di biocompatibilità e di eventuiale trattamento cui sottoporre il manufatto. In particolare mi interessa molto sapere qual'è il tipo di resina biocompatibile sia per la realizzazione della parte supporto dei denti, sia per la realizzazione di questi ultimi nel caso ad esempio di una protesi totale mobile. La letteratura in materia fa cenno solo del processo di stabilizzazione in acqua colda per un certo numero di ore. Come si può fare per accertare se sono stati rispettati i valori prescritti della temperature e della durata del trattamento, vale a dire se il manufatto è biocompatibile? Ringrazio per l'attenzione e porgo tanti cordiali saluti. |
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admin
Italy
76 Posts |
Posted - 25 April 2008 : 15:41:16
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Egr. Sig., nel settore clinico odontoiatrico come in quello odontotecnico, esistono tantissimi protocolli, ogn'uno a se, tutto è relativo, non esiste un protocollo uguale per tutti, la confusione è alla base del settore, la confusione determina il business delle aziende produttrici dei materiali. La prima cosa è, sapere quale tipo di resina utilizzata in questione, i suoi contenuti, e quanto è stata pagata al tecnico e chi è il tecnico. Seconda cosa più importante è conoscere una biopatogenesi del paziente. Una tecnica di cottura del materiale resinoso rosa molto sicura per quanto riguardo il controllo del rilascio di sostanze tossiche, è sicuramente quella a secco in forno ad una temperatura di circa 60° per un certo numero di ore etc.
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