Salve, nonstante tutte le evidenze scientifiche atte a provare la persistente situazione del grave inquinamento chimico dei metalli pesanti, certamente non manca chi ideologicamente o per ignoranza inperritamente continua a raccontare cose che non veritire, immischiando definizioni e situazioni creando solo confusione.
La disfunzionalità, le neuropatie, le mille patologie quando gli oggetti o dispositivi metallici sono a contatto o presenti nel corpo umano. Dott. GianLuca Rossetti Ecco il filmato: https://www.youtube.com/watch?v=i4Wj2_9AOZ4
La disfunzionalità, le neuropatie, le mille patologie quando gli oggetti o dispositivi metallici sono a contatto o presenti nel corpo umano. Dott. GianLuca Rossetti
Il fatto è che la disfunzionalità non è solo per alcuni si e alcuni no, la disfunzionalità è sia per tutti gli oggetti o qualsiasi dispositivo sanitario ma lo è anche per tutti quei strumenti e ancor di più quando questi dissociano come ioni metallici e finiscono nel nostro sistema biologico creando ogni sorta di reazione chimica e di reazioni biologiche indesiderate. Solo se dalla lega metallica che costituisce l'oggetto si elimina la presenza dell'ossigeno e dell'idrogeno allora potremmo prevenire tutti i fenomeni di cui la società umana soffre. In questo filmato il Dott. GianLuca con dei test muscolari evidenza gli effetti negativi degli oggetti che normalmente la persona usa e un test con un anello costruito in lega nobile reso bioinerte di cui non ha nessun tipo di interferenza anzi il test mostra che l'attività muscolare della persona in esame è totalmente funzionale senza nessun disturbo. Rosario Muto
A Settembre 2007 una donna di 58 anni è stata ricoverata presso il Reparto di Neurologia degli Spedali Civili di Brescia per la valutazione di ipovisus e ipoacusia; la paziente lamentava calo del visus e ipoacusia da Luglio 2007. In anamnesi erano presenti: diabete mellito, ipertensione arteriosa con retinopatia, ipotiroidismo dovuto a tiroidite autoimmune. La paziente era stata inoltre sottoposta ad intervento di posizionamento di artroprotesi di anca sinistra, revisionata 5 anni dopo a causa della rottura della testa protesica in ceramica; durante l’intervento di revisione è stata posizionata una testa in lega cromo-cobalto mentre lo stelo e l’acetabolo in titanio sono stati lasciati in sede in quanto integri. Al momento del ricovero si rilevavano deficit bilaterale del II e del VIII nervo cranico e lievi disturbi sensitivo-motori distali agli arti. Mediante un’ampia serie di esami strumentali è stata inizialmente posta diagnosi di multineuropatia assonale periferica. Indagini laboratoristiche atte ad escludere malattie infettive, neoplastiche, metaboliche e immunologiche sono risultate negative, con l’eccezione di un lieve incremento dei marker infiammatori. Ipotizzando una vasculite immuno-mediata la paziente è stata dimessa con l’indicazione a terapia con prednisone, che dopo una fase iniziale di beneficio è risultata inefficace. A Dicembre 2007 la paziente è stata nuovamente ricoverata poichè completamente cieca, gravemente ipoacusica e confinata sulla sedia a rotelle a causa di ipostenia severa agli arti inferiori. Dagli esami condotti non è emerso nessun dato patologico quindi la paziente è stata segnalata al Servizio di Tossicologia del nostro Ospedale per valutare una possibile genesi tossica dei distrubi neurologici. Inaspettatamente sono emerse concentrazioni di cobalto e cromo nel siero, nelle urine e nel liquor cefalorachidiano 100 volte più elevate rispetto ai valori di riferimento. Analizzando le concentrazioni relative dei metalli e prendendo in considerazione la storia ortopedica della paziente, è stata ipotizzata una intossicazione da cobalto-cromo causata dai detriti derivanti dalla corrosione dell’artroprotesi di anca, sebbene le radiografie effettuate non evidenziassero segni di mobilizzazione protesica e la paziente non avesse mai lamentato algie locali. La paziente è stata quindi sottoposta a vari cicli di terapia chelante con EDTA, ai quali sono corrisposti minimi miglioramenti neurologici in contrapposizione a significative diminuzioni delle concentrazioni dei metalli. La protesi d’anca è stata rimossa ad Aprile 2008 con evidenza intraoperatoria di metallosi massiva nei tessuti periprotesici, dato confermato dall’analisi istologica. Nelle settimane successive le concentrazioni dei metalli hanno iniziato a diminuire gradualmente confermando l’ipotesi di intossicazione endogena da cobalto-cromo. Sebbene all’ultimo controllo le concentrazioni fossero ancora molto oltre i valori limite, il quadro neurologico è risultato migliorato con la quasi completa normalizzazione dell’udito e della funzione motoria mentre la vista ha avuto miglioramenti meno evidenti. Nonostante sia noto come l’esposizione al cobalto possa determinare effetti biologici avversi, la rilevanza clinica è piuttosto controversa poichè il ruolo del cobalto o delle leghe cromo-cobalto sui tessuti e organi umani non è ancora stato chiarito. In effetti, accanto al ben noto effetto dell’intossicazione esogena da cobalto nella genesi di disturbi tiroidei, cardiaci e respiratori (questi ultimi non rilevati nella nostra paziente), gli effetti tossici sul sistema nervoso centrale (atrofia ottica, sordità neurosensoriale e parestesie agli arti) sono stati descritti raramente. I case report presenti in letteratura sono solamente 3 nonostante l’esposizione endogena a metalli sia ben documentata in casistiche cliniche e principalmente correlata alle protesi metalliche che producono detriti da corrosione e rilascio di ioni metallici. Il caso che presentiamo, caratterizzato da una esposizione cronica a cobalto-cromo endogeni a concentrazioni straordinarie, è paradigmatico e sottolinea le potenziali conseguenze che possono derivare dagli impianti metallici. Sebbene l’artroprotesi totale e l’artroplastica di anca siano procedure molto diffuse praticate con successo, raccomandiamo un follow-up a lungo termine e accurato, indispensabile per rilevare effetti avversi sistemici dovuti all’esposizione prolungata ad elevate concentrazioni di cobalto. In quest’ottica, oltre alla valutazione ortopedica, raccomandiamo vivamente un’attenta valutazione neurologica e tossicologica qualora un paziente portatore di impianto protesico lamentasse disturbi visivi e/o uditivi, ipostenia degli arti, parestesie anche in assenza di sintomi locali osteoarticolari.
C.T.U. Consulente Tecnico Esperto della procura nazionale
Il Tirreno - Versilia Parte la maxi-richiesta danni per le protesi d’anca al cobalto, la verità o falsità? Sono più di 50 anni che parlo della tossicità del cromo cobalto che è tossico e radioattivo, niente, a nesssuno interesssa. Anche in questo articolo come solito fare è quello di diffondere notizie fasulle, ideologie e disinformazione a go go............. In questo caso L'onorevole Saccardi, anche a lei ho mandato le informazioni motivando il perchè e come della tossicità dei metalli protesici sanitari, niente........ la Colpa? alla fine o è della azienda, o la progettazione, o colpa dei pazienti, non ci sono ho non vogliono accettare che la colpa è del materiale che non è idoneo per contatto o immerso nei liquidi biologici umani, niente da fare. La soluzione esiste, il fatto è che se non ci sono i malati non c'è il business dei chirurghi, dei medici in generale, non c'è business per le aziende farmaceutiche, senza tralasciare, parlare poi degli altri settori come il dentale in tutte le più svariate soluzioni e applicazioni protesiche. Sia i politici che i medici che la magistratura mi hanno detto in viso: fatti i cazzi tuoi. Io Rosario Muto ho la soluzione ma stravolge il mercato mondiale. La salute pubblica è nelle mani di merdosi assassini.
Il Tirreno Versilia Parte la maxi-richiesta danni per le protesi d’anca al cobalto
VIAREGGIO. La Regione chiederà i danni per le migliaia di protesi d’anca al cobalto impiantate sui pazienti toscani, 250 dei quali all’ospedale Versilia, tra il 2003 e il 2011. Perché studi medici hanno dimostrato che quelle stesse protesi possono essere dannose per la salute. Anche se – afferma l’assessore regionale alla sanità Stefania Saccardi – «ci sentiamo di escludere conseguenze gravi sulle persone che le hanno ricevute». L’azione legale sarà contro le aziende produttrici delle protesi e si annuncia imponente, visto che la Toscana ha già stanziato una cifra «tra i 900.000 euro e il milione per fare il richiamo sanitario dei pazienti interessati», spiega l’assessore. Per questo motivo, ma non solo, la Regione «non è che può chiedere i danni: deve farlo», sottolinea Saccardi.
La questione protesi. Le protesi all’anca al cobalto erano finite nel mirino già nel 2012. Ma si trattava di un modello specifico, quello realizzato dalla casa De Puy, ritenuto difettoso e ritirato. In Versilia, così come nel resto della Toscana, le cosiddette protesi metallo-metallo (cromo-cobalto) sono state utilizzate solo dal 2003 al 2011: la decisione di non impiantarle più era legata a motivazioni tecniche, perché si ritenevano migliori e più efficienti i prodotti ceramica-metallo. Cioè quelli usati oggi per gli interventi di chirurgia protesica. Nel frattempo, parliamo degli anni 2015-16, sono emersi studi scientifici realizzati da medici ortopedici. Dove si parla di rischi per la salute dovuti alla conformazione stessa dell’impianto metallo-metallo, definito anche Mom. Che provoca, in alcuni casi, un’infiammazione simile a una carie dell’osso. Ma anche altri guai, dovuti al rilascio dei metalli (cromo e cobalto) nel sangue. Il timore è che questi elementi possano provocare danni all’organismo, fino all’insorgere di tumori benigni. Anche se al momento la cosiddetta letteratura medica esclude una correlazione tra patologie tumorali e le protesi Mom impiantate. (Enorme bugia, le protesi in cromo cobalto scatenano, sono responsabili ti tumori di ogni genere. Questi insieme a tutta la comunità scientifica fanno finta di non conoscere la scienza in generale ma soprattutto la biologia umana).
I rischi. L’assesspre regionale Saccardi, a questo proposito, tende ad escludere «conseguenze gravi sulla salute provocate da questi impianti. Questo non significa che il problema non ci sia, altrimenti non avremmo fatto il richiamo sanitario. Il nostro obiettivo è garantire al massimo la sicurezza dei pazienti ed è per cautela che ci stiamo muovendo, tra l’altro i primi a livello nazionale assieme alla Regione Emilia-Romagna».
Smentiti i ritardi. E sui tempi di reazione della Regione? La pericolosità di queste protesi al cobalto sarebbe emersa già da due anni. «Ma io non credo che abbiamo perso tempo – afferma Saccardi – bisogna considerare che siamo venuti a sapere dei rischi di questi impianti grazie a studi recenti di medici ortopedici. Gli accertamenti sui potenziali danni o difetti delle apparecchiature sono sempre più accurati e hanno riguardato anche altre questioni in sanità: è successo, ad esempio, per un reagente in esami ematologici. Appena siamo venuti a conoscenza del problema abbiamo agito; non era possibile fare altrimenti. Se avessimo avuto prima informazioni in questo senso, è ovvio che non avremmo mai acquistato questi impianti. Così come non li avrebbero acquistati altre Regioni. Ci siamo mossi, quindi, con tempi che definirei fisiologici».
Ora i richiami. In Versilia saranno richiamate circa 200 delle 250 persone con protesi al cobalto, perché le altre cinquanta sono già state sottoposte a controlli. I richiamati dovranno fare una visita ortopedica con una valutazione dei dolori e del rumore articolari. Poi dovranno sottoporsi a un esame, la “ionemia”, che serve ad accertare la presenza di cobalto e cromo nel sangue. Verranno eseguite anche radiografie ed ecografie dell’anca. Nel caso in cui si accerti la presenza di un problema verrà eseguita anche la risonanza magnetica. Tutte le prestazioni saranno a ticket zero per il paziente. I soldi li metterà la Regione. In attesa di chiedere il risarcimento alle aziende produttrici delle protesi finite nel mirino.