AIPO Associazione Italiana Periti Odontotecnici
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https://www.ilrestodelcarlino.it/ancona/cronaca/2012/03/08/678163-impiantate_protesi_tossiche_anca_tribunale_malato.shtml

"Impiantate protesi tossiche all'anca", il tribunale del malato chiede i danni.
Gli studi sui rischi degli impianti dell'anca con cromo e cobalto, e titanio e nonchè in zirconia, realizzati fino al 2011, fanno finalmente partire le verifiche. Chi le paga?

 

Ancona, 8 marzo 2012 - QUANDO si sono operati, pensavano di aver messo la parola fine alla loro sofferenza. Ma ora si ritrovano davanti il rischio di un nuovo travaglio di esami, interventi chirurgici e riabilitazione. Sono 22 a detta dell’Asur, i soggetti a cui l’Ortopedia dell’ospedale civile di Jesi ha impiantato protesi d’anca della De Puy, (azienda del colosso americano «Johnson & Johnson»), rivelatesi difettose tanto che la stessa azienda nel 2010 ha comunicato la necessità di ritiro dal commercio. «Ma al Tribunale del Malato — riferisce il presidente, Pasquale Liguori — sono approdate alcune persone che presentavano dei disturbi e che dopo aver richiesto di accedere alle cartelle cliniche, come da noi consigliato, hanno constatato come fosse stata loro impiantata proprio una protesi De Puy, anche l’anno scorso. Per questo procederemo con i nostri legali alla richiesta di risarcimento danni.
La De Puy si è detta disponibile a coprire le spese del nuovo intervento ma noi diciamo che ciò non può bastare. Abbiamo investito della questione l’Asur — spiega Liguori — invitandola a contattare i pazienti a cui sono state installate le protesi, così come disposto dalla direzione generale dei Dispositivi Medici per sottoporli sia ad esami del sangue per la ricerca del cromo e cobalto, sia per una ecografia». E ieri l’Asur (Area vasta 2) replicava: «I pazienti interessati al riguardo sono complessivamente ventidue. Tutti gli interessati sono già stati avvertiti con lettera raccomandata e invitati a rivolgersi al reparto ospedaliero per i controlli del caso». Poi la precisazione che cozza però con la denuncia del Tribunale del Malato: «Ben prima che la società De Puy rilevasse problemi nelle proprie protesi d’anca prodotte, l’Ortopedia di Jesi già non impiantava più tale dispositivo». Ma Liguori dall’altra parte incalza: «La De Puy già ad agosto 2010 aveva inviato alle strutture sanitarie, ai medici e agli organismi istituzionali preposti di tutto il mondo, Italia compresa, una nota di richiamo nella quale evidenziava un tasso di difetto troppo alto delle protesi impiantate tra il 2003 e il 2010 comunicando quindi la necessità di ritiro delle stesse dal commercio (perché si sarebbero verificati scollamenti di componenti, sacche di liquido, spostamento e dolore, ndr). Perché allora poi non sono state ritirate e si è continuato anche negli anni successivi a impiantarle? A chi si deve imputare tale mancanza? A queste risposte cercheremo di dare un seguito di carattere legale». Infine l’invito «a tutti coloro che hanno subito un intervento di protesi d’anca a verificare se nella propria cartella clinica sia stato indicato il tipo di protesi installato e poi di contattarci per seguire l’evolversi della vicenda».

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Gli studi sui rischi degli impianti dell'anca con cromo e cobalto, e titanio e nonchè in zirconia, realizzati fino al 2011, fanno finalmente partire le verifiche. Chi le paga?

 
Intervento di chirurgia dell'anca
Intervento di chirurgia dell'anca

Inizia tutto con un click, uno scatto dell'articolazione dell'anca. Primo segnale di una protesi difettosa realizzata con materiali che possono intossicare il sangue del paziente. Il monitoraggio è cominciato in Toscana con un piano di sorveglianza sanitaria deciso dopo la pubblicazione di studi medici che dimostrano come le protesi dell'anca realizzate con cromo e cobalto e impiantate fino al 2011 comportino rischi per i pazienti. Nel dettaglio: possono intaccare l'osso a cui si appoggiano, provocandone una sorta di "carie", e sversare particelle dei due metalli nel sangue. Anche per questo, da cinque anni a questa parte, quel tipo di protesi sono state messe da parte, sostituite da quelle in metallo e ceramica. 

 Piu tremila casi

Nel frattempo, però, più di tremila persone hanno avuto l'impianto della protesti dell'anca in cobalto e cromo nella sola Toscana. Fra queste, 808 sono risultati a rischio, in particolare perché per loro è stato usato il modello Asr della De Puy. Proprio da questi ultimi si partirà per gli accertamenti clinici, una verifica che potrebbe estendersi sul fronte nazionale dopo l'allarme lanciato sulla possibilità che le protesi in cromo e cobalto possano rovinare l'osso e inquinare il sangue del paziente. 

In fila per le verifiche

Centinaia di pazienti, dunque, attendono la chiamata dell'Asl per essere visitati, fare un esame del sangue con ionemia che misura la presenza di metalli nel sangue. Più una serie di altri accertamenti, come radiografie, ecografia e risonanza magnetica. Resta da capire se gli esami necessari per questo controllo degli impianti dell'anca sarà completamente a carico delle aziende sanitarie o se i pazienti dovranno sopportarne, in tutto o in parte, il costo. 

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Protesi in metallo, ecco perché non sono più “tossiche” di un abbondante piatto di spinaci
 
I cialtroni ingannano la gente con le loro false ideologie malefiche truffaldine, buffoni cui verranno giudicati e giustiziati
 
 
 
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 Protesi in metallo, ecco perché non sono più “tossiche” di un abbondante piatto di spinaci

Era il 2005 è uno studio pubblicato su The Journal of Bone & Joint Surgery, citato da moltissimi giornali nel mondo, rilevò che soprattutto le donne erano ipersensibili ai metalli delle protesi. Solo nel 2012 però, in Italia, i media parlarono di “tossicità” delle protesi in metallo anche se una protesi di metallo alza i livelli di metalli nel sangue tanto quanto un’abbuffata di spinaci. Perché, allora, le protesi in metallo fanno ancora paura ai pazienti? L’abbiamo chiesto al dottor Pierantonio Gardelin, membro fondatore del Centro Nazionale per la cura dell’Artrosi (C.N.A) per l’articolazione dell’anca.

Facciamo un salto indietro. Lo studio parlava di “protesi tossiche”?

«Lo studio americano confermava che le donne avevano mostrato una maggior frequenza di dolore in assenza di infezione dopo intervento di protesi con parti metalliche – spiega il dottor Pierantonio Gardelin. – La causa era l’ipersensibilità a cobalto, cromo e nichel, tutti metalli presenti negli impianti, che si verificava nel 49% delle donne esaminate e nel 38% degli uomini. Tuttavia, i risultati non chiarivano se le oltre 2.600 donne dello studio erano ipersensibili ai metalli degli impianti già prima dell’intervento oppure se l’ipersensibilità fosse stata indotta dal contatto continuo con i metalli degli impianti protesici. Il risultato, però, fu l’insorgenza di una sorta di timore diffuso sulle protesi d’anca in metallo, chiamate protesi metallo-metallo, ma non su quelle di ginocchio anche se erano e sono tuttora anch’esse in metallo. Il problema dell’allergia o dell’ipersensibilità ai metalli delle protesi, avrebbe quindi dovuto riguardare anche le protesi di ginocchio che invece non furono menzionate nello studio. Sebbene per le persone sensibili a questi metalli, il problema è reale, tuttavia nella stragrande maggioranza delle persone l’innalzamento dei livelli di ioni metallo a seguito di impianto di protesi non è superiore a quello causato, per esempio, da un’abbuffata di spinaci. In realtà il problema che riguardò le protesi d’anca, non si deve ai metalli che, appunto, nel ginocchio non hanno mai causato problemi, ma a un particolare tipo di protesi il cui design si dimostrò fallimentare.»

Cosa intende per design fallimentare?

«Ogni protesi d’anca è composta da due componenti principali – continua il dottor Gardelin – una chiamata stelo, che si impianta nel femore cioè l’osso lungo della coscia, e una che si chiama cotile, che si inserisce nell’acetabolo, cioè la parte concava del bacino che accoglie la testa del femore. La protesi metallo-metallo ha una grande testa del femore, caratteristica voluta dai chirurghi perchè dà al paziente una maggiore propriocettività, cioè la sensazione di mantenere la propria anca, e maggiore stabilità che riduce di molto il rischio di lussazione. Quella particolare protesi era stata disegnata in modo tale che, a causa del contatto continuo tra le componenti di metallo della grande testa femorale della protesi e una parte dello stelo chiamata cono morse, si creava una scarica di particelle elettriche che provocava metallosi, cioè un innalzamento dei livelli di metalli nel sangue e nei tessuti intorno a quella zona di contatto.»

Esistono protesi metallo-metallo sicure?

«Sì. Da oltre 20 anni esistono protesi in metallo dal design ingegneristico, clearence e lubrificazione perfette, ovvero con caratteristiche che garantiscono una lubrificazione omogenea in grado di non creare attrito tra la testa e il cotile della protesi e, quindi, con un rischio di metallosi pari a zero.»

Si può dire quindi che le protesi metallo-metallo sono sicure?

Sì. In particolare, c’è un tipo di protesi metallo-metallo, chiamata di rivestimento che evita di tagliare la testa del femore, che alcuni di noi chirurghi hanno continuato ad usare perché studi con casistiche di oltre 20 anni non hanno mai dimostrato alcun problema di metallosi, se ben posizionate – sottolinea il dottor Gardelin. – Tuttavia è sempre importante l’indicazione precisa all’utilizzo di questo tipo di protesi. Infatti, si tratta di protesi che non sono state disegnate per le donne, come dimostrato dallo studio, perché sono le pazienti che più si sensibilizzano ai metalli, nè per gli anziani, per esempio, perché la protesi metallo-metallo richiede una buona qualità e una buona densità ossea, cioè un osso non malato di osteoporosi, condizione piuttosto frequente sia nelle donne in menopausa sia negli anziani. Invece, la protesi metallo-metallo di rivestimento ha la sua perfetta indicazione per gli sportivi che vogliono continuare ad avere prestazioni atletiche di alto livello senza il timore che la protesi si possa rompere, come può succedere alla protesi in ceramica che potrebbe non reggere bene alle grandi sollecitazioni del trauma di sport da contatto come, per esempio, calcio, pallavolo, arti marziali e corsa.»