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Articolo pubblicato sulla rivista -I.A.P.N.O.R.-novembre 2010 pag. 43-48 edizioni
FUTURA
Autore: Luigi Patricelli


ABSTRACT


Tutte le leghe usate in campo odontoiatrico, nonostante siano controllate per
purezza e tollerabilità, in seguito a lavorazioni non corrette, ma sopratutto se si
tratta di leghe "VILI" possono innescare ossidazione con produzione più o meno
marcata di ioni. Questi veicolati dalla saliva penetrano all'interno della parete
cellulare, depositandosi nei tessuti. Ciò può dare l'avvio a patologie orali o a
sintomatologie che all'inizio sono dette funzionali, ma che successivamente possono
tramutarsi in vere e proprie patologie degenerative o addirittura concorrere a deficit
o alterazioni immunitarie.


INTRODUZIONE


Negli ultimi anni sono considerevolmente aumentati i casi di intolleranze e di
allergie, dovute all’inquinamento , al contatto con sostanze “tossiche”e
all’ingestione di alimenti allergizzanti. Sostanze contenute nell’aria che respiriamo (
fumi di scarico industriali con polveri inferiori a PM10), negli alimenti (uso smodato e
senza controllo di pesticidi e coltivazioni su terreni contaminati), nell’acqua
(contaminazione delle falde acquifere ) e tanti materiali utilizzati nei diversi settori
professionali (materiali di uso edilizio ottenuti con il riutilizzo degli scarichi di
inceneritori e termovalorizzatori) con i quali nostro mal grado veniamo in contatto
continuamente. Quindi molto spesso ci si rivolge al medico con svariate patologie, e
si affrontano cicli terapeutici che non sempre danno risultati positivi. Siamo avvolti
da una nuvola invisibile che crea nel tempo danni al nostro organismo. Purtroppo
anche nel settore medico, e soprattutto nel campo protesico, dove si sono avuti
notevoli progressi nella progettazione e nella costruzione di protesi atte a
ripristinare anche in maniera ottimale funzioni di parti del corpo che per motivi
patologici o traumatici risultano impossibilitati ad assolvere naturalmente il proprio
compito, vengono usati materiali non sempre totalmente biocompatibili. Nel settore
odontoiatrico che ci interessa particolarmente, per la costruzione di protesi dentarie
vengono prevalentemente usati materiali come: resine, leghe metalliche e
ceramiche. Sono proprio le leghe metalliche ad uso odontoiatrico ad essere al centro
della nostra riflessione. Esse sono messe a punto da aziende specializzate ,
concepite per non nuocere all’organismo, ma nonostante queste siano di ottima
qualità, non sempre ciò corrisponde al vero, anche perchè le leghe che vengono
fornite dalle aziende necessarie a produrre dispositivi protesici su misura vengono
sottoposte a processi di trasformazione che ne modificano le caratteristiche. Quasi
tutte le leghe di uso odontoiatrico hanno come costituente principale l’oro a cui
vengono aggiunti altri elementi metallici come il palladio, l’indio, l’iridio, il gallio,
l’argento, il rame, lo zinco ecc . Tali leghe vengono sottoposte a processi di
lavorazione tra cui la fusione. Durante questo passaggio di stato i metalli costituenti
la lega producono sia in profondità che in superficie ossidi che a contatto con i
tessuti molli e la saliva liberano ioni metallici che possono essere tossici sia a livello
locale che sistemico.
– La tossicità locale può manifestarsi con: alterazioni del gusto, tatuaggi gengivali,
stomatiti, afte, sanguinamento gengivale, parodontiti croniche, eccessiva
produzione di placca dovuta a 41 tipi di batteri “alcuni dei quali responsabili
di malattie cardiache e trovati talvolta anche in sede di infarto miocardico”.
– La tossicità sistemica può manifestarsi con allergie , disturbi gastrointestinali,
neurologici, oftalmici, riniti, faringiti, acufeni ecc.
Ma in realtà cos’è che rende queste leghe instabili?
Rispolveriamo qualche libro di metallurgia.
All’interno di un cristallo di un elemento metallico vi sono un certo numero
di ioni a carica positiva, disposti secondo un regolare reticolo e circondati da
un certo numero di elettroni a carica negativa liberi di muoversi in tutto il
reticolo cristallino. Quando lavoriamo queste leghe ma soprattutto quando le
sottoponiamo al passaggio di stato solido-liquido-solido che ci permette di ottenere
in metallo ciò che si è realizzato in cera, somministriamo temperatura sufficiente
ad arrivare al punto di fusione. In fase di riscaldamento gli atomi subiscono una
eccitazione conseguenza dell’alterazione del reticolo cristallino rilasciando elettroni
liberi, quindi la lega subisce una agitazione magnetica e presenta un potenziale
elettrochimico elevato che la rende instabile, favorendo la formazione di ossidi.
Con il successivo raffreddamento questa instabilità si conserva, si formano radicali
liberi e nel tempo la lega continuerà ad ossidarsi. Gli ossidi reagiscono con il
potenziale elettrico che il nostro organismo naturalmente possiede e possono dare
origine a fenomeni di intolleranze che si manifestano con le patologie elencate
sopra. Secondo alcune recenti ricerche universitarie,effettuate mediante la
misurazione del potenziale elettrochimico che si genera tra metallo e tessuto
parodontale , è stato dimostrato che il flusso di ioni genera una differenza di
potenziale che oscilla tra i 20 e i 360 microampere. Se consideriamo che anche 6
microampere sono da ritenersi patologici, Il nocciolo della questione è : è possibile
far sì che la lega rimanga stabile nel tempo in modo da non causare danni?

Consultare il documento completo:

E'POSSIBILE REALIZZARE PROTESI CHE TUTELINO LA SALUTE DEL PAZIENTE? Articolo pubblicato sulla rivista -I.A.P.N.O.R.-novembre 2010

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TRATTO DA RIV. di OD. AM. Di Brugg 2/98

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Biocorrosione

Insuccessi protesici causati da ioni metallici

J.Wirz*

S.Siervo*

F.Schmidli**

*Istituto per la Scienza dei Materiali Dentali, Tecnologia e

Propedeutica Centro di Medicina Odontoiatrica. Università

degli Studi di Basilea, Dir. Prof. Dr. J.Wirz

**Odontotecnico responsabile del laboratorio scientifico

Introduzione

Recentemente abbiamo pubblicato

lavori svolti dal nostro gruppo presso il Centro di Medicina Odontotecnica dell'Università di Basilea, che hanno dimostrato che la maggior parte delle leghe impiegate nelle riabilitazioni protesiche orali possono andare incontro alla corrosione a fessura. questa corrosione, che si innesca sul cosiddetto elemento locale e che perciò non ha bisogno di nessun fenomeno di bimetallismo in senso stretto, può portare a gravi implicazioni cliniche con risvolti che interessano tutti gli operatori del campo (5.6.7). Da queste osservazioni sono state redatte dalla nostra Università delle indicazioni molto restrittive circa l'impiego delle leghe nelle riabilitazione orali oppure della loro lavorazione, che si sono dimostrato impegnative da seguire, ma estremamente

incoraggianti per l'affidabilità clinica.

Oggi sappiamo in maniera certa che i metalli che escono dalla lega in forma ionizzata sono in grado di diffondere nei tessuti duri e molli dell'organismo umano. Tale diffusione e la compenetrazione dei tessuti è un fenomeno complesso influenzato da diversi fattori, come per es. il pH. la temperatura, ecc. Le razioni tossiche locali che vengono scatenate da questi ioni si manifestano clinicamente in forma diversa, come per es. con algie, tumefazioni, flogosi e necrosi (3).

Per poter porre diagnosi corretta di queste patologie e per poterne identificare la valenza relativa, è inderogabile essere a conoscenza del carico fisiologico normale a cui sono sottoposti i vari tessuti dell'organismo. Mentre i valori del carico dei metalli nel tessuto muscolare è noto da molti anni grazie agli studi effettuati da Merian già nel 1984 (1), i valori soglia fisiologici dei tessuti di pertinenza odontoiatrica sono stati deter-

minati solo molto recentemente (4).

L'iconografia presentata nelle figure 1 e 2 ci mostra il contenuto in metallo della gengiva sana umana, sia da in punto quantitativo sia qualitativo. Questi dati si riferiscono ad un campione di 20 soggetti adulti con assenza di carie e senza ricostruzioni protesiche in metallo. I valori registrati sono stati convertiti in concentrazioni molari dei rispettivi metalli rapportati al peso umido del tessuto in esame, secondo quanto già descritto da Steinemann (2). Lo zinco è il metallo meglio rappresentato in tutti i campioni di

tessuto analizzati raggiungendo valori nella fascia millimolare. In modo differente il rame e il nichel si trovano circa nella metà dei soggetti analizzati e i loro valori sono definitivamente minori, muovendosi nella fascia micromolare. In sette casi è stato possibile osservare la presenza di cadmio e di argento nella fascia nanomolare, mentre lo stagno si è trovato in due soli campioni. L'oro in forma libera è stato riscontrato in un unico caso, che a tutti gli effetti viene considerato come eccezione. Il palladio, l'indio e il

gallio non sono assolutamente rilevabili con il

metodo sofisticato impiegato per queste valutazioni, la spettrometria di assorbimento atomico (AAS Atomic Absorbance Spectory).

 

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FAQ

Mentre la chimica è la scienza infinita che studia i fenomeni della materia, le loro trasformazioni permanenti, la biochimica, scienza dei fenomeni biologici, ne studia il rapporto e la loro convivenza.

Certo è che, fin dal lontano passato a oggi la ricerca ha sempre stimolato chi studia e sviluppa il nuovo, purtroppo però gli interessi di alcuni hanno sempre ostacolato e nascosto quei fenomeni negativi riguardo materiali o sostanze che non rispettano la biocompatibilità.

In questa pagina sono pubblicate relazioni a fronte di ricerche internazionali rivolte a situazioni e patologie dipendenti dall'uso di materiali come in questo caso i metalli o meglio dire le leghe metalliche per la realizzazione di: Dispositivi Medici - Chirurgici e tutti gli oggetti a noi cari come gioielleria ecc.

Il lungo elenco bibliografico mette in evidenza l'importanza del grave problema sentito a livello internazionale in particolar modo nel settore professionale.